A chi sa che “essere umano” è una condizione transitoria
A chi crede che “più di ieri e meno di domani”
A chi detesta i furbastri e mette la freccia quando gira
A chi rinasce dalle proprie ceneri… anche più di due volte all’anno
A chi non ha rimpianti
A chi i rimpianti li ha archiviati
A chi ha Fiducia perchè sa che conviene averne
A chi perdona perchè sa che conviene lasciar andare
A chi ha dimenticato ideali per coltivare idee buone
A chi lascia parlare prima di dire: “ho capito”
A chi si sente bene e non ne prova vergogna
A chi vuole star bene ed è pronto per starci
A chi sa tacere le cose scontate
A chi ci si riconosce, sfiorandoci con lo sguardo, per strada
A chi occupa un posto e sa prendersene cura
A chi non torna perché l’amore teme
A chi ritorna perché non sa l’amore
A chi Ama senza ragione alcuna.
Realistica (C)
Sereno anno nuovo a…
La complessità delle cose semplici.
Per fare grandi cose, occorre fare piccole cose con grande amore.
(Madre Teresa di Calcutta)
La semplicità è una qualità, un atteggiamento, una disposizione considerata molto importante per correnti filosofiche e per discipline orientali. Per percorsi spirituali. E basta?!
Per noi occidentali è sempre più un’icona. Un bel sogno da mettere sul baldacchino dove accendiamo i ceri ai nostri Santi Protettori. Una chimera più che una possibilità.
Ecco perchè è sempre più evocata e, purtroppo, sempre meno praticata.
“E’ talmente bella che non la posso avere “, mai capitato di dire frasi del genere?
Giusto per non prendersi la briga di impegnarsi.
Semplice è minimi termini, è ciò che posso fare al meglio con il minimo sforzo.
Semplice è ordine, ma non è semplice mantenere l’ordine.
Semplice è l’Amore, ma non è semplice praticare l’Amore.
Semplice è ciò che ci viene naturale.
Semplice è altrettanto lontano dalle nostre nevrosi, dalle compulsioni e dal narcisismo che ci accompagnano in tanti, troppi gesti quotidiani.
Automatico è facile, Semplice richiede attenzione e impegno.
Proprio perchè le nostre abitudini ci portano lontano da semplice.
Tra facile e semplice c’è di mezzo “consapevolezza”.
“Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente. Perciò l’eccellenza è un’abitudine” scriveva Aristotele!
Riabituarsi alla semplicità è un impegno importante!
L’energia vitale, in quanto tale, esiste a prescindere da Noi.
Come il fiore profuma perchè è fiore e non per compiacere il nostro olfatto, l’energia vitale ci rende vivi ma non esiste per quello. Esiste e basta.
Ecco perchè le tecniche per il riequilibrio energetico, le tecniche basate sulla conoscenza e la ri-connessione dell’energia vitale sono vissute diversamente a seconda di chi le pratica.
All’energia vitale non interessa che noi si sia vivi, che noi si stia bene o meno.
A noi, invece, questo interessa moltissimo e conduciamo esistenze complicate pensando, così, di possedere la vita. O almeno di poter gestire la nostra.
Quante volte abbiamo amato credendo che fosse amore?
Ecco, prendendo spunto dagli inganni nei quali sono scivolata vivendo, voglio continuare a essere sempre più semplice.
Perché creso sia la strada migliore per essere sempre più me
Macchè quote rosa. Proporzionale!

Lasciando a parte le considerazioni sull’esempio di basso profilo e le figuracce di molti esponenti della nostra classe politica, soffermiamoci invece a pensare che I RAPPRESENTANTI POLITICI sono così chiamati perchè eletti (lasciamo da parte anche questo argomento specifico) a RAPPRESENTARE I CITTADINI DI UNA NAZIONE.
Dai dati disponibili emerge che, in Italia, la popolazione è di 57.458.826 unità. Delle quali 27.892.202 MASCHI e 29.566.624 FEMMINE. Dunque, molto più semplice e giusto, se si vuole davvero cambiare e avvicinare la gestione del Paese alle reali esigenze, speranze e ambizioni di chi lo popola, stabilire la proporzione in base a questo dato: 48,5 % MASCHI e 51,5 FEMMINE %.
E in Senato idem! Non c’entra se possono essere eletti (collocati) cittadini che abbiano compiuto 40 anni. Il compito che devono svolgere è PER LA POPOLAZIONE, che poi nell’attesa di vita vede le FEMMINE superare di 5 anni i MASCHI.
popolazione totale: 80,07 anni
maschi: 77,13 anni
femmine: 83,2 anni (2008 est.)
Semplice e indolore
no? Come si possa fare… non so! Ma se si possono applicare “quote rosa” si possono applicare anche “quote realtà”. E se non si candidano (leggi: se non vengono messe in lista dai capi di partito) abbastanza donne… beh! Qualche idea mi viene del perchè.
Quanto all’età, beh! lasciando andare anche il discorso sulla pensione che percepiscono con una briciola di legislatura (neppure di presenza, perchè non è su questo che la pensione viene erogata) dovrebbero LASCIARE GLI SCRANNI entro i 60 anni e trascorrere gli ultimi 5 a FARE LAVORI SOCIALMENTE UTILI!
La danza
Per tanto tempo ho avuto la sensazione che la vita sarebbe presto cominciata, la vera vita!
Ma c’erano sempre ostacoli da superare, strada facendo qualcosa di irrisolto, un affare che richiedeva ancora tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati, in seguito la vita sarebbe cominciata.
Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la mia vita.
Questo modo di percepire le cose mi ha aiutato a capire che non c’è un mezzo per essere felici, ma che la felicità è un mezzo.
Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita, e gustatelo ancora di più perché lo potete dividere con una persona cara, una persona molto cara per passare insieme dei momenti preziosi della vita, e ricordatevi che il tempo non aspetta nessuno.
E allora smettete di pensare di finire la scuola, di tornare a scuola, di perdere 5 chili, di prendere 5 chili, di avere dei figli, di vederli andare via di casa.
Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare.
Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere una nuova macchina o una casa nuova.
Smettete di aspettare la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno.
Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente, e decidete che non c’è momento migliore per essere felici che il momento presente.
La felicità e le gioie della vita non sono delle mete, ma un viaggio.
Lavorate come se non aveste bisogno di soldi.
Amate come se non doveste mai soffrire.
Ballate come se nessuno vi guardasse.
In volo con il Sole

In cielo, grazie all’energia solare. Solo pochi anni fa, pensare a un aereo che riuscisse a volare sfruttando l’energia del Sole, era pura fantascienza. Ma oggi, grazie alla ricerca svolta dall’equipe svizzera coordinata da Bertrand Piccard, questo sogno è stato realizzato.
Di grandi dimensioni ma con un peso molto contenuto ottenuto dall’utilizzo di fibra di carbonio per la carlinga, il velivolo Solar-Impulse HB-SIA assomiglia a una grande libellula.
Una libellula con ali da quasi 64 metri, pesante poco più di un’automobile.
La cosa ancor più sorprendente è che i 4 motori di cui è dotato, possono utilizzare l’elettricità trasformata dai raggi solari attraverso quasi 12.000 celle solari anche di notte.
Ma non lascia indifferenti neppure la grande manovrabilità che ha dimostrato, dal decollo all’atterraggio.
Continua la sfida, che è non solo di natura tecnologica, come ha sottolineato Piccard
Solar Impulse è una sfida con un’anima ecologista, intende infatti dimostrare cosa possiamo fare usando energie rinnovabili e applicando nuove tecnologie che possono salvaguardare le risorse naturali.
La prossima tappa clamorosa sarà il giro del mondo a “volo solare” in programmazione per il 2013.
La schermista, il ginecologo, il corpo delle donne…
Nata sotto il segno della Vergine, siamo pronti a scommettere che abbia l’ascendente in Leone! Margherita Granbassi, nativa di Trieste (01/09/1979) è conosciuta, soprattutto, come la schermitrice olimpica che ha conquistato, a Pechino 2008, due medaglie di bronzo nel fioretto, giusto seguito di una serie nutrita di medaglie a squadre.
Ma anche per essere stata l’intervistatrice in studio ad Anno Zero, edizione 2008/2009.
Ma anche per aver partecipato all’edizione appena conclusa di Ballando con le stelle su Rai Uno.
Lui, il ginecologo, è Carlo Flamigni (Forlì, (04/02/1933)Medico Chirurgo specializzato in ostetricia e ginecologia a Bologna, dove ha svolto anche attività di ricerca, oltre alla carriera accademica.
Membro del comitato nazionale di bioetica, Presidente onorario della AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica).
Il libro, Guida al corpo delle donne è il frutto del lavoro a 4 mani tra i due universi. Apparentemente molto distanti, ma essenzialmente vicini: una donna, che ha esperienza tangibile del mondo dello sport, delle competizioni, della comunicazione e un uomo che ha dedicato la propria vita non solo allo studio ma anche alla divulgazione di temi (ostetricia, ginecologia, riproduzione) assolutamente femminili.

Tanti argomenti, trattati dall’ad alla Z, e dalle parole che Margherita ha detto durante un’intervista proprio in occasione della presentazione,
tante cose sono frutto della mia esperienza di donna.
si capisce che la lettura sarà sicuramente interessante, dal tono confidenziale da un lato, e scientifico dall’altro.
