Bambini abbandonati, handicappati, salvati da Madre Teresa.

INDIA

Controllo delle nascite: unica soluzione, sì, ma come?

Pomeriggio libero, ad Agra.

Siamo turisti, all’alba abbiamo visitato il Taj Mahal!

 Taj Mahal

Taj Mahal

Chiedo, tra le persone del gruppo: “che si fa oggi?” pensando che mi sarebbe piaciuto vedere un po’ in giro con calma, ammesso che questa parola possa essere usata per una città di oltre un milione e 250 mila abitanti.

Una parte pensa di dirigersi verso il continuo, e a volte compulsivo, shopping.

La mia compagna di stanza mi dice: “vieni a visitare l’orfanotrofio di Madre Teresa?”.

Immediata, automatica, la mia risposta: “neanche per sogno!!!”.

E rimugino, tra me e me, ma anche con lei. Che senso avrebbe andare a vedere come so benissimo che stanno queste creature? Nella miseria che hanno evitato grazie all’abbandono (!) c’è la miseria di miseri mezzi e ancora meno personale. C’è sì un pasto sicuro, più o meno, ma continua a mancare l’amore, la dignità che servono perchè un essere umano cresca… ecc. ecc. ecc. insomma, sono quasi lì ad incartarmi con pensieri, convinzioni, etica e macigni vari, quando lei mi dice: “io ci vado per vedere le reali condizioni in cui viene svolto il lavoro delle missionarie. Ho esperienza in un certo senso, e voglio rendermi conto…”.

Sì, è vero! Anch’io voglio rendermi conto. Può darsi che le mie ragioni per non andare fossero per lo più perchè temevo di soffrire, vedendo ciò che sapevo che avrei visto.

Ma, realisticamente, vedere anzi, incontrare, è un’altra cosa. Così vado. Andiamo!

Io, lei, altri tre uomini con prole (due hanno figli dai 6 ai 10 anni di età).

La voglia di conoscere, la paura di starci male. Un’elementare conoscenza della lingua inglese. E un paio di buste con un po’ di soldi da offrire all’istituto.

Prendiamo due taxi (gli apecar tipici) e con l’appunto che ci ha scritto la nostra guida, ci facciamo portare sul posto.

L'ingresso dell'Istituto.

L

Suor Maria Hazel ci riceve, pur senza sapere del nostro arrivo, sorridente (un sorriso quieto, ma non sereno; e come potrebbe…).

Le spieghiamo che siamo in rappresentanza del gruppo, della cooperativa che ha promosso il viaggio studio.

Che vorremmo vedere la struttura, che vorremmo lasciare un presente… Siamo un po’ imbarazzati, lei pare non farci caso. “Certo”, ci dice, “seguitemi”.

Il “fotografo” della nostra piccola delegazione è l’unico a costruire frasi di senso compiuto in lingua inglese, e così comincio ad assillarlo di domande sull’orfanotrofio.

Ha 200 posti letto, che sono divisi tra una decina di bambini piccolissimi (dai 5 mesi ai due anni), una decina di bambini in età scolare (lasciati lì da genitori che, per lo più, non sanno come fare a farli mangiare e che vengono a trovarli una volta a settimana).

La struttura accoglie bimbi, ragazzi, adulti e vecchi. Indigenti, moltissimi con handicap fisici, psichici. Problemi di autismo, di epilessia…

Gli ospiti sono seguiti dal servizio medico, una volta a settimana, e sono somministrati medicinali e psicofarmaci gratuitamente.

Le persone della casa di Madre Teresa rimangono presso la struttura anche tutta la vita! Almeno, restano fino a che non riescono a fare famiglia per conto loro.

Molti, una volta riusciti a farsi una vita fuori, tornano ad aiutare. Come è stato per la donna che abbiamo visto seguire i bimbi scolarizzati, che escono dalla casa per frequentare la scuola, e che al pomeriggio vengono aiutati per i compiti da fare.

Suor Maria non ha voluto che fossero fotografati i dormitori; meglio così! Stanze stipate di letti, 24 posti in grandi camerate, per gli adulti. Lettini forse un po’ troppo piccoli per i bimbi più grandi…

Ma lì possono nutrirsi, possono socializzare, possono studiare. Possono partecipare alle attività quotidiane della gestione della casa:  come in una comunità, chi è in grado aiuta nella pulizia, nella preparazione dei pasti, nella cura dell’orto alzandosi anche alle 5 e 30 del mattino.

Ma i piccini, i bimbi di pochi mesi, pochi anni… Per quanto le volontarie, oltre alle 5 suore che abbiamo individuato, possano darsi da fare non sono in numero sufficiente per stringerli tutti al cuore, per accarezzarli tutti, per farli sentire amati, umani…

Il biberon, alla bambina di 5 mesi che si è strusciata come un gattino contro la mia mano, affamata di latte e di calore umano, è stato messo in equilibrio su alcuni cuscini… Lo so, lo so, lo sapevo prima di andare.

Quella bambina ha più opportunità di quando non era ospitata lì. Quella bambina lì può mangiare. Quella bambina forse avrebbe avuto poco amore anche restando con chi l’ha generata.

