Clima impazzito ‘sto…

Non siamo informati/abituati/educati a considerare le condizioni tecniche e idrogeologiche dei luoghi in cui viviamo, nonostante Leggi e stampa specializzata impongano e raccontino, da anni, cosa deve e cosa non deve essere fatto. È più semplice, sentirsi al sicuro. È necessario, è un bisogno primario.

Non siamo informati/abituati/educati a valutare le condizioni energetiche dei nostri immobili, nonostante Leggi e stampa specializzata impongano e raccontino, da anni, ciò che deve e non deve essere fatto.    È per noi, popolino, più un problema di risparmiare i soldi di una certificazione energetica, che risparmiare energia e denaro e inquinamento.

Non siamo informati/abituati/educati ai cambiamenti climatici. Nonostante, da anni, chi studia proprio questi fenomeni, metta in guardia dalle conseguenze che ne derivano. È, per noi popolino, più accessibile lamentarci del fatto che “piove, Governo ladro!” quando piove dalla nostra nuvola “di Fantozzi”.

Non siamo informati/abituati/educati alle conseguenze della combustione di idrocarburi, perché è più comodo ed entusiasmante acquistare un’auto diesel a prezzo “più basso” di quella a benzina, accendere la caldaia a gas che ci siamo trovati lì, senza averlo deciso.

Non siamo informati/abituati/educati alle conseguenze dell’inquinamento perfino sulla nostra salute. Non abbiamo tempo, per comprare a km zero, per leggere le etichette, per pulire l’insalata, per accorgerci di quel che respiriamo, beviamo…

 

Peccato.

Peccato perché quello spirito di adattamento che ha permesso alla nostra specie di prevalere, nei millenni di evoluzione, sarà di fatto la causa della nostra estinzione.

Perché non è l’adattamento, ma la ribellione, l’attitudine che ci potrebbe salvare.

 

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Luce, Gas, Casa, Bollette, quanta ignoranza. Energia, Potere, Informazione.

Stufa, sì! Ma elettrica, ovviamente! 😉

Stufa, per oggi, di informare e formare una platea di inconsapevoli e succubi di spot tv e raggiri audiovisivi, mi va di scrivere cose brutte per quei consumatori che, pur accortisi di spendere cifre spaventose per luce e gas, non vanno oltre la monotona lamentela.
Già trovo sciocco (eufemistica! 🙂 ) lamentarsi, considerandolo un atteggiamento sterile e puerile.
Ma la trasformazioni di un barlume di attenzione in litania, mantra noioso e inutile, appunto, mi è proprio insopportabile.
Dunque: è sciocco ripetere a pappagallo (che, poi, ma chi state ad ascoltare?)

“Ah! In bolletta sono tutte tasse! Per l’energia (o per il gas) spendo solo … un tot.!!!”

Infatti, santo cielo, perché non vi sovviene di pensare a COME viene prodotta l’energia elettrica, come arrivano in casa vostra l’elettricità, il gas?
Non volete pagare chi permette all’elettrone di scorrere? Chi pratica la manutenzione ai pali dell’alta e della media tensione? Volete andare a scrocco con il dispacciamento, pur avendo la certezza di poter usare energia elettrica a vostra piacimento (e secondo l’assorbimento consentito dalla potenza del contatore che avete installato) con un semplice click?

Ecco la domanda che ho da offrire al web: CHI/COSA E’ IL VOSTRO REFERENTE per le informazioni su una delle più grosse spese fisse della vostra famiglia?

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Donne, irrazionalità, conoscenza estrema.

Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai.

Virginia Woolf

“Citazione fin troppo sfruttata!”

mi dici.

“Dipende!”

ti rispondo.

Dipende da quante volte sarà necessario proporla, riproporla, ripeterla, scolpirla su marmo e disegnarla sui muri prima che tu, fratello amato, te lo faccia entrare in testa. 

Prima che tu, adorata sorella, ne divenga pienamente consapevole.

@realistica

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Vincere contro le telefonate truffa per luce, gas, servizi vari

call-centerDRIN! DRIN! DRIN!
io: “Pronto?”
Da di là (maschio, accento extra europeo): “Signora Silvia?” io: “CHI E’??”
Il tipo: “buongiorno, Sono Domenico, chiamiamo per la sua fornitura di luce. Ci risulta che lei ha ancora la tariffazione a fasce!!”
io (intanto mi sono usciti i canini, il ghigno che mi si sta dipingendo sul volto è, fortunatamente, celato al mondo e a me stessa, visto che non sto rispondendo davanti allo specchio):pic-1.jpg
E cosa c’entrate VOI con la MIA bolletta elettrica?!
Il tipo: “Noi chiamiamo…” io, lo interrompo, aumento tono (ma non volume, è brutto quando faccio così) e dico: “Ma lei lo sa che sta attuando una TRUFFA?! Ne è consapevole di ciò che sta facendo?!”.
Il tipo, evidentemente addestrato alle resistenze che, spero davvero, la gente cominci a mettere in atto, prova ad alzare il tono anche lui: “Come, truffa? No, guardi…” (pare faccia l’offeso) e, allora, azzanno:
“Ma lei lo sa, chi sono io?? Lei lo sa a chi ha telefonato??”
Forse ho ottenuto il risultato perché, un pelino sottotono, mi chiede:
No, lei chi è?”.
Io concludo il divertissement dicendo:
“Vede, Domenico, è così che si chiama, vero? Bene, Domenico, io sono (lì per lì non mi è venuto in mente niente di meglio, mi piace improvvisare quando c’è da sfottere i cattivi) IO SONO UN’ISPETTORE DEL GESTORE DI SERVIZI ELETTRICI NAZIONALE   e, prego, vada pure avanti, Domenico, perché le comunico CHE QUESTA TELEFONATA E’ REGISTRATA!”
“click!”
Ecco, sappiatelo che dall’altra parte del telefono, se non c’è una persona che conoscete e che vi parla di cose che vi interessano davvero, smascherare l’interlocutore che millanta la conoscenza di cose vostre, riservate, economicamente sensibili come, per esempio, le vostre forniture di luce, di gas, di telefonia ecc. NON è peccato, anzi!!!
Protegge il vostro tempo e i vostri risparmi!
E se non sapete che pesci pigliare, RIAGGANCIATE, CHIUDETE LA TELEFONATA, MINACCIATE DI DENUNCIARLO ALL’AUTHORITY.
PERCHE’ NESSUNO PUO’ AVERE I VOSTRI DATI, SPECIALMENTE SE LEGATI ALLE VOSTRE FORNITURE E AI VOSTRI CONTRATTI.
Ovvero, NESSUNO DEVE. L’Authority interviene continuamente per sanzionare ENEL, ENI, HERA e compagnia cantante per PRATICHE ABUSIVE.
Non ci credete? Non l’hanno detto alla TV?
Leggete qui (è solo “un assaggio”)
Reagite! Non fidatevi di chi NON CONOSCETE. Purtroppo, siamo un Paese … così.
[il mio è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare! 😉 ]
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Doppi sensi

Foto(128)
Sai, quel modo di dire, quando hai a che fare con qualcuno che sta facendo qualcosa con estrema maestria e competenza; ma anche con spettacolare esibizionismo?

“Sei di un’altra!!!”

che starebbe a significare: di un’altra categoria.
Ecco, stavamo facendo l’Amore. E mi scappò di dirglielo.
“Sei di un’altra!!!”

Ma lui si fermò, i suoi occhi nei miei, dritti dentro l’anima, e rispose col suo sorriso amabile e amato:

“No!!! Sono tuo!”

Una delle più belle frasi d’amore che mi sia mai stata regalata. La più bella, forse.

Lo amavo. Da sempre.
Gli avrei dato un figlio, se lo avesse voluto.
Ma lui non voleva nulla da me.

Fu l’ultima volta che lo vidi, e che lo sentii.

Lo lasciai, e basta.
Bisogna saper concludere lo spettacolo quando la tensione e l’attenzione sono al proprio culmine. Quando più di così non potrebbero salire.

Mi parve quello il momento più adatto.

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oggi più realista del re con le bollette della luce

Nessuna storia, nessun sogno e nessuna metafora, oggi!

Carta e penna alla mano, calcolatrice e (maledetta) bolletta della luce. Facciamo due conti. Perché devo dimostrare a tutti che Smart Luce & Gas E’ MOLTO MEGLIO. Il video tutorial che segue fornisce alcune indicazioni, ma qui ora facciamo tutto passo dopo passo.

Tralasciamo di snocciolare quali e quanti siano i SOGGETTI che intervengono nei passaggi che portano, il povero elettrone 🙂 , da dove nasce a dentro i fili elettrici di casa nostra, del nostro ufficio, studio, laboratorio, azienda ecc. Tanti (troppi) MA la cosa è ininfluente, ai fini del PREZZO che paghiamo in bolletta.

Tralasciamo pure di considerare quali e quante tasse, accise, balzelli ecc. prendano denaro dalla nostra bolletta, perché anche questi sono STABILITI DALLA LEGGE, dunque devono necessariamente essere applicati da CIASCUN GESTORE.

E ALLORA???! (direte voi, che avete letto sin qui) 🙂
Quanti sono, allora, gli elementi che possono incidere sulla nostra bolletta? (risponderò io, preparata alla vostra domanda, visto che l’ho fatta anch’io e con un bel po’ di risentimento, visto che le bollette ormai erano diventate peggio del mutuo…)

Prima ancora del prezzo che paghiamo per l’energia che consumiamo (e che è sempre più annidato in luoghi poco probabili di bollette molto glam, artistiche persino, ma chiare per nulla) per molti c’è LA CHIAREZZA, poi LA LETTURA (dalla quale dipende il pagamento dei consumi EFFETTIVI), poi LA PERIODICITA’, poi I TEMUTI E TEMIBILI CALL CENTER.

Ma partiamo dal prezzo.
Il prezzo che i CLIENTI GROSSISTI

(che vengono dopo produzione, trasmissione, distribuzione e che acquistano e vendono energia elettrica, senza esercitare alcuna altra delle precedenti attività, ALL’UTENTE FINALE cioè noi … lo so, che ENEL si sia potuta chiamare ENEL ENERGIA lasciando intendere che gli omini che passano come testimoni di Geova siano di ENEL ma invece no è stato un colpo basso)

è stabilito dal borsino elettrico, mese per mese (in verità varia, il prezzo, in continuazione ma le tabelle emesse dall’ente, il GME, sono della media mensile) e si chiama PUN prezzo unico nazionale. E’ in sostanza il costo all’ingrosso, ciò che i grossisti (ENEL ENERGIA, SURGENIA, ENI ecc.) pagano per poi rivendercelo.

E’ possibile conoscere il PUN a noi comuni mortali? Certo! Sul sito del GME si trovano, in questa pagina dove ocorre spuntare in fondo i due “accetto” per poterli visionare.

Sono espressi in € / MWh quindi, per trasformarli in €/kWh occorrerà dividere per 1.000 i numeri, perché 1 MWh corrisponde a 1.000 kWh

Esempio pratico:
GENNAIO 2016, F1: ore di punta (peak) è costata 56,38€/MWh quindi 0,05638 €/KWh cioè 5,638 CENTESIMI a kWh.
MAGGIO 2016, il prezzo medio di acquisto per fasce orarie è stato
F1: ore di punta (peak) (242 ore) 36,04 €/MWh
F2: ore intermedie (mid-level) (174 ore) 38,95 €/MWh
F3: ore fuori punta (off-peak) (328 ore) 31,64 €/MWh

Quindi sì, F1 3,604 cent. F2 3,895 cent. e F3 3,164 cent. Tralasciando pure il fatto evidente che le fasce, un tempo molto differenti tra loro, tanto da rendere paranoici i più accorti che facevano partire tassativamente lavatrici e lastoviglie di notte, mentre oggi tra la tariffa di punta e quella notturna non ci sono praticamente differenze, ORA SAPETE PERCHE’ è così difficile leggere, sulla bolletta della luce, il prezzo che ci hanno fatto per il famoso e indispensabile elettrone.