Il loro corpo (delle donne, ndr) è il campo di battaglia e insieme la posta di un terribile scontro di civiltà: non tra occidente e oriente, ma tra chi (in occidente come in oriente) vuole porre sotto controllo le donne, con la forza o con altri modi e chi vuole difenderle.

La faccia di plastica è come il burqa.
Riprendetevi la faccia!
E’ l’esortazione che ci arriva da Barbara Alberti, la scrittrice (opinionista, sceneggiatrice, saggista) che presenta il suo ultimo lavoro dedicato all’orgoglio femminile, “Riprendetevi la faccia“.
Un problema di autostima, dice l’Alberti, ma anche di costume sociale.
“Nulla contro la chirurgia plastica, sino a che questa non viene resa obbligatoria.”
Acuta e provocatoria, Barbara Alberti mette in guardia contro le, spesso subdole cioè non dichiarate apertamente ma pesantemente pretese, richieste di eterna bellezza ed eterna giovinezza rivolte alle donne e dice: “Donne, stiamo attente, ci stanno levando tutto! Se ci levano anche la vecchiaia siamo fritte.”
E, ancora più provocatoriamente, mette a confronto il Burqa religioso con quello di plastica della società occidentale. Essere sè stesse stagione dopo stagione, accettare orgogliosamente i segni del tempo.
Chiede: “Perché fingere di essere ciò che non si è e adattarsi a essere quello che più o meno indirettamente viene richiesto da non si sa chi?”.
Un consiglio, da esperta comunicatrice e al pari di un life coach, lo dispensa nelle prime pagine del suo libro, dove scrive alle donne: “Cambiate età ogni giorno. Siate nonne a quindici anni fidanzate a ottanta, ma non siate mai quello che gli altri vogliono”.
Concludendo, nell’intervista televisiva rilasciata recentemente proprio in occasione della presentazione dell’ultimo libro, dice che “Sì, fondamentalmente è un problema di scarsa autostima, da parte delle donne. Ma (aggiunge) non seguite i corsi di autostima. Quelli sono corsi di bullismo!”.
Davvero non banale l’Alberti, attenta osservatrice della nostra società che compirà 67 tra qualche settimana, ci propone un “modello” di donna affascinante e intelligente senza dover sfoggiare seni prosperosi, labbra a canotto, pelle tiratissima e aggressività gratuite.
Roma sexy
Secondo l’allegato settimananale del Times, inserto per lo più interessato a viaggi e life style, ROMA sarebbe tra le 12 città più indicate per erotiche vacanze e sexy week-end o cose del genere.
La mia parplessità non è certo per la scelta della città eterna. Credo che il fascino di Roma, l’atmosfera calda e avvolgente, sia un fatto oggettivo, più che di gusti personali.
Naomi mena ancora
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Ve la ricordate? La bella Naomi Campbell era finita più di una volta in tribunale per aver percosso e lanciato oggetti ai suoi dipendenti. Leggi l’articolo completo
India: contraddizioni, fascino, brodo primordiale.
L’India è un paese grande, di cifre ancora più grandi!
Si estende dal 37°parallelo nord all’7° parallelo nord.
Dall’Himalaya all’Oceano Indiano.
Il settimo paese (Repubblica) più grande per superficie.
Il secondo paese più popoloso al mondo.
La terza forza militare mondiale.
E milioni di persone indigenti, povere allo stremo.
Che vivono in condizioni igieniche, sanitarie e culturali deplorevoli.
Culla di culture e religioni e filosofie antichissime.
Terra dove convivono, praticate con determinazione, le più grandi religioni del globo: Induismo (80,45% della popolazione), Mussulmanesimo (13,43 %), Buddismo (0,77%), Cristianesimo (2,34%), Sikhismo (1,87%), Giainismo (0,41%).
Che, se considerate la popolazione di 1,13 miliardi di persone, fa una bella cifra di praticanti.
Un paese dove la vita media è di 24,9 anni (in Europa era tale nell’800!) e ci sono 944 donne per 1000 uomini, dove il tasso di alfabetizzazione è del 64,8 per cento, suddiviso per il 53% di donne e 75,3% degli uomini.
Dove la crescita demografica è dell’1,38% annuo…
Un’economia nazionale tra quelle in più rapida crescita al mondo, con un tasso di crescita del PIL del 9,4% nel 2006/2007.
E il rischio, realissimo, che il progresso economico di pochi diventi la tomba, o almeno il purgatorio di molti, molti, più di ora, esseri umani.
Esseri umani che dormono sul ciglio della strada, in mezzo a immondizia ed escrementi.
Che chiedono l’elemosina, che desiderano conoscere di te, così diverso da loro.
Che sanno di doverti sfruttare, e ciò nonostante nutrono un genuino interesse a sapere chi sei.
Questa è un po’ l’India, ma come dicevo con alcuni compagni di viaggio, ci sono cose di questo Paese che non si possono raccontare, descrivere.
Perché puoi immaginare come vivano poveri, adulti e neonati, abbandonati solo alle cure delle missionarie di Madre Teresa.
Ma non puoi capirlo, afferrarlo se non lo vedi, se non annusi e se non ascolti quello che lì c’è.
Puoi forse immaginare il caos prodotto da uomini, donne, bambini, mucche, biciclette, risciò, apecars, moto, auto, pulman e pulmini, carri, capre, maiali, TUTTI, dico TUTTI in movimento contemporaneamente nello stesso spazio fisico.
Ma se non ne fai il pieno, fino a far scoppiare i neuroni, non lo puoi comprendere nella sua straordinaria capacità creativa.
Come traiettorie, come elettroni prossimi ad incontrare la propria orbita fissa e divenire materia.
Di questo ho deciso di raccontare.
Delle tappe di un viaggio studio compiuto con persone che conosco anche da 20 anni, che ho potuto conoscere più a fondo, e che ho avuto il piacere di conoscere solo in questa occasione.
Dell’impatto che un Paese nel quale, se avessi dovuto scegliere personalmente di andare, non sarei probabilmente mai andata.
Delle contraddizioni dell’India e degli occidentali: come due entità allo specchio, ciascuno con le proprie convinzioni, con le proprie esperienze, con le proprie radici.
E in alcuni casi con la voglia di andare oltre.
Di uscire dalla convinzione che “la mappa è il territorio”.
VEDI L’ALBUM FOTOGRAFICO fino al 12 ottobre 2008!
CONTINUA – la visita all’orfanotrofio di Madre Teresa, ad Agra
CONTINUA – INDIA come ho raggiunto l’illuminazione [parte1]
Obama: la realtà MEDIATA.
Due frasi, mi colpiscono questa mattina seguendo RAI news24.
McCain che, giustamente, da Politico dichiara: “colui che era il mio avversario politico ORA E’ IL MIO PRESIDENTE”.
E Barack Obama che, freddamente e romanticamente allo stesso tempo, parlando della sua compagna, dice (nel discorso di ringraziamento): “colei che è la mia migliore amica negli ultimi 15 anni, la roccia della nostra famiglia, l’amore della mia vita. La prossima first lady…”.
La realtà, oggi, è inesorabilmente MEDIATA dai media.
La campagna elettorale americana è sempre quella: convention, televisione, dibattiti, gadgets… e altro, naturalmente.
Da sempre. Come mai Obama ha vinto? Come mai tanta gente è tornata, andata, alle urne?
“SI’ POSSIAMO” (quello che Veltroni, come faceva notare Crozza l’altra sera, ha bislaccamente trasformato in: “si può fare – se pò fà”…) un elemento forte di questa campagna.
La situazione economica, la recessione, le cazzate di Bush ormai indigeste al popolo americano, che NON E’ esattamente l’America. Su questo tema discutevo anni fa con un collega della RAI. In effetti si tende a identificare un popolo con la sua nazione. Dimenticando spesso che la nazione è guidata da un gruppo ristretto di persone, che NON rappresenta il popolo. Non tutto, e comunque non il popolo. La democrazia ha, tra gli altri, questo limite. E se al potere arrivano squali, faccendieri, approfittatori e commercianti, ti saluto popolo! Che perde sia strumenti per tutelare la parte più debole e sfruttata, sia la faccia nei confronti del resto del mondo, che finisce per identificarlo con le cose che l’esecutivo del suo Paese decide…
Ma torniamo a noi (per citare l’amico Mingardi: “mi chiamano Dottor Divago” (“cara uga” da Xa vut dalla vétta Lp, 1981, F1 team) LA REALTA’ MEDIATA.
Non intendo addentrarmi in una dissertazione accademica, non sono mica matta! Avete idea dei tomi sull’argomento, da McLuhan a Vespa?

Voglio solo ragionare sul fatto che Obama ha mantenuto la freddezza necessaria per non sembrare emotivo, quindi instabile. E’ nero. E’ giovane. Ma soprattutto ha usato la narrazione come mezzo di trasmissione di SOGNI, IDEALI, RISOLUZIONI.
Da un punto di vista comunicativo questo è stato, probabilmente, il fatto determinante. Perchè per vincere è stato necessario l’ampio, straordinario afflusso alle urne.
Perchè gli è stato necessario far percepire la sua REALTA’ a gente distratta dalla vita quotidiana e da una sfiducia nella classe politica, consolidata negli anni.
E per farlo, per renderla condivisibile, Obama ha usato principalmente lo strumento della NARRAZIONE.
