Perchè Hermann Hesse?
Ma perchè risponde alle più profonde domande dell’animo umano.
Con poesie, riflessioni, romanzi, saggi… e lo fa laicamente, senza ideologismi e con onestà.
Perchè se non avete ancora letto qualche sua pagina e vi interessano la vita, l’amore, la passione, la “fede” non potete rimanere ancora a lungo lontano dai suoi testi!
Essere amati e amare
Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita.
Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire che ciò che dà valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire.
Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni.
Il denaro non era niente, il potere non era niente.
Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici.
La bellezza non era niente, si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza.
Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza.
Ma la felicità era ovunque una persona avesse dei forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento.
La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.
C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro.
Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro.
Felice è chi sa amare.
Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la nostra vita. Felice è dunque chi è capace di amare molto.
Ma amare e desiderare non è la stessa cosa.
L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.
Hermann Hesse “Sull’Amore”

L’adempimento
“Dal fiume delle lusinghe, dei vizi, delle catene mi risollevai armato e silenzioso, saturo di sapere, saggio ed esperto, maturo per Erminia. Ultima figura nella mia milliforme mitologia, ultimo nome nella serie infinita, affiorò lei, Erminia, e io riebbi la mia coscienza che pose fine alla fiaba amorosa poichè non volevo incontrarla nella penombra di uno specchio fatato, a lei non apparteneva soltanto una figuretta della mia scacchiera, a lei apparteneva Harry tutto intero.
Avrei quindi ricostruito il mio giuoco di figure in modo che tutto si riferisse a lei e convergesse verso l’adempimento”…
Hermann Hesse, “il lupo della steppa”
pag. 262 Ed.Oscar Mondadori

La vocazione
“La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di arrivare a sé stesso. Finisca poeta o pazzo, profeta o delinquente, non è affar suo, e in fin dei conti è indifferente. Affar suo è trovare il proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto e senza fratture dentro di sé. Tutto il resto significa soffermarsi a metà, è un tentativo di fuga, è il ritorno all’ideale della massa, è adattamento e paura del proprio cuore”.
Demian. – H.H.
(Grazie Patrizia!
)
Il mio credo
La fede che intendo io non si può facilmente tradurre in parole.
Si potrebbe all’incirca definirla così: credo che nonostante la palese assurdità, la vita abbia un senso; io mi rassegno a non poter comprendere questo senso supremo con l’intelletto, ma sono pronto a servirlo, dovessi anche per questo sacrificare me stesso.
Percepisco dentro di me la voce di questo senso nei momenti in cui sono realmente vivo e perfettamente sveglio.
Ciò che la vita da me richiede in quei momenti voglio cercare di realizzarlo, anche se è cosa che va contro le mode e le leggi consuete.
Questa fede non si può impartire per comando, né alcuno vi può costringere se stesso: é dato solo viverla.
da “il mio credo”

Pensare e Vivere
« la maggior parte degli uomini non vuol nuotare prima di saper nuotare. certo che non vogliono nuotare; sono nati per la terra, non per l’acqua. E naturalmente non vogliono pensare : infatti sono nati per la vita, non per il pensiero. Già, e chi pensa, chi concentra la vita nel pensiero può andare molto avanti, è vero ,ma ha scambiato la terra con l’acqua e a un certo momento affogherà. »

Obbedire al proprio
“Io ero un parto della natura lanciato verso l’ignoto,
forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla,
lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino
e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.”
Dal romanzo “Demian – storia della giovinezza di Emil Sinclair” di Hesse (1919)