ORA, siccome mi son stancata pure io con questi conti, potete andare vanti da soli che è facile: BOLLETTA alla mano CERCATE una voce che assomigli a “prezzo/costo componente energia”, CERCATE il totale dei kWh che vi sono stati fatturati (semmai sommate i consumi nelle varie fasce) e DIVIDETE COSTO per kWh fatturati. Questo è quello che avete pagato per l’elettricità.

Tutto ‘sto scrivere (poco affascinante, tra l’altro) per affermare soltanto che SMART Luce e Gas, alla quale sono passata da oltre un anno, compagnia low cost di esperienza e solidità, offre 1) bolletta chiara 2) addebito reale mensile 3) energia 100% da rinnovabili 4) AL PREZZO ALL’INGROSSO (il PUN di cui sopra) 5) consulente personale (altro che call center e 6) restituisce il 100% di ciò che avete speso in bolletta per andare in vacanza. La prova? Per questione di privacy non vi pubblico il preventivo, ma vi dico solo che in settembre, 3 bilocali (12 persone) in residence in Costa Smeralda lo pagheremo (pulizie, biancheria, tessera club ecc.) SOLO 73€ a testa per una settimana. Perché? Perché il costo dell’alloggio E’ GRATIS grazie a SMART.

Vi interessa? Volete saperne di più? Scrivete a consulentePEF@gmail.com e sarete accontentati. Tutto qui. Chiamiamolo passaparola 🙂

 

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Una mutanda sporca mi portò via

Se LUI mette in frigo un pacchetto di rifiuti da buttare: “Eh! Vabbè, è un uomo…!”
Se IO metto in frigo la caffettiera: “Oh! Ma sei esaurita? Ma stai attenta quando fai le cose?!”

Sì, certo: a un uomo è più facile metterglielo in … quel posto che in testa, ok.
Millenni di pazienza (anche fisica) ci hanno addestrate a figere una sottomissione che, di fatto, ci ha sempre dato il primato del ricatto. Però, non vi sembra un peccato che degli esseri umani non usino le proprie facoltà mentali con un po’ più di attenzione, di presenza?

Che, poi, quelli che vivono da soli e (pochi, in realtà) si occupano davvero di tutta la propria quotidianità, dunque si comprano il cibo, si cucinano i pasti, lavano i piatti, si lavano e si stirano i panni, li vedi che hanno quest’aria superba, come per dire: “Ah!!! Visto, donne? Io non ho bisogno di voi!!!”.
E capita che te, di rimando, li guardi pensando: “Era ora, bello! Pensa che a me tocca fare tutto quello, non solo per me, ma anche per altre 2, 3, 4 ecc. persone!”

Comunque, un mesetto fa, stavo sistemando casa prima di andare in negozio (un piccolo spaccio, una di quelle ormai rare licenze rimaste, che permettono di vendere di tutto: dal pane agli assorbenti, per dire) e avevo appena finito di sparecchiare, lavare tazze, cucchiai e cucchiaini, piatti e piattini, mettere in frigo ciò che doveva andare e in dispensa il resto.

Quel giorno, una mutanda sporca mi “portò via”.

Girando attorno al divano, per raccattare i calzetti sporchi, che sapevo avrei trovato buttati qua e là nei pressi, mentre mi stavo chinando per cominciare a raccoglierli (tre figli maschi e un marito fanno, oltre a tutto il resto, 2 piedi x 4 persone = 8 calzetti umidicci e puzzolenti OGNI SANTO GIORNO, quando si rammentano di cambiarseli, ogni giorno) lo sguardo mi cadde su di un’altra forma
di indumento abbandonata a terra. Lì! Nel bel mezzo del soggiorno. Dove si entra, quando si arriva a casa. Dove, seppur raramente (e pensandoci mi par di capire il perché, di questo raramente), entrano Continua a leggere

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Metafore…

Metafora-capelli-anni-50

metafore…

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Del maiale non si butta via niente

Una moglie, molto presa dal tenere “al guinzaglio” il proprio consorte, un giorno e dopo aver pedinato con pervicacia il marito, decide di far avere alla “tipa” che è certa lo frequenti, la seguente lettera:

Cara “signora” che va a letto con xxxxxx xxxxxxx,

le volevo far sapere che, per MIO MARITO, lei non conta nulla e che lui vive con me e sempre qui vivrà. Dorme ogni notte al mio fianco, e sempre così sarà!
Lei non è certo la prima “distrazione” che mio marito si prende.
L’ho sempre saputo, ogni volta, e in un paio di occasioni sono anche andata a riprenderlo di persona.

Ma sappia che noi, in 20 anni di vita insieme, abbiamo costruito una famiglia, e il suo posto è con me. Quindi non si faccia illusioni!

Lei non è altro che una ininfluente parentesi, che lui si concede perché io gliela concedo.
Lei non lo avrà mai al suo fianco al pranzo di Natale, o al proprio capezzale.
Lei passerà, come sono passate le altre “intrattenitrici”.

Lo so, mio marito è un po’ infantile, da questo punto di vista. Ma ha altri pregi, per i quali io sono e sarò sempre la sua unica donna.
Se ne faccia una ragione.

Distinti saluti,

XXXX XXXXXX

Dopo qualche giorno dall’aver infilato la missiva sotto al tergicristallo dell’auto della “rivale”, ecco la risposta che ha ricevuto (consegnata da un fattorino, a casa, assieme a un mazzo di gerbere blu).

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Parmenide

 

 

 

 

 

« … Orbene io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso, quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare: l’una che “è” e che non è possibile che non sia, e questo è il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità);
l’altra che “non è” e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile: infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile), né potresti esprimerlo.
… Infatti lo stesso è pensare ed essere. »

Non è il tuo corpo.
AMO il tuo corpo, più di ogni altro.
Carne della mia carne,
unica vibrazione e unico suono.
Ma non è il tuo corpo,
lontano dalle mie mani,
a creare l’infinito vuoto.

Non è il tuo sorriso.
AMO il tuo sorriso, più di ogni altro.
Ingenuo e splendente,
di uomo pigro e distratto.
Ma non è il tuo sorriso,
lontano dalla mia vista,
ad adombrare, ogni tanto,
la mia felicità.

Non è la tua mente.
AMO la tua incoerenza egocentrica,
capace di non prendere cose
sul serio, mai! Come me.
Ma non è la tua mente
che rimpiango, tra ventre e petto.
Tra gola e cuore.

Non è la tua voce.
Fremo, ricordandola in ogni sfumatura.
Che mi sussurra e che geme
e che bisbiglia
e che sproloquia
intorpidita da noi.
Ma non è la tua voce
a mancarmi, rendendomi sorda.

Non è niente.
E’ tutto.
Non morirai mai.

 

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Le donne non rispettano le regole.

uominialbarIl mercoledì al bar, il venerdì si esce con gli amici quindi IL GIOVEDI’ si tromba.
Perché é meglio che il sabato e la domenica siano liberi: c’è d’andare allo stadio o in trasferta.

Era così semplice! Quale carenza affliggeva la mia donna da farle, ogni due/tre settimane, perdere la testa e urlare e piangere se le spiegavo che di mercoledì io andavo al bar, a guardare qualche partita, qualche trasmissione, con quei quattro amici del bar, appunto?

Ogni due settimane, forse tre. Quindi non era colpa del ciclo.
Era come un demone che la possedeva, rendendola irragionevole.
La spingeva a voler scavalcare le regole, che invece sono la chiave del buon vivere.
Era gelosa dei miei amici e voleva impedirmi di vederli, proponendosi così?
Il mercoledì, in particolare, Daniela era spinta, da quel demone di cui presumo, a tentare di circuirmi in ogni modo.

Qualche volta avevo anche ceduto!
Capirai, ti si para davanti con le calze autoreggenti, il reggiseno quello che le lascia di fuori… cosa puoi fare?
“Ogni lasciata è persa” vale anche per la tipa con la quale vivi, no?

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Il tradimento perfetto

Per intrattenere una relazione extra c’è, una su tutte, la regola del complice.
Bisogna avere un complice, un amico, un’amica, una persona (da escludere categoricamente i parenti!) disposta a “coprire” le manovre diversive che occorrono agli amanti “clandestini” per potersi incontrare.

receptionNoi ce l’avevamo, e ci dava davvero tanta tranquillità.
Guido, il portiere di notte del nostro albergo preferito.
Arrivavamo di solito verso le 22 e, dopo aver parcheggiato ciascuno la propria auto in luoghi differenti, ci infilavamo assieme, dalla porta sul retro, nell’hotel.

Personalmente non avrei tenuto un profilo così “carbonaro”, ma lei sosteneva che suo marito era una persona poco “sportiva” e che, pur trascurandola e sicuramente tradendola da molto tempo, avrebbe
fatto il diavolo a quattro per rovinarla, se avesse avuto qualche sospetto.

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il Vero Amore è un sentiero solitario

Lo avresti mai detto?
Bastava dire basta.
No, bastava arrivare al punto di dover dire basta, è diverso.
Però bastava davvero così poco, per riprendere il mio sentiero.
Che non è mai stato, nemmeno per un centimetro, vicino al tuo.

 

Oh! Sì, siamo stati vicini.
Una vita. Per tranches di meravigliose ore.

Oh! Sì, abbiamo creduto di essere cosa sola.
E, forse, lo siamo davvero stata, cosa sola e unica.

Lo avresti mai detto che, ripensandoti, avrei potuto smarrire la conoscenza di te?
Avresti mai creduto che io, dopo tante attese, dopo tanti ritorni, e gemiti e alibi regalati, dopo tanto, tanto, tanto amore, avrei saputo perdere la percezione di di te?
E’ bellissimo, è vitale! E’, questo, VERO AMORE!
Come il fiume scorre, come il vento passa, come fuoco brucia e come Fenice risorge.
Lo avresti detto, tu, lo so.
Io no!

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Compromessi

compromesso-snoopyCAFFE’, SESSO e SANGIOVESE.
Quello che non dovrebbe mancare MAI.
Quello che manca SEMPRE, quando ne avresti più bisogno.
E’ così che nascono i COMPROMESSI.

 

 

 

 

 

 

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Se una ci sta è troia, però…

discotecaL’avevo conosciuta per caso.
In discoteca, ero andato da solo con l’intenzione di incontrare un paio di ceffi che, di solito, smerciavano un po’ di “tiramisù”. Avevo incontrato i ceffi, stavo gironzolando con la testa altrove e il manico pronto (quando ripenso alla vita che ho fatto, anzi, alle vite che ho fatto, provo tenerezza. Ed è già qualcosa! C’ho messo un bel po’ di tempo per superare il senso di vergogna, per me stesso. Ho fatto cose che non sono, in sé per sé, terribili. Scopare con sconosciute, picchiare sconosciuti, pippare roba, non sono così bigotto da considerarlo IL male. Semmai stupidità all’ennesima potenza!
IL VERO MALE è l’aver fatto cose stupide senza esserne consapevole! Il dolore, quel sentimento di sbagliato e di vergogna, che c’ho messo tanto a superare, era proprio figlio di quello schifoso stato d’animo. Quello che ti spinge a fare cose – più o meno stupide, soprattutto – perché non sai che altro fare! Per ammazzare il tempo o per sentirti meno solo, o meno coglione. E, il dramma mio personale, è che neppure sapevo di essere annoiato, solo e coglione!).

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Caro stupratore – la storia e la lettera selezionata al concorso

Ho scritto un breve racconto per un concorso, qualche mese fa (è piaciuto! E pubblicato, con gli altri selezionati, in questo ebook).

La storia che è emersa mi ha intrigata. Mi è sorta, per sua volontà, la necessità di introdurre e di terminare il racconto, che in 3.500 battute si era palesato per quel concorso.

