Il rifiuto impedisce la comprensione, l’apprendimento.” (Nader Butto, conferenza su FAST EMOTIONAL ELABORATION AND LIBERATION, Riccione – aprile 2008)
La nostra esistenza è basata sul rifiuto.
Sin da appena nati impariamo a dire NO a ciò che proviamo, che desideriamo, che vogliamo esprimere, per l’illusione di poter così essere COME CREDIAMO CI VOGLIA CHI CI NECESSITA.
Non è forse vero che, tra adulti, è spesso usato il termine interrogativo: “è buono?”, “è stato buono?”, riferendosi al neonato che non abbia pianto?
Quindi PIANTO = CATTIVO è il messaggio che il neonato percepisce attraverso, certo, non la comprensione delle parole, ma molto più efficacemente attraverso l’energia del NON VERBALE. E siccome HA BISOGNO DELL’ADULTO, nel tempo apprende a nascondere ciò che crede che “il resto del mondo” non voglia da lui.
Non è forse vero che, pur pretendendo la verità dai propri figli, stuoli di genitori mentono loro sulle più disparate faccende, giustificandosi perchè: “tanto sono solo bambini” o, peggio, se i figli “confessano una colpa”, anzichè essere aiutati nel comprenderne le ragioni, li sgridano e puniscono?
Dunque: NEGARE, NEGARE, NEGARE?
Abituare la mente, abituare il nostro sistema di convinzioni e di pensieri che, anche davanti all’evidenza, ciò che non ci piace, ciò che ci disturba DEVE ESSERE NEGATO, così non ci farà più male?
Può darsi, anzi, sicuramente per molte persone QUESTA E’ LA SOLUZIONE.
Ma la mente gioca qui la sua tremenda vendetta!
Non conoscendo la negazione, frutto di virtuosismi linguistici, essa deve, per poter negare, evocare l’oggetto della negazione stessa.
Mi spiego: per non pensare a un pesce, la nostra mente deve PRIMA evocare UN PESCE.Uno qualsiasi, dal suo “catalogo immagini”. Poi, e solo poi, tracciargli sopra una bella croce, a indicare che: IL PESCE NO.
Capite che sottigliezza?
Oltre a impedire comprensione e apprendimento, il rifiuto concede alla mente, esprimendosi in termini di negazione, la carta della beffa!
Mai visto la scena: “non guardare giù!!!” e TRACK! tutti a farlo, anche se ciò induce un amento del pericolo…?
Oppure: “non toccare!!!” e, A RI TRACKKETE! tutti a lucidare l’oggetto esposto!
Una volta, all’interno degli spazi amministrativi di un’azienda di mobili, vidi l’esempio lampante e divertente di questo naturale processo neurologico. A fianco della fotocopiatrice, una mensola con fogli per appunti, un cordino con un cappio di mezzo centimetro all’estremo, fissato alla mensola dal capo opposto con una puntina e, sopra alla mensola, un cartello: “NON RUBATE LA MATITA”!
A dirla tutta, Butto dice: “La sofferenza genera il rifuto, il rifiuto impedisce la comprensione, l’apprendimento…“.
Ma questa è solo la ragione del rifiuto, la giustificazione della sua esistenza. Quando abbiamo sofferto rifiutiamo situazioni che assomiglino a quelle che ci hanno procurato sofferenza.
Se siamo pavidi, dunque, rifiutiamo.
Se siamo un po’ più intelligenti, giriamo le spalle. Ci volgiamo altrove. Baipassando l’effetto ritorsivo della mente, sul breve periodo.
Ficcandoci, però, in ben pegiori sabbie mobili! O il sicuro rimpianto, che prima o poi emergerà, tra i cubi di pesante cemento armato con il quale si lasciano affogare pensieri, emozioni, persone.
O il rischio che, quando pensieri, emozioni, persone non siano così affogabili
, basterà un solo, lieve alito di vempo per farci girare e ri-trovare d’innanzi a spettri di pensieri, emozioni, persone non più raggiungibili ma… haimè! presenti come ricordi indelebili nella mente.
In confidenza, io preferisco la terza via.
Abile, lo confesso, ai piani “B”, “C”, …”Z” io PRENDO TEMPO.
Metto in fila il DOLORE, gli dò un nome, ci prendo confidenza.
E dopo un po’ cambia il rapporto con lui.
E posso Conoscere, facendone conoscenza.
Pensandoci bene, assomiglia anche alla conclusione del dott. Butto:
“liberarsi dalla sofferenza, per risolvere ed evolvere“.
Il quale dice, anche, e sono d’accordo con questa sequenza:
“la vera essenza dell’Uomo è spirituale. Soffriamo per ignorarla.
La Felicità è il segnale che stiamo andando nella giusta direzione“.