Lo strumento più potente per far entrare i tuoi auditori in ciò che tu vuoi trasmettere.
Dunque, con la narrazione, con i racconti, con le metafore, la domanda che pongo oggi prendendo spunto dal fatto di cronaca dell’elezione del 44°presidente degli USA, QUALE REALTA’ E’ PERCEPITA ATTRAVERSO IL FILTRO METAFORICO?
Ovvero, siamo capaci di riportare nella realtà le sensazioni e gli insegnamenti che, dalla metafora e dai racconti, ci arrivano?
Ascoltando i commenti alle elezioni americane pare che gli USA siano tornati, in una notte, ad essere l’emblema di DEMOCRAZIA, di LIBERTA’.
Questi elementi SONO GLI STESSI per i quali lo stesso Paese ha invaso l’IRAQ? Da dove inziano a differire?
Gli STATI UNITI D’AMERICA sono sempre gli stessi, sono cambiati esprimendo questo “cambiamento” politico?
La REALTA’ quotidiana, dove sta oggi, in America, rispetto a ciò che potrà essere dal 20 gennaio 2009 (non dimentichiamo che Obama diventarà REALMENTE
il 44° presidente degli U.S.A. solo il 20 gennaio 2009!)?
Domande, alle quali potranno seguire risposte…
Il mio maestro mi ricordava spesso: “Dietro a ogni risposta c’è sempre una nuova domanda”.
Ecco, non sono interessata alle risposte quanto alle domande che ne conseguono…
Vi lascio con questa domanda, per riallacciarmi a quanto detto all’inizio: “come mai mi colpisce così forte la dichiarazione che McCaine ha inviato a Obama, quando questa altro non è che dovuta, doverosa da parte di un uomo politico, un uomo pubblico?
…
E con molta apprensione, allacciandomi alla frase conclusiva di Obama: “che Dio benedica l’America” vorrei aggiungere “che Dio, o chi per lui, vegli su di te, presidente!”
O anche: “lunga vita ad Obama” a buon intenditor…
Ho scoperto CAPAREZZA!
Da un paio di mesi, a palla, in auto e in casa si ascolta l’ultimo lavoro di Caparezza (“Le dimensioni del mio caos” uscito in aprile di quest’anno).
In verità avevo apprezzato profondamente il brano “eroe” mesi fa, ma non avevo collegato l’ascolto al suo autore… Capita!
E invece… un album straordinario!
Un filo narrativo conduce l’ascolto dall’inizio alla fine.
Porta dalla “celebrazione” dei 60 anni dal 1968 “…quanti credono nel ’68 e quanti vedono del sesso in tutto?…” alla trasformazione della società in una disgustosa bolgia neo medievale “…e tu mi chiedi come va? Va bene! Nel grande circo delle pantegane…”.
Cosa centra, con il realismo, CAPAREZZA????? Ah! Ve lo spiego subito, anzi lascio sia lui a spiergarlo, nella lirica pregnante di “Luigi Delle Bicocche”:
Piacere / Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì / tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese / Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino / non mi faccio di Pachinko
non gratto / non vinco / non trinco / nelle sale Bingo
man mano mi convinco
che io sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perchè proteggo i miei cari /
dalle mani dei Sicari /
dei cravattari
sono un Eroe
perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
E te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere
Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
SU vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
quando t’affami / ti fai / nemici vari se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini / ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei Bambini
Per far denaro ci sono più modi /
potrei darmi alle frodi e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette perchè
sono un Eroe
Le 14 tracce dell’ultimo lavoro di Caparezza sono:
- ‘La Rivoluzione Del Sessintutto’,
- ‘Ulisse (You Listen)’,
- ‘Non Mettere Le Mani In Tasca’,
- ‘Pimpami La Storia’,
- ‘Ilaria Condizionata’,
- ‘La Grande Opera’,
- ‘Vieni A Ballare In Puglia’,
- ‘Abiura Di Me’,
- ‘Cacca Nello Spazio’,
- ‘Il Circo Delle Pantegane’,
- ‘Un Vero Uomo Dovrebbe Lavare I Piatti’,
- ‘Io Diventerò Qualcuno’,
- ‘Eroe (Storia Di Luigi Delle Bicocche)’,
- ‘Bonobo Power’.
Ed ora, nel giro di pochi giorni, a scoprire CAPAREZZA anche la tv ?
Meraviglia e stupore nel vederlo orspite della trasmissione della splendida Cortellesi “Non perdiamoci di vista”. Assieme, gaudio magno, a Frankie Hi-NRG che, guarda un po’, propone il suo brano “Quelli Che Benpensano” che è alla pari di “eroe” di Capa, una poesia realistica.
E il cui testo viene, in parte, recitato da una vagamente emozionata (così almeno pare) Piera Degli Esposti!
Non so se essere contenta di questa “apertura” della televisione pubblica, o preoccuparmi del fatto che, anche con questi “contentini”, i prepotenti continuano a fare come vogliono, quando vogliono…
Concretezza e pensiero: come sono messi?
Cercando in rete un aggancio per partire con l’argomento odierno (il pensiero non è una cosa concreta: non sta dentro a una carriola!) ho trovato, in una lezione di russo pubblicata on line questa frase:
"Così come non produce le cose, il logos non produce neanche la verità delle cose. Logos è condizione di possibilità che si dia verità delle cose oltre la loro concretezza e lo è come ipotesi ontologica..."
Non preoccupiamoci troppo, ha un senso più pregnante se letto nel contesto della lezione nella quale l’ho trovato. Quello che mi interessa è introdurre l’idea che il VERBO (logos), la parola intesa come ragionamento, non sia altro che la modalità di esprimere IPOTESI. La rappresentazione soggettiva della realtà. Lo strumento per il quale l’umanità esprime, osservando soggettivamente ciò che capita e ciò che la circonda (la realtà), una proprio IPOTESI INTERPRETATIVA.
Ma, PERCHE’ TUTTO QUESTO logos, di mattina? Ah! Ma perchè è una questione che mi sto vedendo
Chi pensa troppo rischia di perdersi nei ragionamenti?
Chi pensa troppo è perchè evita, per lo più, di agire?
CONCRETEZZA: rendere manifesto il PENSIERO?
La misura per pensare il giusto e concretizzare al meglio?
Vi propongo, stremata personalmente da queste domande
, una via di fuga:
Via di fuga, possibilità che vorrei fosse presa in considerazione anche dalle persone che amo.
Immagino l’incontro tra esseri che vivono così, “danzando come se nessuno li stesse a guardare” e immagino (ricordo) l’energia che ne scaturisce.
E lì, vado…
Caparezza: I LOVE YOU!
Dopo aver dato ascolto all’ultimo album di Caparezza siamo passati alla discografia precedente
(per una visione complessiva LEGGI WIKIPEDIA).

Caparezza (testa riccia, ovviamente!)
Questa mattina, pensando all’uomo bruciato sulla panchina di Rimini, mi sento “intollerante”.
Nei confronti di chi, o per ragioni delittuose (delinquenti dediti allo spaccio infastiditi dalla presenza dell’uomo nella loro piazza di spaccio) o per decerebrazione (bulletti annoiati, nazi, fasci…) riesce a non vedere oltre il proprio naso, oltre il proprio portafoglio e, con cotale brutalità demente, mostra irrimediabilmente una così profonda FRAGILITA’.
“…Trovo molto interessante la mia parte intollerante che mi rende rivoltante tutta questa bella gente…”
Chi mi conosce è convinto che l’abbia scritta io! Invece no, è tutto lavoro di Capa, un uomo che ce ne fossero…
Altre liriche mi ispirano, ma per questa mattina è tutto qui.
Come diamine si fa anche solo a pensare di vuotare una tanica di carburante su uno che sta dormendo? Ma chetttttefrega se dorme su una panchina? Anzi, no, pensa un po’ che storia densa deve avere una persona per dormire su una panchina, appunto!
Pensa a quante cose potrebbe mostrarti, raccontandoti di sè. Già, dovresti ascoltarlo. Dovresti non essere “analfabeta”. Già, potresti pensare addirittura che, sotto sotto sia meglio di te…
Bah!
Sì (!), stupendo!
“… è la vita ed è ora che cresci, devi prenderla così!
Siiiiiiiiiiiii, stupendo!
Mi viene il vomito, è più forte di me!
Non lo so se sto qui, o se ritorno. Se ritorno…”
Canta Vasco, nel video di 10 anni fa ( l’album dal quale è tratto il brano è del 1993, “gli spari sopra“, che porta in emersione un Vasco ancora inca..ato con il mondo, ma con una nota di triste rassegnazione)
Allora, direi così: ascoltate tutto il brano, incluso il pezzo finale di chitarra elettrica! Tira su il morale
Poi, se avete voglia come me, analizziamo il testo di questo brano. Intanto mi chiedo: quale storia racconta? E’ una sola trama o si dirama in più di storie, si sovrappone la trama dell’incipit, quella del rimpianto di qualcuno, con altre o è un unico sviluppo con semplici divagazioni dell’autore.
È nei ritagli ormai del tempo
che penso a quando tu eri qui
era difficile ricordo bene
ma era fantastico provarci insieme.
Potrebbe essere il rimpianto per un “amore” ma, pensandoci bene, mi pare più per un’amicizia. Cosa era difficile? Cosa provavano insieme?