Caro stupratore (nessun rancore)
Eccovi finalmente la storia, e i suoi dettagli più importanti, tutta intera. Buona Lettura
[Caro stupratore (nessuna rancore) – PROLOGO]

 

 

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Ancora un capodanno

Fin da piccina sono stata introdotta alla FESTA DI CAPODANNO in maniera metodica.
Il 31 dicembre, per la mia famiglia, è sempre stato un punto d’onore! Alta borghesia, nonno avvocato, babbo primario di endocrinologia, mamma psicologa, dedita al consumo di “amore familiare”. Nonna scrittrice. Non c’è che dire, eh?! Una famiglia impegnativa! 🙂
Per questo, forse, ho sempre cercato di defilarmi, quanto più possibile, pur essendo regolarmente cooptata per la sera e la cena e il ballo di San Silvestro. Non c’è stato anno, da che io nacqui, e nacqui in gennaio sicché, a dicembre, ero già presentabile per la società, non c’è stato anno in cui non abbia visto accorrere, al Veglione di Famiglia, donne splendidamente vestite, splendidamente sorridenti, e terribilmente uguali nella loro perfezione.

Una camicia di ottima fattura è un'esperienza sensoriale.

Una camicia di ottima fattura è un’esperienza sensoriale.

Uomini, splendidamente vestiti (la giacca e la cravatta, che passione ho sempre nutrito per l’abito maschile! Se fossi nata uomo, avrei indossato giacca e cravatta anche per andare a dormire! E che meraviglia, la camicia di qualità, i gemelli, le cuciture fini di seta, sui toraci pieni, massicci, accoglienti…).
La prima volta che sbottonai una camicia di cotone “doppio ritorto” da qualche migliaio di euro (lire, allora!) che sembrava pelle, fu proprio a un Veglione di Famiglia, che poi “famiglia” era per dare il nome all’evento. In realtà c’erano, di solito, almeno quattrocento persone, la crème de la crème di almeno tre ambienti sociali: giudiziario, medico e giornalistico di tutta la regione.
Avevo quasi 13 anni, l’invitato era il figlio di un chirurgo plastico che, poi seppi, viveva in città esclusivamente per le feste di Natale, allo scopo di stringere alleanze, trovare clienti nuovi, rinnovare visti e altre amenità. Continua a leggere

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chi gioca col fuoco

Stava prendendo una tartina, al buffet dell’inaugurazione di un nuovo negozio di abbigliamento.
C’era arrivato perché una coppia di amici lo aveva invitato.

Oddio, invitato… lo avevano incontrato a pranzo, nel solito bar sotto agli uffici.
Lui lavorava in uno studio legale; loro, coppia anche sul lavoro, si occupavano di adozioni per una ONG che aveva un piccolo ufficio lì vicino.
Non aveva mai capito cosa facessero, realmente. Ma li aveva sempre un po’ invidiati.

La coppia perfetta, insieme dai banchi di scuola. Sposati in municipio dopo 7 anni di fidanzamento.
Felici, anche se avevano vissuto il calvario della sterilità e, dopo aver fatto di tutto per avere un figlio, senza riuscirci, avevano trovato in quell’Associazione lo scopo della loro vita.

L’invidia che lui nutriva era bonaria. Era, più che altro, un confrontare sè stesso e i suoi scarsi risultati esistenziali, con la gioia che parevano, quei due, vivere davvero.
A pranzo gli avevano detto, forse per via del suo aspetto un po’ dismesso – che lui era sicuro avessero colto – che sarebbero andati a questa inaugurazione e che avrebbero avuto tanto piacere se lui fosse andato con loro.

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Caro stupratore (prima parte)

Lo stavo guardando, il mio uomo. Com’era bello! Tre anni d’amore, un sogno meraviglioso.
Era non solo bello “fuori”, con un fisico scolpito da allenamenti intensi e duri di nuoto e bike. Ah, e di corsa! Un promettente campione di triathlon, laureato alla Bocconi, alto, castano e con occhi grigi da far sognare!
E quanto m’aveva fatto sognare, questo essere splendido!
Da prima, lo confesso e pur non essendo una donna superficiale, lo avevo notato per il suo, diciamo così, portamento. Una sera, passando davanti al bar, appena sbucata dal parco, dalla stradina che percorro per rientrare dal lavoro ogni giorno.

Mezza stagione, era settembre. Ancora resisteva l’aperitivo all’aperto. Tra tavolini alti, quelli tondi da american bar, e gente che fuma e chiacchiera, tenendo in mano calici di roba colorata. Quella sera di settembre, tra l’acciaio satinato dell’arredo esterno, il nero laccato degli sgabelli abbinati, attorniato da un alone di nebbia luminosa LUI mi aveva guardata. Mentre stavo passando, mentre pensavo ai fatti miei, proprio mentre il mio sguardo, curioso e senza meta, si posava sul suo sguardo.
Un’emozione! Mi sorrise, e io a lui. Un po’ imbarazzata, perché in quel momento mi ricordai che stavo tornando dal lavoro e dovevo certamente essere 1) spettinatina 2) vestita da Frau Blucher, come imponeva il mio ruolo, specialmente in quella giornata, nella quale avevo incontrato importanti clienti dello studio e 3) visibilmente stanca.

Ma quell’attimo, sì, giusto qualche secondo di intesa, mi diede una gran carica.
Tanto che, senza decidere, mi infilai nel bar. “Per bere qualcosa” mi dissi, lasciando parlare quella mia piccola farisea interiore, che doveva giustificarmi con me stessa per l’atto inconsulto.

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Disperazione

La disperazione è, talvolta, la conoscenza inevitabile di cose che non si sarebbero volute sapere.

[Dana Greenhouse]

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Se non mi ricordo di te, allora non esisti.

Il vantaggio di non considerare il fatto come realmente accaduto era come la carta “esci gratis di prigione”:

non dovevi farci i conti, con quel fatto!

Anche se poi, a ben vedere, cos’era questo subdolo “doverci fare i conti”? Da quale parte era generato? Perché assillava, tanto da costringere a trasformare una cosa vera, accaduta, vissuta completamente, in un “file” morto?

Andavano avanti così da… quanto? Almeno 10 anni!
Si incontravano, si amavano (in un modo così morbido e feroce al tempo stesso. Pugni di ferro in guanti di velluto) e si lasciavano.

L’amore era sempre uguale, anzi, immutato: totale e avvolgente.
L’uno e l’altra, complementari e uguali. Gemelli omozigoti sarebbero stati, al confronto, più diversi di loro.

L’umore e l’atteggiamento, invece, mutavano.
Nel corso degli anni. Inizialmente, il distacco dopo essersi scambiati amore vero, era una specie di doloroso pestaggio. Continua a leggere

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Un uomo come tanti

«Mi faceva stare bene pensare a lei.
Ogni volta che evocavo il suo viso nella mia mente, il cuore o qualcosa, lì nel petto, si dilatava. Una sensazione meravigliosa di pace,  al di sopra persino degli orgasmi che riuscivo a provare con lei.

Anche il solo pensarla mi dava sensazioni molto più profonde, molto più dentro. Per quanto l’orgasmo che mi provocava quella donna, quando facevamo l’amore come quando mi amava con la sua bocca (e forse, in questi casi, anche di più), era qualcosa di indescrivibile.
Solo con lei raggiungevo l’assoluto.
Ma niente, al confronto della totale vibrazione che nasceva dall’essere con lei.

Godere di lei e con lei era, lo potevo giurare davanti a qualsiasi sacro simbolo, la cosa più folle e celestiale che avessi mai provato in tutta la mia vita. Non saprei spiegare, e non so neppure perché mi cimenti in una spiegazione!

Forse perché ho appena fatto sesso con una. Che non è lei.
E per quanto non possa lamentarmi della situazione… bè, è inevitabile fare il paragone e c’è una gran differenza. Continua a leggere

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Amami quando ti pare

“Amami quando ti pare, così saprò di averti completamente. Per il tempo che sei capace. Che è il tempo che mi interessa.”

Mettendo a posto i libri dello scaffale, a destra dell’ingresso nello studio dell’avvocato, uno studio minimalista (stile Ikea, ma molto più costoso) mi cadde un volume (“L’arte d’amare” di Erich Fromm) rilegato, copertina in pelle con le scritte stampate in smalto bianco, in rilievo. Pesante.
Stavo pensando: “Strano, un testo del genere rilegato con tanta cura…” e mentre lo rigiravo, per trovare la data di edizione, mi scivolò di mano.

Raccogliendolo da terra, che si era aperto schiacciandosi “faccia in giù”, con le pagine aperte, e richiudendolo controllando che non si fosse spiegazzato nulla, lessi queste parole, scritte a penna, sulla controguardia della copertina.

“Amami quando ti pare, così saprò di averti completamente. Per il tempo che sei capace.
Che è il tempo che mi interessa.”

“Amami quando ti pare…” mi colpì.

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riflessioni di un uomo sull’amare

foto-mare-da-costa

Era la mia donna, quella della mia vita.
Avevo più confidenza con lei che con la mia mano destra.
Ma non ce l’avevo fatta, mai!!!

E non era stata solo colpa mia.
Anche lei sapeva di essere la mia donna, e soprattutto mi dimostrava, concretamente, che io ero il suo uomo, l’unico.
Il suo signore.

Ma non ce l’aveva fatta mai, neppure lei!
Fanculo le anime gemelle!!!
Fanculo le stronzate dell’amore assoluto!

Avevo passato una vita a fare cazzate, a cercare di strappare il segreto a qualsiasi sottana intrigante mi fosse passata davanti.
E non ce l’avevo mai fatta; nemmeno in quello. Mai capito nulla, di importante.
Poi, o finivano per odiarmi, o mi ossessionavano.
Forse non ero mai stato capace di “osare”, con una femmina all’altezza?

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non me lo dici mai

quadro-sesso“Certo che qualche, volta… Si potrebbe anche dire… Solo due parole…”

Lo guardò, ancora ammantata dal torpore dolce e caldo del rapporto appena consumato. Aveva capito benissimo, solo che finse di nulla. Cosa cazzo stava dicendo? Si faceva??! No, non le pareva. E allora perchè un’uscita così, dopo che avevano fatto l’amore alla grande. Come sempre, tra loro?

Lui continuava a guardarla, tra il sognante e il distante. E fin qua tutto nella norma. Avevano “consumato”, e che altro? Ma, di nuovo, aprì bocca per dire: “Non mi dici mai TI AMO”

Porca vacca! Possibile? Fare la finta tonta non era quello che preferiva, diamine! Approfittò però del piacere che continuava a serpeggiare in lei, dopo l’amplesso, per rispondergli, questa volta:

“Cosa intendi?”

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i conti della serva

La “serva” è molto realista, specialmente quando si mette a fare i conti. Ecco perché la chiamo in ballo, è la nostra specialista!

Il discorso “ma non c’ho i soldi!” lo sento ripetere da almeno vent’anni.

Da quando si pretendeva che un insegnante ReiKi, per esempio, mettesse GRATIS il proprio tempo, la propria esperienza, e il proprio denaro (quello necessario a pagare la sala per svolgere i corsi, gli spostamenti, la pubblicità…) facendo i seminari gratis. Allora dicevano: “ah! Ma l’energia è di tutti”, per poi chiudere con il tradizionale: “ah” Ma io non li ho i soldi!”.

Oddio, c’era pure chi li faceva gratis, questi corsi, ma succedeva poi che chi voleva fare sul serio andava a ripetere da qualche altro maestro. A pagamento, s’intende. Continua a leggere

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Libero pensiero in libera azione

https://i2.wp.com/freemaninrealworld.altervista.org/wp-content/uploads/2012/11/gliamanti.magritte.jpgLei ogni tanto si chiedeva:

“Ma come mai??”

Un punto interrogativo gigantesco, su di loro.
Come mai, com’era possibile quell’attrazione viscerale?
Quella storia delle storie, passata attraverso fidanzamenti, matrimoni e figli, che nemmeno Camilla e Carlo d’Inghilterra!
Com’era possibile amare, senza se e senza ma, e non desiderare mai di costruire qualcos’altro?
Come poteva essere che lei avesse deciso che esisteva solo lui? Quando lo aveva deciso? Perché?

Un uomo, in apparenza così forte, che con lei toccava una fragilità ingestibile.
Se non avesse amato così, se non lo avesse sentito così “padrone” della sua anima, forse si sarebbe accorta prima di come, quel soffio di fragilità, lo potesse condizionare.
Padrone, ma non proprietario. Com’era possibile?
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Uso corretto della posta elettronica

Realistica-mente oggi parliamo di COME SI USA LA POSTA ELETTRONICA.
Perchè realisticamente, anche se dalla fine degli anni ’90 a oggi sono passati… un sacco di anni 😉 , continua a latitare la minima consapevolezza che USARE QUALCOSA implica saperlo usare.