E così comincio a reagire. Guardo i miei compagni di delegazione, capisco che anche nelle loro menti i pensieri si susseguono veloci e penosi.

Io reagisco così: mi arrabbio! Sì, mi arrabbio perchè NON posso accettare che esseri umani continuino a riprodursi solo per l’incontro tra uno spermatozoo e un ovulo maturo.

Questo è ciò che accade in natura. Questo è ciò che genera mucche, capre, pesci, conigli, cani (gatti pochi, in India). Questo è biologia, non è umanità!

Così, con questo stato d’animo, continuo il giro con i miei compagni, con la suora, e incrocio lo sguardo con persone che vivono “oltre”; i sorrisi ebeti o il corpo ranicchiato, le mani giunte in un tenero “namastè”. Visitiamo anche la cucina, che curano i volontari e gli ospiti abili a farlo e dove scaldano i cibi che quotidianamente vengono loro recapitati da alcuni hotel della zona.

La casa di Agra è finanziata dalla casa madre di Calcutta, dove capiamo vengono raccolti tutti i fondi e tutte le donazioni. Suor Maria ci racconta che sono 280 i centri come questo, in India. Mentre nel mondo, aggiunge un’altra sorella, ce ne sono 600.

Dopo la consegna delle nostre buste, e la foto a testimonianza dell’incontro, ritorniamo sui nostri passi.

Di turisti, occidentali, emozionati e con un noioso senso di impotenza, misto a colpa o non so che, che ribolle dentro.

Abbiamo chiesto se sia possibile inviare materiale di sostegno e aiuto per loro.

Sì, sono molto graditi VESTITI – GIOCHI – MEDICINALI (immaginiamo si tratti di analgesici, antipiretici, antibiotici a largo spettro…).

SI POSSO INVIARE PER POSTA ORDINARIA A

  • Sr. M. Hazel M.C.
  • Missionaries of charity
  • 8, ajmer road,
  • Pratappura,
  • Agra – 282001
  • U.P.
  • tel. 0562 – 22 69 722

Dal 2005 il Kerala ha istituito la Giornata per gli orfani in onore di Madre Teresa, questo tanto per avere un’idea delle dimensioni del fenomeno! Anche perchè tanti degli orfani ospitati dalle strutture indiane NON conoscono la propria data di nascita, non hanno MAI festeggiato il proprio compleanno e così, finalmente, potranno fare festa in questo giorno: 26 agosto (giorno di nascita di Madre Teresa, nel 1910). [per saperne di più…]

NB ringrazio di cuore Angelo C. per la concessione delle foto.

Informazioni su Realistica

Nata a metà degli anni '60, studia sempre e ogni tanto frequenta ancora l'Università. Mai cambiata, sempre evoluta. Difficile trovarla in errore, impossibile che menta. Coerenza e onestà le sue manette. Lealtà il suo limite. Amore la sua fede.
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10 risposte a Bambini abbandonati, handicappati, salvati da Madre Teresa.

  1. MARY ha detto:

    POVERI BAMBINI MA LE MAMME HANNO IL CORAGGIO DI ABBANDONARLI IO LI VOGLIO UN MONDO DI BENE BIMBI BACIONIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

  2. realistica ha detto:

    Le mamme hanno spesso meno di 15 anni e nn sanno neppure come siano rimaste incinta.
    Grazie a uomini che eiaculano come mettersi le dita nel naso.
    Grazie a una società che non insegna alle donne l’immenso potere che hanno, incluso quello di dire NO ad essere fecondate come vacche, e dire SI al rapporto sessuale consapevole e appagante.
    NON SOLO IN INDIA, haimè!
    😦

  3. monika ha detto:

    è possibile sapere il nome dell’orfanotrofio di madre teresa di calcutta?…grazie..

  4. Realistica ha detto:

    Certo!
    Quello di cui racconto e che ho visitato é nell’indirizzo scritto qua sopra in rosso: Missionaries of charity di Pratappura, Agra (India)

    Ma in India sono moltissimi i centri che Madre Teresa ha fondato.

  5. Pingback: Realismo non è avverso ai personaggi monopolizzati dalla religione. « REALISTICA Weblog

  6. patrizia ha detto:

    sia se accettano volontari ?

  7. serena ha detto:

    se vorrei adottare 1 o 2 bambini piccoli si puo’perche se sarebbe possibile con tutto il cuore li prenderei con me per favore se e possibile contattatemi.

  8. chiara ha detto:

    buona sera,
    ho tredici anni e una grande passione per l’India. Sono rimasta molto colpita dal Suo articolo su questa casa d’accoglienza di Agra, sulla quale ho scritto un testo per la scuola.
    Vorrei sapere se c’è modo di contattare le missionarie e di fare delle donazioni non per posta ordinaria.
    grazie
    Chiara

  9. emanuela maria ha detto:

    io sono emanuela ho 20 anni nel 1992 ero in orfanotrofio delle suore di maria teresa di calcutta…voglio ritornarci per cercare mia madre naturale…come posso fare…aspetto una risposta…emanuelamaria92@hotmail.it…per favore aiutatemi ad arribbracciare la mia mamma …voglio trovarla non mi do pace fino a che non la trovo…grazie….

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