Ed ora che non mi consolo
guardando una fotografia
mi rendo conto che il tempo vola
e che la vita poi è una sola…
Qui, mi pare, entra un elemento discriminante: “il tempo vola” che mi pare induca a propendere più per l’ipotesi della nostalgia dei “bei tempi” e di un amico con il quale si ha diviso l’entusiasmo dei 20 anni…
E mi ricordo chi voleva
al potere la fantasia…
erano giorni di grandi sogni……..sai
erano vere anche le utopie
Ma non ricordo se chi c’era
aveva queste queste facce qui
non mi dire che è proprio così
non mi dire che son quelli lì!
Ora, trakkete! Entra la componente caratteristica dell’autore: gli piace bere. E’ un refrain che entra spesso nei suoi testi, nelle sue esibizioni, che ha lasciato addirittura un segno storico nell’archivio RAI:
E ora che del mio domani
non ho più la nostalgia
ci vuole sempre qualche cosa da bere
ci vuole sempre vicino un bicchiere!
Ed ora che oramai non tremo
nemmeno per amore…sì!…
Eccola, la rassegnazione di cui parlavo all’inizio. Per un impulsivo, un passionale, sanguigno, non tremare più neppure per amore… non è un bel traguardo!
ci vuole quello che io non ho
ci vuole “pelo” sullo stomaco!
Quindi ci sta un po’ male, diciamo a disagio.
Però ricordo chi voleva
un mondo meglio di così!
sì proprio tu che ti fai delle storie…(ma dai)…
cosa vuoi TU più di così
E cosa conta “chi perdeva”
le regole sono così
e qui, attenzione, parte quello che è il cuore del brano, come l’artista reagisce a tutto quello che ha appena descritto (la nostalgia, il tempo che passa, la gente che cambia, la rassegnazione):
è la vita! ed è ora che CRESCI!
devi prenderla così……
SI!!!!
STUPENDO!
MI VIENE IL VOMITO!
è più forte di me
NON lo so
se sto qui
o se ritorno
se ritorno
se ritorno tra poco, tra poco….tra poco
Però ricordo chi voleva
un mondo meglio di così!
ancora tu che ci fai delle storie…(ma dai)…
cosa vuoi TU più di così
E cosa conta “chi perdeva”
le regole sono così
è la vita ed è ora che CRESCI!
devi viverla così…….
Ecco, per oggi ho affrontato anche questo MIO STATO D’ANIMO.
Perchè più passa il tempo e più la mia ostinata passionalità nei confronti della vita viene soffocata dalla constatazione che il mondo è pieno di gente che vive SENZA VIVERE.
Senza la voglia di scoprire, di rischiare per accrescere le proprie possibilità, di sapere se il cuore gli batte in petto, e se batte perchè lo fa.
“… è la vita ed è ora che CRESCI! Devi viverla così…”
Beh! Viene il vomito anche a me!
PS leggendo le varie biografia del Blasco si trovano alcuni fatti ai quali poter in qualche modo attribuire la nostalgia di questa canzone. Ma credo non sia compito mio andare a trovarli
no?
Amore ed energia vitale: che relazione?
No, no, fermi tutti, non sto parlando di “relazione” sentimentale, per carità!
Voglio solo osservare con voi il rapporto, la relazione appunto che passa tra AMORE ed ENERGIA VITALE.
Perchè lo faccio? Perchè credo sia importante chiarirsi cosa sia l’uno e cosa l’altro. Ho la continua sensazione che ci sia grande, enorme confusione in merito.
Perchè in 15 anni di studio, pratica e lavoro con tecniche per il riequilibrio energetico ne ho sentite dire davvero tante.
Innanzitutto AMORE abbiamo già visto non essere definibile, perchè ciascuno di noi ne ha esperienza, idea e desiderio differenti.
Proviamo dunque a mettere un paletto con la definizione di energia vitale.
In questi casi mi butto sempre sul DIZIONARIO; banale finchè volete ma autorevole
Solo che, questa volta sono fregata: due termini!
Allora, lampo di genio, su Macrolibrarsi sono sicura ci siano elementi per presentarvi una definizione non limitata e non limitante.

E infatti, trovo un VHS + libro, “Energia Vitale” pubblicato nel 2004 ( Vivere con entusiasmo attraverso la luce e il rispetto della propria natura. L’essere umano è costituito da un corpo, una mente e un’anima. Ognuna di queste tre componenti, ha la possibilità di compiere la propria realizzazione esprimendosi al massimo delle sue potenzialità, quando riesce a vivere esperienze in sintonia con la propria natura. [segue la recensione su Macrolibrarsi]
Trovo un DVD “Tai Chi di Base – Purifica il tuo corpo – Fai fluire l’energia vitale – Trova il tuo centro ” pubblicato nel marzo di quest’anno (“IL FLUSSO VITALE DELL’ENERGIA SI INNALZA E SI ABBASSA COME LA MAREA. Con il Tai Chi di base potete imparare i fondamenti di un’antica disciplina basata sulla concentrazione, sull’equilibrio corporeo e sul chi, l’energia della natura. Il DVD contiene due corsi, uno per la mattina e uno per la sera.[segue la recensione su Macrolibrarsi]
Spulciando tra i più recenti scovo anche il libro dell’Ottimo William Reed “Ki – Guida pratica allo sviluppo dell’energia vitale” (Ki, un termine che significa spirito o energia vitale, è un concetto familiare, anche se vago, a chiunque si interessi di filosofia o medicina orientale, arti marziali e cultura giapponese. È molto difficile per persone al di fuori di queste discipline trovare valide informazioni sul Ki. L’autore tratta del Ki in termini chiari e insegna a svilupparlo come una forza da usare nella vita di tutti i giorni.)
[segue la recensione sul Macrolibrarsi]

Poi, dulcis in fundo, non potevo trascurare “Wilhelm Reich -Una formidabile avventura scientifica e umana” (La ricerca di un’energia vitale che condiziona la vita e il benessere degli uomini ha radici molto lontane. Nei secoli, numerosi sono stati gli scienziati che hanno cercato di fare chiarezza su questa forza. Nessuno di loro tuttavia, ha raggiunto gli ambiziosi traguardi conquistati da Reich, psichiatra e psicoanalista allievo di Freud, il primo in grado di studiare, misurare, accumulare e addirittura utilizzare questa energia, da lui stesso definita orgonica.) [segue la recensione su Macrolibrarsi]
Dunque, l’energia vitale è ciò che scorre in ciascun essere vivente, che lo rende vivo e partecipe, assieme agli altri viventi, dell’Esistenza.
Spero sia abbastanza realistica per voi questa definizione.
Dunque, per tornare all’inizio di questo post, AMORE ed energia vitale, HANNO UN LEGAME, ma non quello che si ritiene usualmente.
L’amore è una manifestazione dell’energia vitale ma i due elementi non sono in relazione biunivoca, ovvero l’energia vitale NON E’ la manifestazione dell’AMORE.
Perchè insisto? Perche davvero in questi anni ho sentito moltissime persone spacciare per AMORE cose che proprio non avevano niente a che vedere, solo per manipolare l’arsura che l’umanità prova nei confronti di questo stato (l’amore).
Perchè conosco (io stessa in momenti di fragilità) persone che hanno preso la manifestazione energetica di “qualcosa” per AMORE oppure, viceversa, hanno preteso che ciò che per loro era AMORE fosse la manifestazione dell’energia vitale.
E allora? Beh! Come sempre non ho la pretesa di spiegare e sarei felice se lasciassi in chi legge DOMANDE, DOMANDE E DOMANDE.
Personalmente continuo a praticare le tecniche per il riequilibrio energetico, a mettermi in relazione con persone che stimolino il mio desiderio di amare e osservo.
Momentaneamente mi basta ![]()
Tutto l’universo reagisce all’amore
Realisticamente e coerentemente l’ho scritto da subito, aprendo questo blog!
Anzi, no! Riprendendo a riscrivere su questo blog e dando una succinta idea di me: “Una donna comune, con età compresa tra i 6 e i 90 anni. Scrive per curare gli sbalzi di energia vitale. Scrive perchè ama. Ma… non parla d’amore
“
Dunque, AMO.
E siccome l’amore può anche essere complicato anzi, no!
Gli umani possono essere complicati, mi cullo nell’abbraccio morbido e accogliente che le parole di Battiato, in questo caso, mi evocano.
E non parlo d’amore, non lo faccio io; lo fa Battiato
“… ed è in certi sguardi che si vede l’infinito…
… ed è in certi sguardi che si intravede l’infinito…
… tutto l’universo obbedisce all’amore.
Come puoi tenere nascosto un amore?
Ed è così che ci trattiene nelle sue catene.
Tutto l’universo obbedisce all’amore!
… ed è in certi sguardi che si nasconde l’infinito…”
Da ragazzina sapevo aprire e chiudere le porte con più disinvoltura.
Con maggior spontaneità e, anche, con una più ampia gamma di giustificazioni quando era il caso di chiuderle, blindarle, sopprimerle, disintegrarle. E le disintegravo, oh! come le disintegravo bene quando non giravano come volevo io!!!
Mi sono sempre trovata amio agio nel distruggere quello che non mi andava.Però, sinceramente, non mi posso lamentare
di come è andata; ero una bambina, ma davvero non trovo motivi per lamentarmi.