Mi spiego meglio: il fatto che su ciascun computer, o telefonino, siano installati programmi di posta elettronica, non ne giustifica un uso superficiale e per poter inviare messaggi bisogna innanzitutto saperli “confezionare”.

Non ho scritto SCRIVERLI, perchè ci mancherebbe altro che ci mettessimo a discutere su come scrive chi, è evidente che i concetti e la conoscenza della lingua son sempre quelli! Continua a leggere

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Ambiente ed energia sono un fatto personale.

Salvare noi e i nostri figli. Salvare un pianeta meraviglioso. E' un fatto personale!

Salvare noi e i nostri figli.
Salvare un pianeta meraviglioso. E’ un fatto personale!

vorice-polare pianeta-terra-231209 omino-calcolatrice paesaggio-brulla-e-verdeE vi racconto perchè!

La provincia, intesa non tanto come periferia, ma proprio come centro abitato lontano dalla città, viene spesso e da alcuni decenni dipinta come l’isola felice. Ma quando mai qualcosa di provinciale è stato felice, in senso accrescitivo? La provincia patisce della mancanza di risorse pubbliche, di risorse intellettuali e di confronto culturale. La provincia è il piccolo mondo antico dove la quotidianità, per mancanza di confronto con altri vissuti e altre realtà, diviene ridondante, stagnante e muore, portandosi dietro le anime meno attrezzate, culturalmente ed emotivamente.

Nata e cresciuta in città, una ricca, rossa e dotta 😉 città italiana, ho goduto della “promiscuità” cittadina. Ho esplorato portici e piazze, ho girato annusando l’aria e incrociando sguardi sin da adolescente. Ho visto film impronunciabili in cinema d’essai piccoli e scomodi. Ho assistito a lotte e a spettacoli, ho camminato e corso, su acciottolati antichi percorsi da mezzi moderni… Continua a leggere

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Impegno quotidiano: CHI FA COSA

La Vita, come l’Amore e qualsiasi attività umana, va coltivata, curata, seguita.
Ma non parlo di ossessione, no! Parlo di quello che per Aristotele è l’eccellenza.

“Noi siamo quello che facciamo, sempre.
L’eccellenza non è un atto ma un’abitudine.”
(Aristotele)
Quattro parole, due frasette così: pura verità!! Se fossimo consapevoli di ciò, in tanti tra noi troverebbero un motivo validissimo per smettere di lamentarsi tutti i giorni. Smetterebbero di arrabbiarsi tutti i giorni col mondo.
Amare più che essere amati, per esempio, porta ad essere amati. 🙂
Non è un gioco di parole, spiego la mia apparentemente bizzarra affermazione.
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Scuola malata, insegnanti…

Sono sempre più convinta che, se la scuola italiana versa in questo penoso stato (penoso per risorse economiche e intellettuali), sia per grande parte responsabilità dei suoi lavoratori

Mi spiace dirlo, perché so che questo farà male a quegli insegnanti che insegnano con tutta l’anima, la mente e il cuore. Ma quei bravi e appassionati insegnanti sono POCHI, e in questi decenni corrosi e snervati da colleghi pusillanimi dalla mentalità da impiegato statale piuttosto che da insegnante.

Hanno sempre vinto gli altri, quelli che fare 20 ore alla settimana, e fare 3 mesi di vacanza all’anno gli pareva una cosa dovuta. Quelli che poter avere uno stipendio fisso era tutto quello che serviva e quelli che avere uno stipendio fisso permetteva di svolgere anche la libera professione nel “tempo libero”.

Non è un caso se, in questi anni da genitore, gli insegnanti migliori che ho avuto la fortuna di incontrare siano stati in un rapporto 1 a 10.

Persone di spessore, con predisposizione ai rapporti umani e intellettuali. Con grandi capacità di relazione, non solo con le giovani menti in formazione.  Con un discreto equilibrio psico-emotivo.
Con delle motivazioni che andavano oltre lo stipendio.

E non è un caso se, in questi anni, ho visto gli insegnanti migliori impegnati nelle lotte sindacali ed emarginati dai loro stessi colleghi “impiegati statali” (considerate la peggiore delle accezioni attribuibili alla definizione).

Dunque, non mi aspettavo certo che dopo il mio intervento alla riunione di classe, la professoressa propugnatrice di un simpatico viaggio studio in Sicilia di 4 gg. avrebbe desistito.

Tuttavia l’amore per la coerenza mi fa scrivere alcuni dettagli, perché “mi frullano” per questione di principio.
In quella sede ho spiegato (invano, evidentemente) che di questi tempi è un po’ irresponsabile mettere le famiglie degli studenti, che hanno già dovuto attraversare i mesi di settembre e ottobre tra spese dei libri di scuola (300, 400 euro) e attività sportive (200, 300 euro), nelle condizioni di dover spendere ulteriormente dei denari. Per un viaggio di 4/5 giorni, poi!

Ho tentato di spiegare che abbiamo la fortuna di vivere in una regione (l’Emilia Romagna) che confina con un altra regione (la Toscana) nelle quali le occasioni di viaggio studio sono infinite.
Non c’è un sasso di questo territorio che non parli di storia, arte, natura, società.
C’è l’imbarazzo della scelta.

Ho chiesto su quale base avessero pensato di costringerci (perchè in verità E’ COSI’, la prof. incaricata di questo ludico compito ha deciso SICILIA, adducendo motivi di pertinenza con il programma di scuola, e basta) a tale spesa, e siccome hanno speso parole sul budget (300, 350 euro!) ho chiesto anche su quale base avessero stabilito che in tempi di grave crisi economica, di calo dei consumi e di aumento del costo della vita, quella fosse la cifra giusta.

Ho chiesto, anzi ho fatto osservare, che anche se fossero rimasti nei 300 / 350 euro, ma non avessero incluso in questa spesa I PASTI, noi famiglie avremmo finito per spendere altri 200 euro per far mangiare 4/5 giorni i nostri ragazzi.

In verità, le insegnanti rimaste al consiglio di classe (gli altri di nebbia, avevano tutti altre riunioni cui partecipare, inclusa la titolare “tour operator”, e dire che l’odg metteva proprio questo punto in discussione) hanno ringraziato me l’altra mamma, che sosteneva le mie stesse parole, dicendo che anche per loro non era giusto.

Ma pare che la possente incaricata abbia vinto il suo simbolico braccio di ferro, perché quest’oggi in classe ha comunicato CHE ANDRANNO IN SICILIA, CHE SE I RAGAZZI HANNO PROBLEMA DI SOLDI NON E’ CON LEI CHE DEVONO PARLARNE (ma quando parlava di seguire un progetto con altri insegnanti in Inghilterra ha detto che “o arrivano i finanziamenti, oppure non ci vado. Perchè andare in Inghilterra costa, non è mica dietro l’angolo”).

E a quanto pare, il fatto che alcuni ragazzi rimarranno a casa, proprio a causa della destinazione troppo costosa, NON LE INTERESSA PER NIENTE.

A dirla tutta non è che neppure gli altri silenti genitori presenti alla riunione abbiano capito perchè muovevo obiezione.
Continuavano a guardarmi come una poveraccia (e magari, rispetto a quelli che mandano i propri figli al liceo su scelte del secolo scorso, quando il liceo era per le famiglie abbienti, il tecnico per i figli di operai. La provincia italiana tante volte dà l’impressione di essere rimasta un po’ indietro).

In uno slancio di democrazia qualcuno ha pure lanciato la brillante idea: “facciamo girare un questionario tra i genitori per vedere chi può permetterselo. Anche anonimo eh!”.

E io a ribadire che: “non è questioni di averli o non averli. PRIMA c’è il fatto che non è corretto che LA SCUOLA CI OBBLIGHI A SPENDERLI.”

Niente. E’ orribile vivere dovendosi confrontare con gente che non ama cambiare le cose che non vanno. Con chi preferisce dire: “ma la scuola potrebbe dare un supporto economico a chi lo chiede…” piuttosto che: “facciamo fare ai nostri figli un vero viaggio di istruzione, senza bisogno di stare via per 4 giorni e di prendere l’aereo!”.

Morale, sono abbastanza scocciata. L’ottusità, la noncuranza, la considerazione del denaro come un mezzo di distinzione, la banalità e la retorica bigotta per cui se accetti l’elemosina ok, ma se sollevi questioni di principio non ti diamo neppure ascolto.

Ammetto che cogliere le sfumature di volti attoniti, che proprio non riescono a capire. Che proprio non sanno che possono cambiare, è piuttosto divertente. Misera consolazione, però.

Non terrò a casa mia figlia dalla gita. Non credo si meriti questa rinuncia, quando tra l’altro ha la media più alta di tutti.
Ma farò di tutto perché questo atteggiamento venga risaputo, e giudicato da quante più persone possibile.

E la vicenda continua! Ora, l’ostinata insegnante, pretende che i genitori autorizzino la gita in Sicilia, di 3 dico 3 giorni (da ciò è chiara l’ostinazione irragionevole!) senza fornire, oltre alle ipotetiche date, nessun programma di massima scritto.

Ovvero, chiede di firmare un assegno in bianco!
Robe da matti 🙂

 

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Cialde, ma perchè?

mokonaLa moda, questa sempre meno sottile forma di manipolazione mentale!

Sempre più dozzinale, aggressiva, creazione di assurdità.
Bisogni indotti, oramai neppur più abilmente, in un esercito di massificati.
Gregge, sempre più trascinato dall’induzione al consumo.
Qualsiasi consumo. Cialde: ma perché??!

Perché negli ultimissimi anni si è vista la proliferazione di macchinette del cavolo che ti fanno il caffè usando ingombranti, inquinanti, cialde del cavolo?

Ma almeno il caffè, quello, gente! Bevetelo buono!!!
Cosa spinge, se non la moda, la consuetudine indotta dai mass media, lo status symbol indotto da divi del cinema che tracannano caffè vellutato in puzzoni salotti pomeridiani (evidentemente per disintossicarsi dai super alcolici tracannati quando ancora frequentavano party luccicanti)?

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I corrotti siamo noi

il famigerato Macchia Nera

Chi corrompe cosa? CHI E’, per te che stai leggendo, UN CORROTTO?

Ti faccio una domanda: segui la simulazione.
Hai bisogno di cambiare la caldaia di casa, scopri che con lo sgravio fiscale attuato dallo Stato puoi detrarre il 65% del suo costo, in 10 anni, dalle tue tasse. Ti rivolgi a un paio di negozi.
Nel primo ti mostrano una caldaia a pellet che costa 6.000 euro iva inclusa e puoi detrarre 390 euro per i prossimi 10 anni dal tuo 740.

Nel secondo ti viene mostrata una caldaia da 7.000 di listino, ma ti fanno capire che se la prendi con una fattura da 3.000 euro ti fanno “uno sconto” di 2500 euro SUBITO, quindi la paghi SOLO 4.500 euro. Sul fatturato avresti 195 euro ogni anno, per i prossimi 10 anni, da scontare sulle tue tasse.

Ricapitolando: l’altra la devi pagare subito 6.000, lo sconto sarà per i prossimi 10 anni di 360 euro ogni anno. Le caldaie sono del tutto simili, entrambi i negozianti ti garantiscono un’installazione con 1.000 euro, e la garanzia della casa madre per 2 anni. Continua a leggere

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non so seppellire l’amore

Poi basta un niente, e mi tocchi di nuovo il cuore.

Quel punto, in mezzo al petto, che
altrimenti
posso controllare

sboccia come un fiore

splendido fiore
morbido fiore
dolce fiore.

Basta un pensiero, un cenno di luce, una frase
còlta dalla strada, sulla reclame del centro.
Un disegno, una foto, un suono.
Una carezza del sole, o del vento, sulla pelle.

Basta che tu mi venga in sogno,
o che io scorga il tuo sorriso su di un volto sconosciuto
o che mi dica, convinta: “Sì, è finita! Sì, mai più!”
che, come un laccio nuovo scorre
nella luccicante asola di alluminio
della scarpa appena provata,
il mio controllo sfuma.