Ora, invece, c’è una frase di Battiato lì sopra: “Come puoi tenere nascosto un amore?”.
Bella, bella domanda!
“Posso dire no ai miei pensieri, posso dire NO alle mie emozioni ma, haimè! E’ pura illusione che il mio NO annulli ciò che io vorrei allontanare da me”.
“Come puoi tenere nascosto un amore? Ed è così che ci trattiene nelle sue catene.”
La risposta, per conto mio è:
puoi tenere nascosto un amore, ma se lo fai devi prenderti l’enorme responsabilità di ciò che blocchi.
E se è vero, come è vero, che “il tango si balla in due” ricorda anche che amare è un atto personale, soggettivo, individuale e profondamente intimo.
E se amare, amarsi in due, amplia la percezione del mondo, amare e basta amplia la percezione del mondo. Nel primo caso è più facile riversare sul mondo l’amore che genera la condivisione di un sentimento potente e assoluto. Nel secondo è solo più impegnativo, ma l’esito comunque è che l’amore scorrerà… Poi ciascuno sceglie che fine fare, nella propria esistenza…
“Come puoi tenere nascosto un amore? Ed è così che ci trattiene nelle sue catene.”…
Mentre io voglio tornare a essere una donna libera!
Soffriamo per ignoranza.
Il rifiuto impedisce la comprensione, l’apprendimento.” (Nader Butto, conferenza su FAST EMOTIONAL ELABORATION AND LIBERATION, Riccione – aprile 2008)
La nostra esistenza è basata sul rifiuto.
Sin da appena nati impariamo a dire NO a ciò che proviamo, che desideriamo, che vogliamo esprimere, per l’illusione di poter così essere COME CREDIAMO CI VOGLIA CHI CI NECESSITA.
Non è forse vero che, tra adulti, è spesso usato il termine interrogativo: “è buono?”, “è stato buono?”, riferendosi al neonato che non abbia pianto?
Quindi PIANTO = CATTIVO è il messaggio che il neonato percepisce attraverso, certo, non la comprensione delle parole, ma molto più efficacemente attraverso l’energia del NON VERBALE. E siccome HA BISOGNO DELL’ADULTO, nel tempo apprende a nascondere ciò che crede che “il resto del mondo” non voglia da lui.
Non è forse vero che, pur pretendendo la verità dai propri figli, stuoli di genitori mentono loro sulle più disparate faccende, giustificandosi perchè: “tanto sono solo bambini” o, peggio, se i figli “confessano una colpa”, anzichè essere aiutati nel comprenderne le ragioni, li sgridano e puniscono?
Dunque: NEGARE, NEGARE, NEGARE?
Abituare la mente, abituare il nostro sistema di convinzioni e di pensieri che, anche davanti all’evidenza, ciò che non ci piace, ciò che ci disturba DEVE ESSERE NEGATO, così non ci farà più male?
Può darsi, anzi, sicuramente per molte persone QUESTA E’ LA SOLUZIONE.
Ma la mente gioca qui la sua tremenda vendetta!
Non conoscendo la negazione, frutto di virtuosismi linguistici, essa deve, per poter negare, evocare l’oggetto della negazione stessa.
Mi spiego: per non pensare a un pesce, la nostra mente deve PRIMA evocare UN PESCE.Uno qualsiasi, dal suo “catalogo immagini”. Poi, e solo poi, tracciargli sopra una bella croce, a indicare che: IL PESCE NO.
Capite che sottigliezza?
Oltre a impedire comprensione e apprendimento, il rifiuto concede alla mente, esprimendosi in termini di negazione, la carta della beffa!
Mai visto la scena: “non guardare giù!!!” e TRACK! tutti a farlo, anche se ciò induce un amento del pericolo…?
Oppure: “non toccare!!!” e, A RI TRACKKETE! tutti a lucidare l’oggetto esposto!
Una volta, all’interno degli spazi amministrativi di un’azienda di mobili, vidi l’esempio lampante e divertente di questo naturale processo neurologico. A fianco della fotocopiatrice, una mensola con fogli per appunti, un cordino con un cappio di mezzo centimetro all’estremo, fissato alla mensola dal capo opposto con una puntina e, sopra alla mensola, un cartello: “NON RUBATE LA MATITA”!
A dirla tutta, Butto dice: “La sofferenza genera il rifuto, il rifiuto impedisce la comprensione, l’apprendimento…“.
Ma questa è solo la ragione del rifiuto, la giustificazione della sua esistenza. Quando abbiamo sofferto rifiutiamo situazioni che assomiglino a quelle che ci hanno procurato sofferenza.
Se siamo pavidi, dunque, rifiutiamo.
Se siamo un po’ più intelligenti, giriamo le spalle. Ci volgiamo altrove. Bypassando l’effetto ritorsivo della mente, sul breve periodo.
Ficcandoci, però, in ben pegiori sabbie mobili! O il sicuro rimpianto, che prima o poi emergerà, tra i cubi di pesante cemento armato con il quale si lasciano affogare pensieri, emozioni, persone.
O il rischio che, quando pensieri, emozioni, persone non siano così affogabili
, basterà un solo, lieve alito di vempo per farci girare e ri-trovare d’innanzi a spettri di pensieri, emozioni, persone non più raggiungibili ma… haimè! presenti come ricordi indelebili nella mente.
In confidenza, io preferisco la terza via.
Abile, lo confesso, ai piani “B”, “C”, …”Z” io PRENDO TEMPO.
Metto in fila il DOLORE, gli dò un nome, ci prendo confidenza.
E dopo un po’ cambia il rapporto con lui.
E posso Conoscere, facendone conoscenza.
Pensandoci bene, assomiglia anche alla conclusione del dott. Butto:
“liberarsi dalla sofferenza, per risolvere ed evolvere“.
Il quale dice, anche, e sono d’accordo con questa sequenza:
“la vera essenza dell’Uomo è spirituale. Soffriamo per ignorarla.
La Felicità è il segnale che stiamo andando nella giusta direzione“.
Pessimismo o realismo?
400 mila lavoratori precari “a casa” entro il 31 dicembre 2008.
Nessun rinnovo del contratto. Quattrocentomila lavoratori a termine rischiano di essere non confermati il prossimo 31 dicembre. A denunciarlo la Cgil, secondo una stima che prende in considerazione solo il settore privato dove operano con contratto “non a tempo indeterminato” circa 3,4 milioni di persone. Ma sarebbero oltre un milione, su un totale di 4.5, i precari che potrebbero perdere il posto. Il tutto mentre l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, lancia un monito al Governo sui rischi di «incentivi discriminanti» tra le imprese e rivendica aiuti «per tutti o per nessuno».[leggi su larinascita.org]
Crollo alla scuola di Rivoli.
Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha invece compiuto personalmente un sopralluogo a Rivoli. L’esponente del governo ha partecipato a un incontro con le istituzioni locali organizzato per seguire da vicino gli sviluppi del tragico incidente al liceo «Darwin» costato la vita a uno studente 18enne. Per la Gelmini quella di Rivoli è una «tragedia veramente incomprensibile: non è possibile – ha detto il ministro – che un ragazzo perda la vita a scuola».[leggi su il corriere.it]
Fatalità anzichè RESPONSABILITA’?
Pessimismo anzichè REALISMO?
Sarà che a me piace dare un nome alle cose. Perchè quando hai dato un nome alle cose puoi lavorarci su con il cervello. Perchè puoi accedere ai cataloghi comparativi delle informazioni in esso immagazzinate.
Così, mi viene sempre da pensare che NON siano gaffe, quelle di utilizzare parole fuori luogo.
Se un lavoratore dipendente non arriva ormai neppure alla metà del mese, con il denaro, non è pessisimismo, ma RECESSIONE, economia fallimentare o altro; certo non PESSIMISMO!
Se una scuola crolla sui suoi studenti, non possiamo nè definirlo “fatto inspiegabile” perchè comunque la forza di gravità NON è un’opinione, perchè i calcoli strutturali non sono un’opinione, perchè i “carichi” delle strutture (il peso che per metro quadro è ammissibile far sopportare stabilmente a un solaio, per esempio) NON SONO UN’OPINIONE!Nè è definibile FATALITA’, perchè il controllo delle strutture pubbliche, i rilasci dell’agibilità e via discorrendo NON dovrebbero essere solo una mera pratica burocratica, a volte persino scavalcata da assurde regole di SILENZIO ASSENSO!
TENTARE DI “INCOLPARE” la gente comune DI NON FAR PROGHEDIRE IL PAESE perchè, oppressa da assurde paure, NON SPENDE i soldi (che non ha) è, oltre che un’insulto alla gente, anche una grande dimostrazione di deficienza in materia sociale ed economica.
Poi, magari, con una storiella agli industriali possiamo risolvere i problemi del paese! O forse, con un portafoglio al sicuro, gonfio e immune da regole schiaccianti, sarei più ottimista anch’io
Chissà! Mettiamoci di nuovo a giocare! Facciamoci tutti un bel “cucù”!!!
Forse ci viene davvero il buonumore, l’ottimismo. E se al 17 del mese non possiamo pagare la spesa… beh! per tutto il resto c’è mastercad
DEDICATO
Una dedica, come si faceva alla fine degli anni ’70 alle radio libere della città!
“SILVIA DEDICA ALL’UMANITA’ LA CANZONE DI ANDREA BOCCELLI. ASCOLTIAMO…”
Della serie: “oggi va così!”