E io, sfinita, mi lascio andare e scivolo
per qualche ora
nell’amore
assoluto
per te.

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La profezia di Celestino

la copertina del libro di Redfield, edizioni Corbaccio

“come ti ho spiegato prima, l’antico atteggiamento basato sullo scetticismo ha funzionato benissimo finché si è trattato di esplorare i fenomeni più ovvi e visibili dell’universo, come gli alberi, i raggi del sole o i tuoni. Esiste però un altro gruppo di fenomeni palesi ma più indefinibili che non è possibile studiare – a dire il vero, non si può nemmeno identificarne la presenza – a meno che non si metta da parte lo scetticismo sforzandosi di vederli. Una volta riusciti a farlo, si può ritornare al proprio rigoroso metodo di studio.”

[James Redfield, “la profezia di Celestino” pag. 53]

Nel 1994 ero nel pieno del mio apprendistato e della mia ricerca nell’ambito della crescita personale e dell’energia vitale, nel pieno del più grosso risveglio della mia coscienza (dopo il ritorno dal coma, che mi aveva cambiato di parecchio la vita quando ero poco più che bambina).
Immersa nella più profonda sperimentazione, la lettura del libro di Redfield allora non mi sconvolse né mi diede chissà quali spunti di riflessione. Anzi! Abbastanza critica verso un “certo modo americano” di affrontare i fenomeni sociali, mi tenni sulle mie.
Ma non nego una serie di “coincidenze” e “conferme” che mi giunsero dalla lettura del romanzo.

Oggi, a distanza di quasi 20 anni, ho ripreso in mano “la profezia di Celestino” e casualmente ho sentito la voglia di rileggerlo. Rendendomi conto che sì, dovevo averlo già letto e che, sì, sapevo di cosa trattava ma no, non mi ricordavo quasi per nulla la trama, la storia.

“Secondo me lui crede che il ruolo dell’Uomo sia quello di far parte del cosmo senza avere nessuna conoscenza spirituale – basandosi solo sulla fede. E’ convinto che il Manoscritto possa minare questa situazione di immobilità e quindi l’autorità regnante.”
[James Redfield, “la profezia di Celestino” pag. 121]

A distanza di quasi 20 anni, dunque, ho riletto “la profezia di Celestino”. A parte il titolo, che a parer mio poteva essere scelto diversamente  (o sono io che accosto il nome Celestino a circostanze poco accattivanti? 🙂 Comunque vi svelo – se non lo avete letto – un dato: Celestino non è un personaggio, ma il nome del luogo in cui avvengono gli scavi archeologici e nel quale sarà ritrovata l’ultima parte di un manoscritto, fulcro di tutta la narrazione), è stata una piacevole e serena lettura.

Questi quasi 20 anni che sono passati mi hanno, per fortuna, portato cambiamenti e conoscenza e la convinzione che c’è sempre da scoprire e imparare qualcosa di meraviglioso.

Non posso paragonare il mio stato d’animo né la mia preparazione (professionale e umana) a quella di 20 anni fa. Forse per questo ho ri – letto con gran leggerezza e curiosità, questa storia.

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People have the power…

apparire e riprendere, l'era digitale o l'era visionariaBerlusconi non è un evasore e un uomo di malaffare ma “un perseguitato” e il commerciante che investe in un macchinario, per essere competitivo, scopre che gli ultimi parametri partoriti dalle menti geniali che abbiamo (non mandato) al governo lo pongono “fuori parametro” e DEVE PAGARE ANCORA PIU’ TASSE?

I “soldati di B.” dichiarano stupidaggini incomprensibili persino a un italiano medio e i conteggi che ha effettuato l’autorevole presidente della Corte dei Conti affermano che la pressione fiscale supera il 50%?

L’IVA (imposta sul valore aggiunto: ma aggiunto da chi, per cosa? Ve lo siete mai chiesto cos’è questo famigerato valore? Io sì, e mi son risposta che è un ipocrita eufemismo per prendere soldi dai soliti minchioni. NOI) non la vogliono aumentare: LA DEVONO AUMENTARE.

ImmagineE le solite fastidiose frasi: se molti evadono, i pochi vengono tartassati.

Ma dai!!! Metteteci anche un adesivo sulla schiena: SOMARO!

E’ che un popolo VA EDUCATO.
La miglior educazione è l’esempio!
Oltre che l’istruzione di qualità disponibile PER TUTTI.

I MEDIA HANNO RESPONSABIITA’ ENORMI. Ma “i media” che sono?
Sono solo strumenti. Diretti, indirizzati e manipolati da chi detiene il potere e vuol continuare a detenerlo per alimentare i PROPRI PRIVILEGI.

In un paese dove la delinquenza organizzata è tutelata, protetta e assecondata da leggi, regolamenti, sponsor. Dove i cittadini stessi, persino i più brillanti e intelligenti, scivolano spesso in retaggi culturali decaduti e non funzionali, EVADERE, RAGGIRARE, ELUDERE è divenuta una questione di sopravvivenza.

Se non evade, il commerciante muore.
Se non aiuto a evadere, io cittadino non arrivo a fine mese!

ImmagineC’è stato un tempo in cui le tasse sono state eque?
Può darsi! Ma a me, che colta non sono, viene in mente il cartone animato “Robyn Hood” e quella ben fatta caricatura del Re Giovanni! Cialtrone, avido, egocentrico con il consigliere più adatto: un serpente!
Simpatico, ma molto scaltro. La vera mente criminale.

MA QUANDO, e se, SONO STATI OTTENUTI RISULTATI APPREZZABILI?

Penso alle DETRAZIONI FISCALI per le ristrutturazioni, per esempio.
<<ho una casa>>
<<la ristrutturo>>
<<i soldi che spendo per migliorare la mia casa li posso detrarre ampiamente dalle mie tasse, imposte & c.>>
<<chi mi fa i lavori deve dunque certificare che ha preso quei soldi che gli ho dato>>
<<chi mi ha fatto i lavori deve anche documentare che non ha lavoratori in nero e rispetta le norme di sicurezza>>

COSI’ vincono tutti, perchè io che ho apportato migliorie alla mia casa posso posso pagare meno tasse, quindi è come se avessi pagato meno i lavori.
L’imprenditore che mi ha fatto i lavori, il tecnico che me li ha progettati, i fornitori ecc. HANNO AVUTO LAVORO, e GUADAGNO.
Lo “stato” ha incassato le tasse sul reddito di coloro che hanno incassato.
L’ambiente circostante ha ora un immobile meno dispendioso energeticamente e urbanisticamente meglio inserito nel suo contesto ecc.

MA SINO A CHE ogni nostra spesa non avrà un visibile, immediato e riscontrabile tornaconto.
MA SINO A CHE noi che non vogliamo delinquere, eludere, aggirare saremo gli zimbelli da spremere, ogni volta che un professionista, un commerciante, un NON FISCALMENTE CONTROLLATO/CONTROLLABILE pretenderà la nostra complicità per non dichiarare i soldi che gli diamo DOVREMMO TRATTARE!

Sì! Non è più tempo di fare i giusti e puri. Quando il gioco si fa duro…
E TRATTEREMO! Il professionista mi chiede una parcella da 80 euro, ma senza fattura sono 60???
Caro mio! La mi complicità vale le tasse che non paghi, che ti risparmi e che peseranno sul mio reddito FISSO (che epoca di teneri eufemismi!).

80 euro la prestazione con fattura? In nero fa 40 euro!

Non mi dai la ricevuta della pizza e birra? OK! Vuoi rendermi complice? E io cosa ci guadagno? “Sarebbero” 16 euro con la ricevuta, amico pizzaiolo. Senza fa 8 euro! Prendere o lasciare.

Ricordatevelo.

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Triangolo Isoscele (racconto di due minuti)

Così grande, così impetuoso. Ci eravamo rivisti, dopo 25 anni, solo mezzora prima.

“Ciao!!!” Mi aveva detto, con il più sincero e cristallino stupore, che solo negli occhi di un maschio, uomo o bambino non fa differenza, puoi vedere. In quei rari momenti dove la sorpresa, lo stupore stesso, dissolvono i mille veli, la patina che, crescendo, gli uomini costruiscono allo scopo di proteggersi e non guardare. Per non sapere. Per noi, per le femmine, è differente.

Noi “sappiamo” e guardiamo senza paura tanto, e lo abbiamo assorbito da tutte le altre donne prima di noi, come deve essere sarà. Farà male.
Più o meno.
Farà bene.
Più o meno.
Ci renderà felici.
Per un attimo soltanto o forse, addirittura, per qualche minuto di seguito.
Ma sarà come deve.

Loro, invece, temono da morire la sofferenza e per paradosso, sono disposti a soffrire pur di non provarla. Restando lontani dalle emozioni, dai sentimenti. Rifugiandosi nel fare a ogni costo, nel dovere, credendo di mettersi al riparo dalla sofferenza e così ci finiscono pari pari dentro.
Ma, in certi particolari momenti, in certe particolari situazioni e se sono fortunati, alcuni di loro possono sperimentare il contatto diretto, senza veli e senza rete, con la Vita.

Cogliere quella luce, in quei momenti, è un privilegio che si porta con onore per sempre.

Davide e io eravamo sempre stati “anime gemelle”. Le VERE anime gemelle. Le due facce della stessa medaglia.

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Discriminazione di genere al contrario.

ImmaginePremessa: ultimamente ho deciso di ampliare la mia zona d’interesse, con l’attività di consulente per il risparmio energetico e le energie rinnovabili che svolgo da oltre due anni con una importante e florida azienda nazionale, e ho in mente di creare un team di donne.

L’altro giorno un amico, con tono un po’ (solo un pochino) risentito mi ha chiesto le ragioni per le quali io praticassi una “discriminazione di genere” rivolgendomi esclusivamente alle donne per ampliare il mio gruppo di lavoro su Cesena e Romagna.

Mi ha fatto sorridere, ma è un amico, così gli ho chiesto, innanzitutto, cosa intendesse per “discriminazione di genere” 😉

E lui, preso dall’impeto, non ha notato la mia lieve ironia. Mi ha detto che non era giusto, specialmente in tempo di crisi, dare più opportunità alle donne.
Che poi, ha aggiunto come un fiume in piena, hanno già così tanto da fare a tener dietro casa, figli e mariti che…

Poi se n’è accorto, si è calmato e mi ha guardata come per dire: “ok, dai, ora parla te!”.

Gli ho ribadito ciò che già sa, cioè che il mio rapporto con gli uomini è splendido. Ho conosciuto solo uomini che mi hanno dato tutto il possibile di sè. Sono stata amata e rispettata, anche quando ho dovuto lottare.

Ho amato, con rabbia e con tenerezza, e sempre sono stata ricambiata. Posso dire d’aver conosciuto amici, compagni, sconosciuti, amanti, colleghi e con ogni persona “uomo” che ho incontrato ho intrattenuto rapporti sinceri.

Oggi è per me il tempo di creare e gestire affari e attività in un altro modo.
Amo gli uomini quanto amo le donne.
E con le donne, tante volte, ho molte più esperienze e paradigmi in comune. C’è un linguaggio più denso e allo stesso tempo più veloce e chiaro.

I mie ritmi, sono ritmi di donna.
In qualche decennio ho abilmente imparato a passare dal ritmo mio a quello maschile. E’ una sottile differenza, a volte. Ma c’è.

Infine, gli ho detto, c’è una parte di furbizia che con gli anni è maturata.
Per quanto spesso silenti davanti ad atteggiamenti aggressivi, sono le donne ad avere il cordone della borsa in mano.

Sono le donne a decidere cosa comprare e cosa no.
Ho colleghi (e amici, e conoscenti) che non acquistano neppure i calzini se la moglie non vuole. Così poi, spesso, finiscono per fare le cose “di nascosto” come i bambini, e si fanno beccare come bambini…

E’ molto più semplice, per me e per l’attività che svolgo, avere una squadra di donne (mogli, madri, professioniste, segretarie e affini) con le quali tessere un rapporto schietto e determinato. E ho notato che sono molto più degli uomini le donne sensibili al tema della salvaguardia ambientale.

Poi l’ho rassicurato: proprio perché non c’è discriminazione di genere nella mia attuale ricerca professionale, ma semplice desiderio di migliorare, ho anche collaboratori uomini.
E, è un po’ banale dirlo, nutro nei loro confronti la stessa amorevole stima che porto alle donne.
Ovvio: sono (sia gli uomini che le donne con cui ho a che fare) persone di un certo stile!

Non lo so se mi ha capita, il mio amico.
Sarà che è un single, che non ha obblighi nel suo quotidiano se non verso sé stesso, che non sa (per sua fortuna) come non sanno molti maschi, cosa sia davvero la discriminazione. Specialmente quando viaggia subdola in ogni angolo dei costumi, del linguaggio e degli atteggiamenti.

Non lo so se mi ha capita.
Però mi ha fatto chiamare da una “sua amica” 🙂

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Sereno anno nuovo a…

A chi sa che “essere umano” è una condizione transitoria
A chi crede che “più di ieri e meno di domani”
A chi detesta i furbastri e mette la freccia quando gira
A chi rinasce dalle proprie ceneri… anche più di due volte all’anno
A chi non ha rimpianti
A chi i rimpianti li ha archiviati
A chi ha Fiducia perchè sa che conviene averne
A chi perdona perchè sa che conviene lasciar andare
A chi ha dimenticato ideali per coltivare idee buone
A chi lascia parlare prima di dire: “ho capito”
A chi si sente bene e non ne prova vergogna
A chi vuole star bene ed è pronto per starci
A chi sa tacere le cose scontate
A chi ci si riconosce, sfiorandoci con lo sguardo, per strada
A chi occupa un posto e sa prendersene cura
A chi non torna perché l’amore teme
A chi ritorna perché non sa l’amore
A chi Ama senza ragione alcuna.
                                                     Realistica (C)

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La complessità delle cose semplici.

CrepuscoloPer fare grandi cose, occorre fare piccole cose con grande amore.
(Madre Teresa di Calcutta)

La semplicità è una qualità, un atteggiamento, una disposizione considerata molto importante per correnti filosofiche e per discipline orientali. Per percorsi spirituali. E basta?!

Per noi occidentali è sempre più un’icona. Un bel sogno da mettere sul baldacchino dove accendiamo i ceri ai nostri Santi Protettori. Una chimera più che una possibilità.

Ecco perchè è sempre più evocata e, purtroppo, sempre meno praticata.
“E’ talmente bella che non la posso avere “, mai capitato di dire frasi del genere?
🙂 Giusto per non prendersi la briga di impegnarsi.

Semplice è minimi termini, è ciò che posso fare al meglio con il minimo sforzo.
Semplice è ordine, ma non è semplice mantenere l’ordine.
Semplice è l’Amore, ma non è semplice praticare l’Amore.
Semplice è ciò che ci viene naturale.
Semplice è altrettanto lontano dalle nostre nevrosi, dalle compulsioni e dal narcisismo che ci accompagnano in tanti, troppi gesti quotidiani.

Automatico è facile, Semplice richiede attenzione e impegno.
Proprio perchè le nostre abitudini ci portano lontano da semplice.

Tra facile e semplice c’è di mezzo “consapevolezza”.

“Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente. Perciò l’eccellenza è un’abitudine” scriveva Aristotele!

Riabituarsi alla semplicità è un impegno importante!
L’energia vitale, in quanto tale, esiste a prescindere da Noi.

Come il fiore profuma perchè è fiore e non per compiacere il nostro olfatto, l’energia vitale ci rende vivi ma non esiste per quello. Esiste e basta.
Ecco perchè le tecniche per il riequilibrio energetico, le tecniche basate sulla conoscenza e la ri-connessione dell’energia vitale sono vissute diversamente a seconda di chi le pratica.
All’energia vitale non interessa che noi si sia vivi, che noi si stia bene o meno.

A noi, invece,  questo interessa moltissimo e conduciamo esistenze complicate pensando, così, di possedere la vita. O almeno di poter gestire la nostra.

Quante volte abbiamo amato credendo che fosse amore?
Ecco, prendendo spunto dagli inganni nei quali sono scivolata vivendo, voglio continuare a essere sempre più semplice.

Perché creso sia la strada migliore per essere sempre più me 🙂

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Macchè quote rosa. Proporzionale!

Lasciando a parte le considerazioni sull’esempio di basso profilo e le figuracce di molti esponenti della nostra classe politica, soffermiamoci invece a pensare che I RAPPRESENTANTI POLITICI sono così chiamati perchè eletti (lasciamo da parte anche questo argomento specifico) a RAPPRESENTARE I CITTADINI DI UNA NAZIONE.

Dai dati disponibili emerge che, in Italia, la popolazione è di 57.458.826 unità. Delle quali 27.892.202 MASCHI e 29.566.624 FEMMINE. Dunque, molto più semplice e giusto, se si vuole davvero cambiare e avvicinare la gestione del Paese alle reali esigenze, speranze e ambizioni di chi lo popola, stabilire la proporzione in base a questo dato: 48,5 % MASCHI e 51,5 FEMMINE %.

E in Senato idem! Non c’entra se possono essere eletti (collocati) cittadini che abbiano compiuto 40 anni. Il compito che devono svolgere è PER LA POPOLAZIONE, che poi nell’attesa di vita vede le FEMMINE superare di 5 anni i MASCHI.

popolazione totale: 80,07 anni
maschi: 77,13 anni
femmine: 83,2 anni (2008 est.)

Semplice e indolore 🙂 no? Come si possa fare… non so! Ma se si possono applicare “quote rosa” si possono applicare anche “quote realtà”. E se non si candidano (leggi: se non vengono messe in lista dai capi di partito) abbastanza donne… beh! Qualche idea mi viene del perchè.

Quanto all’età, beh! lasciando andare anche il discorso sulla pensione che percepiscono con una briciola di legislatura (neppure di presenza, perchè non è su questo che la pensione viene erogata) dovrebbero LASCIARE GLI SCRANNI entro i 60 anni e trascorrere gli ultimi 5 a FARE LAVORI SOCIALMENTE UTILI!

😉

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La danza

Per tanto tempo ho avuto la sensazione che la vita sarebbe presto cominciata, la vera vita!

Ma c’erano sempre ostacoli da superare, strada facendo qualcosa di irrisolto, un affare che richiedeva ancora tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati, in seguito la vita sarebbe cominciata.

Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la mia vita.

Questo modo di percepire le cose mi ha aiutato a capire che non c’è un mezzo per essere felici, ma che la felicità è un mezzo.

Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita, e gustatelo ancora di più perché lo potete dividere con una persona cara, una persona molto cara per passare insieme dei momenti preziosi della vita, e ricordatevi che il tempo non aspetta nessuno.

E allora smettete di pensare di finire la scuola, di tornare a scuola, di perdere 5 chili, di prendere 5 chili, di avere dei figli, di vederli andare via di casa.

Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare.

Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere una nuova macchina o una casa nuova.

Smettete di aspettare la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno.

Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente, e decidete che non c’è momento migliore per essere felici che il momento presente.

La felicità e le gioie della vita non sono delle mete, ma un viaggio.

Lavorate come se non aveste bisogno di soldi.

Amate come se non doveste mai soffrire.

Ballate come se nessuno vi guardasse.

Alfred Souza

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In volo con il Sole

Aereo a energia solare

In cielo, grazie all’energia solare. Solo pochi anni fa, pensare a un aereo che riuscisse a volare sfruttando l’energia del Sole, era pura fantascienza. Ma oggi, grazie alla ricerca svolta dall’equipe svizzera coordinata da Bertrand Piccard, questo sogno è stato realizzato.

Di grandi dimensioni ma con un peso molto contenuto ottenuto dall’utilizzo di fibra di carbonio per la carlinga, il velivolo Solar-Impulse HB-SIA assomiglia a una grande libellula.

Una libellula con ali da quasi 64 metri, pesante poco più di un’automobile.

La cosa ancor più sorprendente è che i 4 motori di cui è dotato, possono utilizzare l’elettricità trasformata dai raggi solari attraverso quasi 12.000 celle solari anche di notte.

Ma non lascia indifferenti neppure la grande manovrabilità che ha dimostrato, dal decollo all’atterraggio.

Continua la sfida, che è non solo di natura tecnologica, come ha sottolineato Piccard

Solar Impulse è una sfida con un’anima ecologista, intende infatti dimostrare cosa possiamo fare usando energie rinnovabili e applicando nuove tecnologie che possono salvaguardare le risorse naturali.

La prossima tappa clamorosa sarà il giro del mondo a “volo solare” in programmazione per il 2013.

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La schermista, il ginecologo, il corpo delle donne…

Nata sotto il segno della Vergine, siamo pronti a scommettere che abbia l’ascendente in Leone! Margherita Granbassi, nativa di Trieste (01/09/1979) è conosciuta, soprattutto, come la schermitrice olimpica che ha conquistato, a Pechino 2008, due medaglie di bronzo nel fioretto, giusto seguito di una serie nutrita di medaglie a squadre.
Ma anche per essere stata l’intervistatrice in studio ad Anno Zero, edizione 2008/2009.
Ma anche per aver partecipato all’edizione appena conclusa di Ballando con le stelle su Rai Uno.
Lui, il ginecologo, è Carlo Flamigni (Forlì, (04/02/1933)Medico Chirurgo specializzato in ostetricia e ginecologia a Bologna, dove ha svolto anche attività di ricerca, oltre alla carriera accademica.
Membro del comitato nazionale di bioetica, Presidente onorario della AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica).

Il libro, Guida al corpo delle donne è il frutto del lavoro a 4 mani tra i due universi. Apparentemente molto distanti, ma essenzialmente vicini: una donna, che ha esperienza tangibile del mondo dello sport, delle competizioni, della comunicazione e un uomo che ha dedicato la propria vita non solo allo studio ma anche alla divulgazione di temi (ostetricia, ginecologia, riproduzione) assolutamente femminili.

Libro Guida al Corpo delle donne

Tanti argomenti, trattati dall’ad alla Z, e dalle parole che Margherita ha detto durante un’intervista proprio in occasione della presentazione,

tante cose sono frutto della mia esperienza di donna.

si capisce che la lettura sarà sicuramente interessante, dal tono confidenziale da un lato, e scientifico dall’altro.

Il loro corpo (delle donne, ndr) è il campo di battaglia e insieme la posta di un terribile scontro di civiltà: non tra occidente e oriente, ma tra chi (in occidente come in oriente) vuole porre sotto controllo le donne, con la forza o con altri modi e chi vuole difenderle.

Margherita Granbassi

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La faccia di plastica è come il burqa.

Riprendetevi la faccia!

E’ l’esortazione che ci arriva da Barbara Alberti, la scrittrice (opinionista, sceneggiatrice, saggista) che presenta il suo ultimo lavoro dedicato all’orgoglio femminile, “Riprendetevi la faccia“.

Un problema di autostima, dice l’Alberti, ma anche di costume sociale.

“Nulla contro la chirurgia plastica, sino a che questa non viene resa obbligatoria.”
Acuta e provocatoria, Barbara Alberti mette in guardia contro le, spesso subdole cioè non dichiarate apertamente ma pesantemente pretese, richieste di eterna bellezza ed eterna giovinezza rivolte alle donne e dice: “Donne, stiamo attente, ci stanno levando tutto! Se ci levano anche la vecchiaia siamo fritte.”

E, ancora più provocatoriamente, mette a confronto il Burqa religioso con quello di plastica della società occidentale. Essere sè stesse stagione dopo stagione, accettare orgogliosamente i segni del tempo.

Chiede: “Perché fingere di essere ciò che non si è e adattarsi a essere quello che più o meno indirettamente viene richiesto da non si sa chi?”.

Un consiglio, da esperta comunicatrice e al pari di un life coach, lo dispensa nelle prime pagine del suo libro, dove scrive alle donne: “Cambiate età ogni giorno. Siate nonne a quindici anni fidanzate a ottanta, ma non siate mai quello che gli altri vogliono”.