Se fosse una cosa semplice
io te la direi,
ma c’è una confusione dentro
e qui, attorno a me.
Tu preferisci evitare
e forse la colpa non è tua;
potrei tentare un’altra volta,
ma non sono io che devi sentire.
A piedi nudi camminiamo
sui vetri rotti e poi,
con mani sporche ci tocchiamo
ci feriamo fra di noi;
tutti i segnali sono guasti,
pallidi spenti nel buio;
potrei tentare un’altra volta
ma non sono io che devi sentire…
Ascolta il tuo cuore se batte,
guarda dove corri e fermati!
Ascolta il dolore del mondo;
siamo persi per la via,
orfani di vita,
macchine da guerra,
ma perchè?
Non c’è più tempo per guardare
una stella sopra noi,
è tutto prepagato, stampato
e accreditato a noi;
ma come fai a non accorgerti,
fregartene, andare via…
con passi falsi di felicità,
ma il sangue è anche tuo.
Ascolta il tuo cuore se batte,
guarda dove corri e fermati,
ascolta il dolore del mondo;
siamo persi per la via,
orfani di vita,
macchine da guerra,
ma perchè?
Siamo persi per la via,
orfani di vita,
macchine da guerra,
ma perchè?
Siamo persi per la via,
orfani di vita,
macchine da guerra,
ma perchè?
Il vecchio che leggeva romanzi d’amore.
“Durante la sua vita tra gli Shuar non ebbe bisogno dei romanzi, per conoscere l’amore.
Non era uno di loro, e pertanto non poteva avere mogli. Ma era come uno di loro,e quindi lo shuar anfitrione, durante la stagione delle pioggie, lo pregava di accettare una delle sue spose per maggiore orgoglio della sua casta e della sua casa.
La donna offertagli lo conduceva fino alla riva del fiume. Lì, intonando anents , lo lavava, lo adornava e lo profumava, per poi tornare alla capanna ad amoreggiare su una stuoia, coi piedi in alto, riscaldati dolcemente da un fuoco, senza mai smettere di intonare anents, poemi nasali che descrivevano la bellezza dei loro corpi e la gioia del piacere, aumentato infinitamente dalla magia della descrizione.
Era amore puro, senza altro fine che l’amore stesso. Senza possesso e senza gelosia.
<Nessuno riesce a legare un tuono, e nessuno riesce ad appropriarsi dei cieli dell’altro nel momento dell’abbandono.>
Così gli spiegò una volta il suo compagno Nushino. “
“Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” – Luis Supúlveda
Natale…
Natale è una quintessenza, un velenoso serbatoio di tutti i sentimentalismi e le falsità borghesi, un pretesto per sfrenata orge dell’industria e del commercio, per un sacco di splendida merce nei negozi; sa di latta laccata, di aghi d’abete, di grammofono, di fattorini e portalettere stanchi morti che in segreto bestemmiano, di imbarazzata solennità nelle sale da pranzo sotto un albero addobbato, di supplementi nei quotidiani e di annunci pubblicitari – insomma, di tante cose che io odio ferocemente, che mi ripugnano, e che prenderei magari con maggiore equanimità e ilarità se non deturpassero in modo così tremendo il nome del Redentore e il ricordo dei nostri anni più teneri.
(1927 – “Il mio credo” Hermann Hesse)
La volontà e la morale.
La vita psichica si svolge, oltre che nella direzione della conoscenza, anche in quella dell’attività pratica.
Ma pur di questa il punto di partenza è in quello stesso movimento di particelle impercettibili dell’organismo animale, donde ha avuto origine la sensazione.
Se quel movimento del cervello si trasmettesse al cuore, esso favorendo o turbando il “moto vitale”, suscita la tendenza verso l’oggetto o la repulsione da esso, e quindi piacere o dolore.
E come il trasformarsi della sensazione in altri moti derivati – fino alla ragione – costruisce la sfera della conoscenza, così il trasformarsi della tendenza o repulsione in altri moti dell’animo – fino alla volontà – costruisce la sfera della vita pratica.
Bene è ciò che ci dà piacere, male è ciò che ci dà dolore: non v’è un bene assoluto, come non v’è fine ultimo.
La vita è movimento perduto, e godere consiste nel continuare a desiderare.
Da ciò la perenne incontentabilità dell’Uomo, il perpetuo e inquieto desiderio egoistico di sempre maggiore potere, che costituisce il fondo genuino della natura umana; tutte le passioni – comprese quelle cosiddette altruistiche, come la carità e la pietà – hanno la loro radice nell’egoismo.
Thomas Hobbes – dal volume “Il problema della scienza nella storia del pensiero” ad uso dei licei scientifici – anno 1970.
E capisco la relazione tra la “riforma Gelmini” e la cultura…
Il potere delle donne.

La profezia della curandera.
“«Tutte storie, storie inventate per nascondere il potere del nostro sesso di fronte all’uomo.
La donna possiede una zona occulta situata all’altezza dell’osso sacro: i suoi organi sessuali, che hanno un potere magnetico.
E’ lì che si celano tutti i desideri e gli aneliti dell’umanità.
La donna, per mezzo del sesso, è in grado di infondere pace nell’uomo, solo lei può far affiorare i suoi desideri più intimi o conoscere i suoi sogni più reconditi.
Per queste ragione è sempre l’uomo che cerca la donna e non viceversa.
Gli uomini ci cercano, ci seguono, ci infastidiscono, ci parlano, ma dietro ogni loro azione si nasconde un unico interesse: il nostro sesso.»
Kantu lo sapeva per esperienza. Gli uomini le erano sempre corsi dietro, l’avevano importunata e corteggiata ma, in fondo, il loro unico desiderio era quello di portarsela a letto.
Interrompendo i suoi pensieri l’anziana le disse:
«Io sono Mama Maru. Da me imparerai a conoscere l’energia che governa il mondo e la sessualità. Dentro di te si sta già risvegliando il potere legato all’energia sessuale che dovrai imparare a utilizzare e a dominare. Dovrai accantonare tutti i pregiudizi secondo i quali il sesso sminuisce o degrada la donna e dimenticare le affermazioni che tendono a ridurre la donna a un semplice oggetto sessuale o a una macchina per fare figli. La funzione della tua energia non si esaurirà semplicemente nelle relazioni sessuali, ma servirà per ricevere e trasmettere il potere e l’energia capace di generare, di creare, di guarire e di trasformare.»
Kantu ascoltò attentamente quelle parole, frutto dell’esperienza di una donna che era giunta alla libertà e alla realizzazione di sé.
Il sole di ponente illuminò con i suoi ultimi raggi il volto dell’anziana e, da quella posizione, le sembrò che il luccichio dei suoi occhi fosse lo stesso di quello che, poco prima, aveva visto brillare negli occhi del serpente.”
“LA PROFEZIA DELLA CURANDERA”, Hernan Huarache Mamani – Ed. PIEMME
Il buon senso dell’ignorante.
A Genova, per un malore, un individuo s’accascia a terra. A poca distanza dall’ospedale.
Passano le ORE, nessuno lo aiuta, nessuno si ferma, nessuno si accosta almeno incuriosito vedendo il corpo riverso al suolo…
La notizia, pubblicata da RAI news 24 questa mattina, si corredava anche del parere dell’esperto.
La “psicologa” della notizia, infatti, diceva di ASSOLVERE i passanti! Perchè in fondo non è per disinteresse verso un altro essere umano che non si sono fermati. Dice che si tira innanzi perchè non si sa se quello è un barbone o una persona per bene.Se lì per terra ci sta per sua scelta o perchè ne ha bisogno (!). Insomma, potrebbe anche essere un delinquente che finge per assalirci…
Sarà stata un vera psicologa, non dubito. Di altro invece dubito fortemente.
E penso che davvero la mia buona stella mi ha fatto nascere e crescere in una città civile, civica, altruista … almeno un tempo.
Una città, una regione, dove il lavoro degli umili è stata una risorsa sociale e culturale. Dove il contadino prima e l’operaio poi ha impresso alla società stessa il concetto di mutualità, di RECIPROCO SOCCORSO.
Una città che ha forgiato uomini come Primo Zecchi, il quale trovatosi ad assistere ad una rapina anzichè fuggire, anzichè girarsi dall’altra parte, ha preso la penna per trascrivere il numero della targa dei delinquenti.
Che se ne sono accorti e l’hanno ucciso. Era il 6 ottobre del 1990. Era Bologna, era la banda della uno bianca, una banda di poliziotti… Ma questa è cronaca.
Quello che io voglio dire, è che posso comprendere le ragioni per le quali delle persone, tante persone, passano innanzi a un corpo riverso al suolo proprio lì, sul loro cammino. Non le condivido. Ma posso comprendere. Me ne dolgo, ma comprendo e semmai mi chiedo cosa si possa fare perchè cessi al più presto questa squallida indifferenza.
NON POSSO E NON VOGLIO comprendere, invece, le motivazioni di una presunta professionista della psiche umana che giustifichi questo atto. Perchè è un comportamento COMPRENSIBILE ma non giustificabile. Tanto più se le dichiarazioni della suddetta professionista sono amplificate dal mezzo di comunicazione.
Ma stiamo scherzando?