Concludendo, nell’intervista televisiva rilasciata recentemente proprio in occasione della presentazione dell’ultimo libro, dice che “Sì, fondamentalmente è un problema di scarsa autostima, da parte delle donne. Ma (aggiunge) non seguite i corsi di autostima. Quelli sono corsi di bullismo!”.

Davvero non banale l’Alberti, attenta osservatrice della nostra società che compirà 67 tra qualche settimana, ci propone un “modello” di donna affascinante e intelligente senza dover sfoggiare seni prosperosi, labbra a canotto, pelle tiratissima e aggressività gratuite.

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Roma sexy

Secondo l’allegato settimananale del Times, inserto per lo più interessato a viaggi e life style, ROMA sarebbe tra le 12 città più indicate per erotiche vacanze e sexy week-end o cose del genere.

La mia parplessità non è certo per la scelta della città eterna. Credo che il fascino di Roma, l’atmosfera calda e avvolgente, sia un fatto oggettivo, più che di gusti personali.

Continua a leggere

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Naomi mena ancora

Naomi Campbell

Ve la ricordate? La bella Naomi Campbell era finita più di una volta in tribunale per aver percosso e lanciato oggetti ai suoi dipendenti. Continua a leggere

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Regole, Costituzione: per sfuggire alla responsabilità rinunciamo a scegliere.

La sala del palazzo del turismo a Cesenatico.

la sala gremita

Cesenatico, ore 21, sala conferenze del Palazzo del turismo.
Gherardo Colombo, l’ex magistrato di “Mani pulite”, del “Lodo Mondadori”, dell’inchiesta sulla P2.

Il sindaco, l’assessore e una maestra in pensione in rappresentanza del circolo del quartiere Madonnina di Cesenatico (circolo che ha organizzato già da tempo incontri per approfondire la conoscenza della costituzione e che ha portato il dottor Colombo qui questa sera). La sala è piena, e con puntualità inizia l’incontro con questo uomo.

Un uomo di poco più di sessant’anni, uomo interessante e piacente anche da un punto di vista superficiale, ma soprattutto uomo di spessore, quello spessore umano che si percepisce da una persona che sa di che cosa parla e che è mossa dalla passione per ciò che fa.

Molto disinvolto prende il microfono alzandosi da dietro il banco degli oratori e comincia a camminare “Oramai mi sono abituato a camminare mentre parlo. In questo modo si eliminano le distanze tra chi parla e chi ascolta, incontro spesso scolari alunni e così mi pare di arrivare più vicino” ci dice.

Gherardo Colombo a Cesenatico.

Gherardo Colombo ha lasciato la magistratura da pochi anni e la curiosità dei presenti, oltre per l’argomento principale dell’incontro – cioè quello dell’importanza delle regole – porta a a chiedergli le ragioni, anzi induce lo stesso Colombo a raccontarci perché non è rimasto, per gli anni che ancora gli erano consentiti, a fare il magistrato. E lo fa con una grande capacità comunicativa, la stessa che emerge durante tutte le 2 ore dell’incontro, usando ho la narrazione e la metafora per farci capire.

E raccontandoci la metafora dell’idraulico ci spiega come, a un certo punto della sua carriera di magistrato, si sia sentito come quell’idraulico che, chiamato in pronto intervento da un cliente che alzatosi dal letto alla mattina non ha potuto farsi il caffè perchè dal rubinetto della cucina l’acqua non usciva, dopo avere trascorso molte molte ore a cercare di aggiustare quel rubinetto senza risultato ha pensato di andare a cercare a monte, altrove, le possibili cause di quel guasto.

E così cercando, finisce in cantina, a lavorare attorno alla saracinesca dell’acqua dell’intero condominio. E dopo aver lavorato ancora a lungo quella saracinesca, torna nell’appartamento del cliente, prova per vedere se l’acqua ora esce da quel rubinetto. E l’acqua esce.

Ci specifica, in completamento alla metafora, che lui a un certo punto della sua carriera si è sentito come quell’idraulico che continuava a lavorare attorno a un rubinetto che non poteva aggiustare. E che ha scelto di lavorare alla saracinesca dell’intero condominio cioè di cercare di cambiare il rapporto dei cittadini con le regole.

Sì perché, ci chiede Colombo: “Pensate che sia applicando il controllo che si possa ottenere la legalità e la giustizia?”

No, non pensiamo o, almeno, io e molti altri non lo pensiamo di certo.

Lo puntualizzo perché non si sa mai con chi si ha a che fare. 🙂 Perché dalle piccole cose quotidiane possiamo capire quale sia il nostro rapporto con le regole. E a questo punto Colombo ci ” umilia ” leggendoci poco più di una pagina del suo libro “Sulle regole“. Si tratta di un elenco scritto e letto con tono “ironico”, ma non troppo, di tutte quelle “piccole” infrazioni alle regole di comune convivenza civile (e leggi) che tutti i giorni, ciascuno di noi, piaccia o meno sentirselo dire, commettiamo.

Dal posteggiare in seconda fila o in divieto di sosta, da non farsi rilasciare una fattura per avere uno sconto, a non pagare un biglietto del treno o dell’autobus. L’ex magistrato sostiene che cambiare la percezione delle regole è importante e deve capitare PRIMA dell’applicazione del controllo.

E introduce l’argomento Costituzione: la Costituzione Italiana, promulgata nel 1947, é la legge fondante dello Stato italiano, il “contenuto” delle “regole” (le leggi) e dice, in primo luogo, che ciascuno di noi è importante (art. 2: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”.

Affinché cambi la percezione delle regole occorrere che ciascuno sappia, abbia consapevolezza e sicurezza, di essere al CENTRO come persona.

Colombo ci disegna per aria un triangolo il cui vertice è la persona e sulla cui base stanno, da un lato, i DIRITTI  e, dall’altro, le PARI OPPORTUNITA’ ovvero l’uguaglianza DI TUTTI di fronte alla Legge.

E aggiunge che non è un caso se, poco meno di un anno dopo la promulgazione della costituzione italiana, venne promulgata anche la Dichiarazione Universale dei diritti umani. LA PERSONA (non gli interessi di qualcuno, le idee di qualcuno ecc.) è, deve essere, al centro. Nel corso della storia umana il potere è sempre stato gestito in maniera piramidale cioè più potere a pochi, e meno ai più. Dalla base, la più estesa, spesso priva di ogni diritto fino al vertice, con il potere assoluto nelle mani di una sola persona.

E nel corso della storia quello che in un passato sarebbe apparso totalmente impossibile, folle, assurdo, poi si è realizzato (munifico di esempi e narrazioni ci conduce a riflettere su questo fatto, assolutamente realistico, concreto).

A questo punto della conversazione con Gherardo Colombo non poteva mancare qualcuno che pronunciasse la solita frase: “Ma se lo Stato non c’è?”.

M’è parso di scorgere un cenno di sorriso, non vorrei dire di ghigno, sul volto del nostro relatore. Come se stesse pensando: “Eccoci! E’ qui che vi stavo aspettando.(e te pareva!)”.

Infatti la domanda che immediatamente ci pone è: “Che cos’è lo Stato, secondo voi?”.
Dal fondo della sala una flebile voce, sul silenzio meditabondo che si stava instaurando, sussurra: “lo Stato siamo noi”.

Colombo sorride paterno (deve essere mosso da una grande passione per incontrare ogni anno almeno 3 milioni di persone, accorgendosi ogni volta di quanto queste persone siano fragili, condizionabili, stanche e anche un po’ in soggezione davanti a lui). E, con soddisfazione ripete: “<Non c’è lo Stato> non esiste!!! Esistono i cittadini che non si preoccupano di rispettare le regole”.

E, continua “a volte ho l’impressione che siamo tutti un po’ rimasti adolescenti. Dove lo Stato è la mamma e il cittadino l’adolescente”.

Ci lancia fendenti mica da ridere, con la responsabilità “del buon padre di famiglia”.

Personalmente, in questo momento storico, sto vivendo con grande stanchezza il mio voler essere cittadina, madre, donna, coerente e convinta sostenitrice delle regole. Ci credo, non solo perché da un punto di vista psicologico e pedagogico, le regole rappresentano lo strumento fondamentale per stabilire lo spazio entro il quale esprimersi creativamente, ma anche perché ho la convinzione da sempre, per educazione ricevuta e per indole, che sia l’insieme delle gocce a costituire l’oceano!

Mi sono trattenuta, durante l’inizio di questo incontro, dal fare una domanda al magistrato, al conoscitore di regole, di leggi, di comportamenti umani, agganciandomi al tema “evasione fiscale” da lui sornionamente toccato, perché sarei sicuramente scivolata in una vena polemica non funzionale al mio bisogno di ottenere una precisa
risposta.

Sì, vena polemica, perché parlare di evasione fiscale in un paese come Cesenatico, che registra redditi denunciati molto bassi tra i suoi residenti, nonostante l’attività turistica rappresenti una fonte di arricchimento enorme per tutti coloro che vi partecipano.

Un paese dove pare che gli evasori non solo si sospettino, ma siano volti noti. Che non si preoccupino di sfoggiare un tenore di vita assolutamente inspiegabile e incompatibile con i redditi dichiarati.

Ma, a questo punto dell’esposizione, sfiancata dal quotidiano ascolto di notizie insopportabili per chi ama la giustizia, per chi insegue e sostiene la fondamentale importanza di pari opportunità tra generi umani, mi rivolgo spontaneamente a Colombo e gli chiedo: “che fare?”
Confessandogli che ho quasi del tutto esaurito le idee per proseguire e perseguire coerentemente le mie idee di civiltà, di uguaglianza, di giustizia.

Lui tenta di beccarmi in fallo, chiedendomi di rimando quale sia la mia attuale strategia. Io gli rispondo che ascolto, aspettando di cogliere qualche nuova idea. Ma subito aggiungo che nel frattempo continuo a mettere in atto i comportamenti che ritengo rispondano al bisogno di coerenza e di giustizia.

Poi mi chiede, e chiedendomelo mi risponde:

“Lei ricorda il 1992?
(certo che me lo ricordo! Lavoravo ancora in televisione, responsabile della segreteria di redazione, seguivo l’informazione anche sotto il profilo professionale oltre che personale). Si ricorda quale fu la reazione della gente? L’indignazione. Un’indignazione così forte da far credere che la mafia sarebbe stata sconfitta.
Ma poi la mafia è stata sconfitta? No! Perchè? Cosa è successo?
LA GENTE SI E’ STANCATA D’INDIGNARSI.”

La sua risposta mi è chiara, è la stessa che mi dò io ogni volta che mi accorgo stanca, nel mostrare i miei figli quali siano i comportamenti da tenere, nello spiegargli le ragioni di ciò, nonostante quello che vedano attorno spesso sia molto diverso da ciò che discutiamo. Nell’affrontare civilmente il vicino di casa quando si comporta in maniera lesiva dei miei più elementari diritti (di proprietà, di tranquillità ecc.)

Colombo continua. Rendersi conto dei propri limiti. Le cose non cambiano improvvisamente. Ma certamente piu’ impegno ci mettiamo e meno tempo ci vuole. Ma certamente ci vuole impegno costante per ottenere risultati.

Nella storia ciò è dimostrato; progressivamente giorno per giorno è cambiato il modo di pensare (la tortura, la schiavitù, le macroscopiche discriminazioni alle donne, ad un certo punto i tempi sono stati maturi affinché potessero cambiare in meglio le cose).

“Come cambia il pensiero?” ci chiede ancora Colombo.
E subito risponde: “Il pensiero cambia pensando, confrontando.
Qual è la differenza che contraddistingue la libertà dalla non libertà, che cosa fa la differenza tra essere libero e non esserlo?”

Su questo siamo maggiormente preparati, perché da più parti della platea si alza una sola parola: “Scegliere!”

“Sì, scegliere.” Continua Colombo.

“La libertà” ci dice, “piace a tutti. La libertà si esercita scegliendo, la scelta implica responsabilità. Ma la responsabilità piace assai meno.

È così che, per sfuggire alla responsabilità, rinunciamo a scegliere e, dunque, rinunciamo alla libertà.”

Tutta la serata è improntata (dall’ex magistrato di mani pulite, lodo Mondadori, P2 e di tanti altri processi interessanti sotto l’aspetto della ricerca e dell’applicazione della giustizia) sull’importanza FONDANTE della responsabilità individuale. Nel corso delle due ore nelle quali lo abbiamo ascoltato, ha anche buttato là una piccola domanda, che non ha avuto seguito nella discussione, ma che TUTTI abbiamo udito:

“Voi avete un’idea quanto contate?”

E così, rinfrancata dalla risposta di Gherardo Colombo ai miei attuali tormenti esisteziali, me ne torno a casa determinata a procurarmi la Costituzione Italiana, leggerla integralmente e contribuire, nei modi che mi sono più congeniali, a diffonderne la conoscenza.

Perchè, tra le altre cose, ci siamo ritrovati tutti molto ignoranti, ieri sera, anche di fronte alla domanda:

“Avete letto la Costituzione?” e, davanti al nostro mugugnare imbarazzato (quasi più imbarazzato dell’imbarazzo delle persone che si sono sentite tirate in ballo quando ha parlato di evasione e di come, cittadini tra i cittadini, gli evasori non dovrebbero avere diritto neppure a camminare per strada, visto che i marciapiedi sono costruiti con i soldi che CHI NON EVADE HA PAGATO ALLA COLLETTIVITA’) il Dottor Colombo ha seraficamente affermato: “Io credo si debba parlare di ciò che si conosce.”

Parole sante, caro Gherardo. Parole sante.
Mi sento di dover rimediare.

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AUGURI, ce n’è bisogno.

SAN SILVESTRO 2009: tra poche ore, oltre a tutto il resto (sì, insomma, al solito copione di capodanno: “la cravatta, quella che ho messo anche anno scorso tanto è di moda”, “le scarpe quelle rosse… no, scomode e col tacco troppo sottile, porteranno fortuna ma quest’anno non le metto”, “Zampone e lenticchie: l’anno passato mi sono rimaste sullo stomaco due giorni” ecc.), scatteranno gli aumenti di molte tariffe.

QUELLE tariffe che, a noi poveri mortali -vegeti per redditi medi – svuotano il portafoglio anche dalle tarme!

Se per esempio ci spostiamo con i mezzi pubblici (e se abbiamo la fortuna di vivere in luoghi serviti dai cosiddetti, perchè altrimenti ciccia!) un euro a corsa ci pesa, ma organizzandoci possiamo farlo rendere per quei 60 minuti che ci vengono concessi.

Se usiamo per lo più il treno, la situazione precipita perchè le tariffe del trasporto di Trenitalia sono aumentate in sordina! BOLOGNA-ROMA acquistato on line, quindi scontato del 5% sul costo alla oggi costa 58 euro sulla Freccia Rossa con 2 ore e 3 minuti, incontrociando le dita, naturalmente! Maggio scorso, EuroStar AV BOLOGNA-ROMA, sempre acquistato on line: 48 euro per 2 ore e 50 di viaggio preventivato. InterCity, Bologna-Roma, dicembre 2009, 45 euro per 2 ore e 50 di viaggio previsto. Con tutti i problemi che l’alta velocità ha causato ai treni PENDOLARI…

Ma se ci spostiamo in auto e magari siamo costretti a usare la “rete autostradale” del nostro Paese allora, DALLA MEZZANOTTE DI OGGI la buona notizia (si fa per dire) è che le tariffe autostradali AUMENTANO dal 2 al 4% (ma se vegetate sulla Torino Milano pare che gli aumenti arrivino fino al +16%). E siccome l’auto ha bisogno di carburante, sollazziamoci con la notizia che, mediamente, un pieno costa 11 euro in più rispetto al pieno dell’anno scorso. Quindi, il consuntivo per il 2009 per queste faccenduole che coinvolgono la maggior parte dei mortali occidentali, è stato stimato attorno a 600 euro in più per gli aumenti, a famiglia.

Per fortuna (sempre per dire, si fa sempre per dire!) le tasse sono aumentate per la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti (sì, insomma, sempre noi, quelli che vegetano come possono ma sempre per bene, rispettando anche “obtorto collo” le leggi, le regole e gli obblighi civili) portando tra i 600 e 2000 euro in meno, per quest’anno che va chiudendosi, nei loro bilanci FAMILIARI.

Cambiando punto d’osservazione, ma rimanendo nel tema SAN SILVESTRO, pare che a ieri siano stati gia’ sequestrati 140 mila chili di fuochi d’arficio illegali.


Botti, petardi (personalmente, banali e fastidiose rotture di p… timpani!) e amene scariche di armi da fuoco. Scommettiamo che domani, oltre al Concerto e alla Messa, nei tg ci sarà il bollettino di guerra di amputati e sbruciacchiati?!

Ma non rattristiamoci!!! Domani, oltre a essere VENERDI’ sarà anche il primo giorno del nuovo anno! E se, nell’anno che va a terminare, la vendita di AUTO DI LUSSO è aumentata del 30%, vuol dire che, almeno, qualcuno in più che se la spassa c’è!

O NO?!!! :-/

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Mio signore

“Dimmelo ancora,
e ancora.
E sempre.

Quello che hai da dire.
Tutto quello che vuoi.
Quello che immagini,
che non hai detto mai.

Chiedimi ancora,
e ancora,
e ancora…

Sino a che sarai pago, placato,
sazio, arrivato.

Sino a che ogni mia singola
corda avrà vibrato,
sino a che avrai fatto vibrare
ogni mia corda assieme.

Sino a che
solo
il battito dei nostri cuori
saprà rispondere.”

Realistica 😉

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Protetto: agevolando quel polemico di Cicco

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The Liebster Award!

liebster_award


Sarebbe, ‘sto Liebster Award?

🙂

Da perfetta Amazzone Timorosa 😀 (e diffidente) mi informo proprio dal blogger che mi ha nominata/segnalata. Chi è, cosa vuole, perché a me…?
Normale, Amazzone Timorosa, l’ho detto!

Poi capisco 🙂 e mi piace l’idea. Un po’ per far conoscere le mie storie (realistiche, ovviamente), un po’ per parlare di me, e un po’ per far girare questo semplice metodo di auto promozione di blogger  non infarciti di pop-up, spot, pagine pubblicitarie, riquadri orrendi e oscuranti ecc.

Ligia (e leeeeeeeeeeenta), dunque, al circuito, innanzitutto ringrazio il mio nominante, WOLKonSTORY e passo alle REGOLE del GIOCO:

Per chi, come me, ignorava le regole dei Liebster, eccole qui:

  1. Ringraziare il blog che ti ha nominato [FATTO!]
  2. Rispondere alle 10 domande dei Liebster [PROVVEDO DI SEGUITO]
  3. Nominare altri 10 blog con meno di 200 followers [HUMM! VADO A SCOVARLI!]
  4. Comunicare la nomina ai blog nominati [AZZ! E’ QUASI UN LAVORO!]

Ma ora ecco che vi dirò…..

Perché hai aperto un blog?
La psicoterapia costava troppo 🙂 e ho pensato che, tutte le storie che si muovevano autonomamente in me, potevano darmi meno fastidio se le avessi tirate fuori.

Ci parli un po’ delle tue passioni?
La PASSIONE è UNA. Che poi si può declinare in differenti campi e professioni e hobby e… La mia PASSIONE è Vivere, pienamente. Da sempre. Così ho (fortuna sfacciata!) incontrato, nell’ottobre del 1993, una straordinaria opportunità per usare la PASSIONE: il ReiKi.
Antica arte per il riequilibrio energetico e l’auto guarigione naturale, ha salvato la mia vita e mi ha spinta a sentire tutto con più potenza.
L’ho imparato, l’ho praticato, lo insegno ancora oggi. Con tanta calma e un sacco di “puzza sotto al naso” 🙂 Sì, non lo insegno a chiunque. Ma solo a chi mi piace. Un altro modo di appassionarmi è stato lo studio della Programmazione Neuro Linguistica. La magia delle parole! La burla della mente! Il potere del linguaggio… Master Practitioner in PNL, ovvero studio continuo, continua pratica. Come per il ReiKi. Appassionatamente! Tutto il resto è Vita!

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?
I commenti sono utili per generare traffico, e qualche volta sono utili se si vuol avere un feed-back su quello che si è scritto. Personalmente le mie storie, le mie considerazioni, amo regalarle e, si sa, un regalo non lo si vincola né a un grazie, né a un commento 😉

Di cosa parli nel blog?
Cose reali, o meglio, realistiche. In maggior parte cose d’Amore. Quell’amore che sta dietro alla necessità di “amare” qualcosa o qualcuno. Il motore, dell’Amare. Amore amaro, se preso senza dolcezza e che, talvolta, viene vissuto solo come una malattia degenerativa. Per poter guarire. Un po’ cinica, un po’ pragmatica, insomma REALISTICA.

Hai creato un rapporto di amicizia con altri blogger? Vi siete mai conosciuti personalmente?
Più sociale che socievole, avendo aperto il blog per sfogare le mie parole di dentro senza ricorrere all’analista (per così poco? 😉  ) scrivo quando mi pare, come mi pare, se mi pare. Quindi no, non ho alcun rapporto di amicizia con altri blogger. Ma, a testimonianza della mia buona pasta, ho avuto modo di conoscere e stringere amicizia con parecchie “guide” del progetto di superEva (per il quale, mi piace ricordarlo, ho svolto il ruolo di tutor della community, oltre che aver scritto per il canale ReiKi 😉 e Prevenzione). Lì era un altro approccio, perché si trattava di fare community, e di divulgare materie nelle quali si era professionisti. Più di un blog, un portale. Anzi, una serie di portali. Bell’esperienza. Ma mi piace molto anche questa.

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?
Ho visto crescere costantemente il numero di visite (con un ottimo rapporto tra visitatori e pagine viste, circa di 1/4 ovvero, chi legge qualcosa nel blog di REALISTICA, poi legge anche qualcos’altro). Non ho idea, da qui a 2 anni, cosa potrebbe succedere. Sì, mi piacerebbe se 1) avessi sempre più tempo e voglia di sfogarmi di storie e 2) se i miei sfoghi esistenziali, i miei telling channeling , girassero tra più schermi, tra più menti, tra più cuori…

La cosa che sai fare meglio?
Forse, quella nella quale mi esercito con maggior costanza: connettermi (e non parlo di internet 😀 ).

Quanto tempo dedichi al tuo blog?
Ho ampi margini di miglioramento, per organizzare le mie sortite sul blog di REALISTICA! Però, però… come ho detto è una specie di terapia, per me, non è un male se ci passo sempre meno tempo.

No?!

Come nascono i tuoi post?
Nascono come nascono le storie: a volte sono brandelli di situazioni, a volte è il messaggio da dare a guidarli, qualche volta sono storie vive di vita propria, che prepotenti spingono per uscire. E in quei casi, magari sto correggendo la bozza di una rivista da mandare in stampa, oppure sto aggiornando un sito, o una pagina facebook o… qualsiasi cosa io stia facendo, in quei momenti DEVO imperativamente scrivere la storia che preme. Insomma, scrivo molto spesso di getto, e non ho correttori di bozze, perciò errori di battitura e di scrittura compulsiva li scopro anche dopo qualche mese.
E a voi, come girano le storie?

NOMINATION [blog che ho trovato interessanti, e che per scrivere questo post ho dovuto leggere 😉 ]:

https://walkonstory.wordpress.com (il nominante!)

https://fuoridallarete.wordpress.com

https://patriziaangelozzi.wordpress.com

https://cammelloblu.wordpress.com

https://nagelpink.wordpress.com

https://federicaiezzi.wordpress.com

https://chiarachiarissima.wordpress.com

https://sasscer.wordpress.com

http://dodicirighe.com

https://wwayne.wordpress.com

http://francescofiumarella.com

https://perizomablog.wordpress.com

https://ragazzarosa.wordpress.com

https://violetadyliopinionistapercaso.wordpress.com

https://ilmiokiver.wordpress.com

https://cervellorosso.wordpress.com

https://beautymolly.wordpress.com

https://marcellomeo.wordpress.com

Opppps! Son più di 10 e non ho controllato quanti followerssss abbiano. Pazienza 🙂

Buona implementazione di letture, lettori, storie…

 

 

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