Ma davvero dobbiamo dare un alibi, uno ulteriore, a tutta quella massa di gente ignorante e spaventata che gira, rasente i muri, con gli occhi bassi osservando di nascosto gli altri, giudicando e sputando veleno ogni volta che può, sopratutto su ciò che non conosce?
Per dovere di cronaca, se vi interessa approfondire la vicenda della UNO bianca…
Per dovere di cronaca, vi segnalo nel prossimo post una interessante discussione di Zygmund Bauman…
Per dovere di cronaca, l’uomo di Genova E’ MORTO ed è stata aperta un’inchiesta dalla Procura sul “ritardo” dei soccorsi. Dispiace che certe cose vadano così, vien da pensare “oltre al danno la beffa”…
Recita bene la tua parte.
LA SIGNORA REECE
A questa generazione vorrei dire:
imparate a memoria qualche verso di verità o bellezza.
Vi potrà servire una volta nella vita.
Mio marito non ebbe ai niente a che fare
col crollo della banca – era solo un cassiere.
Il crac fu colpa del presidente, Thomas Rhodes,
e del suo fatuo figliolo senza scrupoli.
Però mio marito fu spedito in prigione,
e io restai sola con i figli,
a nutrirli e vestirli e istruirli.
E lo feci e li avviai
nel mondo tutti lustri e robusti,
e questo grazie alla saggezza di Pope, il poeta:
«Recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore ».
Edgar Lee Masters
Tabù e regole e apparenze…
GRIFFY IL BOTTAIO
Il bottaio deve intendersi di botti.
Ma io conoscevo anche la vita,
e voi che gironzolate fra queste tombe
credete di conoscere la vita.
Credete che il vostro occhio abbracci un vasto orizzonte,
forse,
in realtà vedete solo l’interno della botte.
Non riuscite a innalzarvi fino all’orlo
e vedere il mondo di cose al di là,
e a un tempo vedere voi stessi.
Siete sommersi nella botte di voi stessi –
tabù e regole e apparenze
sono le doghe della botte.
Spezzatele e rompete la magia
di credere che la botte sia la vita,
e che voi conosciate la vita!
“Antologia di Spoon River”, Edgar Lee Masters
Amore, AMORE, amore: certe cose esistono anche se non ci credi.
Non è per lo splendido Nicolas Cage.
Non è per la deliziosa Meg Ryan.
E’ proprio per il film, per la storia che racconta, per le emozioni che riesce a smuovere dal profondo.
Anche a chi non crede all’Amore.
Anche per un solo attimo.
Con un finale STREPITOSO!
Come promesso, quindi, non parlerò d’amore, ma vi sto segnalando la visione di un film che ne parla senza usare parole, lo strappa anche dall’ultimo angolo nascosto del cuore.
O dell’anima.
Se posso aggiungere un consiglio: prendetevi il film, mettetevi comodi e guardatelo. Senza leggere la trama, senza leggere le recensioni.
Fatevi bastare il mio suggerimento e le poche cose che vi scriverò di “la città degli angeli”.
FILM di 10 anni fa (1998), diretto da Brad Silberling e con Nicholas Cage e Meg Ryan come protagonisti.
Ambientato a Los Angeles viene definito (un po’ forzatamente) un remake de “il cielo sopra berlino” di Wim Wenders.
Dei film di Wenders (oltre “il cielo sopra berlino” ricordo “così lontano così vicino”) riprende sicuramente la narrazione degli angeli che affiancano l’Umanità.
Il gioco tra pellicola in bianco e nero e colore in alcuni momenti della narrazione.
A differenza dei due precedenti e citati film, questo porta le emozioni a un livello così umano, così profondo, da aprire il cuore a chi se ne mette in ascolto.
E, a proposito di ascolto, una nota di piacevolezza anche per la colonna sonora!
Voglia di India? Non perdetevi “The Millionaire”.
Di tutte le recensioni che ho letto, dopo aver visto questo film, non ce n’è una che mi abbia soddisfatto.
Perciò, ringraziando il mio passato nella comunicazione audio-visiva, DAMS ecc.
mi prendo la responsabilità di suggerire la visione di questo film per delle ragioni un po’ più consistenti di quante non ne abbia lette in giro.
1) Se vi incuriosisce l’India questo film è l’ideale, per voi. L’apparente crudezza di alcune scene in visione altro non è che la rappresentazione poco mediata della realtà, una delle tante (la più evidente e fastidiosa, per noi occidentali) dell’India.
2) Se vi piacciono le trame intrecciate e NON scontate, questo film fa per voi. La durezza dell’inizio (un ragazzo violentemente pestato da un rozzo e unto poliziotto) si intreccia, appunto, con feed back a volte drammatici, a volte estremamente dolci e romantici, altri spaventosamente realistici.
Il racconto di una giovane vita nelle risposte al format globale de “the millionaire” (Chi vuol essere milionario), l’amore fraterno tra i conflitti caratteriali e l’assoluto.
L’Amore tra due ragazzi che la vita ha unito e gli uomini continuamente separato…
Un film NON banale, con ritmo, colpi di scena e, malgrado un finale-finale (l’amore trionfa sempre…) un po’ sottotono rispetto a quanto fin lì visto, vale proprio il biglietto!
Poesia d’amore di Jacques Prevert.
AMORE, come abbiamo spesso ribadito, è una parola che RIEMPE molto la bocca.
Come LIBERTA’, come GIUSTIZIA, come ogni parola che indica IDEALI, SENTIMENTI…
C’è tanto realismo, invece, in questa poesia di Prevert.
Considerata da molti una delle più belle (io personalmente preferisco “Alicante“), contiene numerosi riferimenti reali, concreti, vivi.
La vogliamo leggere insieme?
Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perchè noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso
negato dimenticato
Perchè noi l’abbiamo perseguitato ferito
calpestato ucciso negato
dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E’ tuo
E’ mio
E’ stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarsi soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me e per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conoscono
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.
(Jacques Prevert )
La prima parte, di descrizione dell’Amore. Aggettivi che si rincorrono, anche in antitesi, rappresentano la sovente dicotomia che l’amore induce. Perchè va oltre la ragione, va oltre la razionalità.
La seconda parte, quella che parla all’Amore rivolgendogli una supplica, quella che termina la poesia: “E salvaci!”
Che mostra come davvero l’Amore sia incontenibile, e chi ama AMI e induca ad amare senza nulla fare.
L’Amore è contagioso.
Per chi ama, che si trova ad estendere quest’energia via via a tutto ciò che lo circonda.
Per chi ne viene travolto, che inizia a vibrare nella stessa lunghezza d’onda. Spesso senza farlo apposta, senza saperlo.
Le poesie di Prevert sono raccolte, quelle d’amore, in un volume con sia la versione in lingua francese che con quella tradotta.
Fabrizio De Andrè, un grande poeta del ’900.

De Andrè e Dori Ghezzi
Ho imparato a suonare la chitarra, sugli spartiti di De Andrè.
Non mi è mai stata molto “simpatica” la sua musica.
Ma le parole, oh! le parole delle sue canzoni, che forza, che coraggio, che amore!
Un amore assoluto, l’amore per il piccolo, il debole, il fragile.
E il riconoscimento delle responsabilità del cosiddetto potente!
Si stanno celebrando, in mille luoghi, con mille concerti, le emozioni e le verità cantate, spesso messe a nudo dell’artista di cui oggi cade il 10°anniversario dalla morte.
Una canzone, su tutte, Amore che vieni, amore che vai.
Se non la conoscete, questo è il testo:
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d’amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
venuto dal sole o da spiagge gelate
venuto in novembre o col vento d’estate
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.
E questa sera, tutti quelli che ne hanno voglia la cantano!
GAZA basta!!! PACE vs GUERRA manifestazione ad ASSISI.
Sabato 17 gennaio i costruttori di pace s’incontrano ad Assisi!
La strage continua da 18 giorni. Quanti bambini, quante donne, quanti innocenti dovranno essere ancora uccisi prima che qualcuno decida di intervenire e di fermare questo massacro? Rompiamo il silenzio dell’Italia! Vieni anche tu ad Assisi alla Manifestazione per la pace in Medio Oriente.
Dal reportage Gaza City di Vittorio Arrigoni.
… “Esseri veramenti umani, come me, come i tanti in Italia che mi testimoniano la loro indignazione, disposti a rischiare la vita piuttosto che continuare a restare seduti e ignavi nel salotto buono di casa, dinnanzi ad un televisore che rimanda solo una minima parte del massacro che ci sta affliggendo.
Il 27 dicembre i miei amici ci provarono con la Dignity, furono attaccati dalla marina israeliana che tentò di affondarli, lanciato l’Sos dovettero rifugiare in Libano coi motori in avaria e una falla nello scafo. Per puro caso non ci furono feriti gravi in quell’occasione, ci auguriamo che oggi siano rispettate le loro vite e i diritti umani. Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili. A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria innaturale perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria, sottomissione….“
Isralele: boicottare il codice 729.
Tra le cose REALISTICHE che ritengo apprezzabili, c’è quella che sottende al rapporto sano con il denaro.
Lui serve, non ha colpe, non ha morale. Sono gli uomini a farne un uso giusto, o sbagliato. Siamo noi che, con le nostre piccole spese alimentiamo i grandi fiumi di capitali che riempiono le tasche di pochi.
E che giustificano imprese, spesso, disdicevoli e bieche.
Perciò, replico su questo blog l’e-mail che ho catturato in rete.
Fornisce indirizzi web ed elementi utili per NON DARE IL PROPRIO DENARO a chi lo utilizza ANCHE per portare avanti la scellerata campagna di morte in Palestina.

- http://www.forumpalestina.org/boicottaggio/Dicembre02/Natale_boicottaggio.htm
- http://www.opappece.it/boicott/elenco%20prodotti.htm
- http://www.indicius.it/boicotta_israele.htm
- http://www.forumpalestina.org/news/2008/Ottobre08/Aziendeitaliane/AziendeItaliane.htm
Occhio al codice a barre!!!!!

Un elenco di prodotti israeliani da boicottare:
AGRUMI JAFFA (i pompelmi sono uno dei prodotti israeliani più diffusi in Italia).
Tra i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani vi segnaliamo:
AHAVA – Dead Sea Laboratories
(prodotti cosmetici e dermatologici)
Distributore italiano: P.M. Chemicals S.R.L./Milano
I prodotti AHAVA sono talvolta venduti nelle erboristerie e nelle farmacie.
Barkan Wine Cellars Ltd
(vini venduti con l’etichetta Reserved, Barkan e Village)
I Pretzels della Beigel & Beigel bakery
ciambelline salate, biscotti saporiti e crackers
Golan Heights Winery
vini venduti con l’etichetta Yarden, Gamla e Golan
GAJA DISTRIBUZIONE, Via Torino 36/B – 12050 Barbaresco (CN)
HALVA
Dolci di sesamo in barra da 100 grammi
Kosher Produced by Achva http://www.halva.co.il/
Jordan Plains dates
le principali varietà di datteri che crescono nella Valle del Giordano degli insediamenti israeliani sono Medjoul e Deglet Nour)
Esportato da Israele da Agrexco.
Solitamente si trova nei negozi di frutta o sulle bancarelle di frutta e verdura dei mercati
Esportato da Israel da Hadiklaim Date Growers’ Cooperative Ltd.
(commercializzato da Almog Trades Ltd.) http://www.hadiklaim.com
Soda-Club Ltd.
sistemi per carbonare e sciroppi per la preparazione di soda e soft drinks
http://www.sodaclubenterprises.com/content/english/about1.html
È in atto una campagna internazionale di boicottaggio contro la Caterpillar Company, azienda USA con sede a Peoria, Illinois.
uso illegale dei bulldozers forniti a basso costo allo Stato d’Israele per la devastazione dei Territori Palestinesi.
In Italia commercializza oltre ai suoi bulldozers, con il suo logo CAT anche scarpe ed abbigliamento.
Infine segnalo questo appello per Gaza; non che possa fare molto, ma firmarlo significa far salire la diga di gente CONTRO LA GUERRA e, soprattutto, contro lo sterminio dei Palestinesi. www.firmiamo.it/appellopergaza
Gay, San Remo, libertà d’espressione.
Non pare che fossero in tanti a ricordarsi che questo ragazzo aveva vinto San Remo un paio di anni fa, se non i pochi affezionati alla chermesse canora.
Quelli che ascoltano Musica, o anche solo canzonette alla radio, ne erano per lo più ignari.
Dunque, insinuando con molte probabilità di prenderci che sia una manovra pubblicitaria, veniamo al fatto.
Nonostante ci siano un sacco di cose impellenti, importanti, rilevanti e anche non rinviabili da affrontare, il dibatto – nazional popolare come il palco per il quale è destinato – su LIBERTA’ DI ESPRESSIONE sì o no, dilaga!
Trasmissioni pomeridiane, salotti televisivi, stampa, gruppi su facebook… tutti si arrabattano per DIRE LA PROPRIA sul fatto che
- si sostenga che l’omosessualità sia una malattia
- se ne canti a san remo
Ok, parliamone, ma per favore, mettiamo di nuovo i piedi per terra!
AMICI SOSTENITORI della “malattia” degli omosessuali, please!
Proprio non vi viene da pensare ai fatti vostri?
Che ciascuno ami chi vuole amare, faccia l’amore (harg! sì! quello con il sesso, odddiomio!) con chi vuole?
Va bene, allora, devo proprio invitarvi a chiedervi perchè questo argomento vi coinvolge tanto…
Spero troviate la risposta che vi porti a sciogliere le tensioni, perchè si sa che le tensioni sono nocive per la salute!
AMICI OMOSESSUALI, ma davvero vi va di dare tanto risalto e di fare tanta pubblicità a una canzonetta di San Remo?
Certo che capisco benissimo le ragioni della vostra indignazione!
E da donna, che come GENERE ha dovuto e deve sopportare ANCORA OGGI, specialmente in questo Paese (…) le condivido.
Ma mi dispiace vedervi dare tanta corda alla pubblicità di questo cantante.
Lo so che il palco di San Remo è un’enorme vetrina mediatica, ma…
non era meglio lasciare cantare la storia (hanno cantato anche di papaveri e papere, di colombe, di amore sdolcinato e venefico!) e semmai dibattere dopo sul fatto che l’orientamento d’amore e sessuale di una persona NON è una malattia, non una devianza ma una condizione che potrebbe (dovrebbe) essere vissuta liberamente?
E che poi, PROPRIO SU DI UNA CANZONETTA DA SAN REMO, ci se debba indignare per il rischio di una scarsa libertà di espressione, di stampa…
Signore e signori, sin da tempi “non sospetti” (cioè da molto prima che un Povia decidesse di richiamare attenzione usando gli argomenti giusti
) Reporter sens frontière (Rsf) ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e L’ITALIA E’ RISULTATA ESSERE AL 40° posto , davanti a Repubblica Ceca e dietro alla Corea del Sud!
E non certo perchè ci sono persone, stanche di essere discriminate, che si levano!
Stanche allo sfinimento che quelli che non ha altro da fare si occupino di chi si innamorano, di con chi vogliono vivere, con chi avere intimità e pretendano di CORREGGERE le loro scelte!
Stanche di non poter vivere una vita normale, stanche di nascondersi o di celare quello che provano, stanche di essere giudicate per quello che provano e non per quello che SONO.
Stanche e accorte tanto da sapere che un messaggio così assurdo (omosessualità=malattia) sia pericoloso. Che possa verosimilmente condizionare le deboli menti di chi sorbisce i messaggi dei mass media come acqua sorbita dal disperso nel deserto.
Ma che questo loro sollevare critiche sia considerato MANCATO RISPETTO DELLA LIBERTA’ D’ESPRESSIONE!
Va bene che viviamo in un Paese estremamente provinciale, dove l’analfebetismo è in crescita (e per come stanno dissolvendo la scuola pubblica non abbiamo molte speranze di ripresa), con un dato (fonte “Focus de Il Corriere della Sera – 6 settembre 2008 ) che mostra come, tra analfabeti ed “incolti”, in Italia la percentuale sia del 36,5 % sulla popolazione totale.
Va bene che il “scesso” (sesso pronunciato all’emiliana, tanto per sottolineare stereotipi e preconcetti) tira tanto e tanto fa paura, ma sopratutto fa vendere (spazi web, giornali e giornaletti, calendari, sigarette, automobili…).
Ma infilarsi nell’intimità delle persone, solo perchè si hanno avuto esperienze confuse…
Parlo di quanto dichiarato dal cantante Povia, esperto in omosessualità, a Panorama [l'intervista è illuminante, da non perdere
]
Il passo cui mi riferisco è questo: ““Gay non si nasce. Lo si diventa in base a chi frequenti. Anche io ho avuto una fase gay: è durata sette mesi, poi l’ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati”
Era sorto a parecchi che il ragazzo, Povia, un po’ ci fosse (confuso) e un po’ ci facesse (ambizioso: un po’ di successo… chi non lo vorrebbe?).
Dunque, a chi si dimena per la malattia-omosessualità, suggerisco studi approfonditi sui bonobo, animali davvero evoluti!

O, almeo, un po’ di valutazioni oggettive piuttosto che SOGGETIVE.
A chi si preoccupa del messaggio deviante che la canzone di Povia potrebbe trasmettere suggerisco che il tempo è galantuomo!
Senza togliere che darsi da fare per diffondere l’informazione (fonte OMS) che l’omosessualità è l’orientamento sessuale caratterizzato da un’attrazione sessuale e/o affettiva per individui del proprio sesso e può presentarsi in maniera esclusiva (orientamento omosessuale), o parziale (orientamento bisessuale) sia una “missione” doverosa.
A TUTTI un invito: facciamo l’amore, e facciamolo BENE!
Parlo di PIACERE, di AMORE, di ENERGIA, di ORGASMI…
Quanto c’è da fare, vero?!
Sogno e quotidianità.
Davvero questi due elementi, reali della vita reale, SOGNO e QUOTIDIANITA’ sono antitetici?
Veramente pensate che O SI VIVE NEL SOGNO oppure SI VIVE NEL QUOTIDIANO?
Cioè mi volete dire che NON E’ possibile vivere una quotidianità se si SOGNA?
E magari anche che non si può sognare nel quotidiano??!!
Vabbè, allora mi tocca disturbare proprio il grande Walt Disney, il cui “sogno” divenuto realtà (Disneyland) è addirittura elemento di studio nella formazione di programmatori di neuro linguistica!
“… la Disney e’ anche uno dei giganti della Borsa americana.
E questo gigante si e’ andato evolvendo, diversificandosi e cercando
di sfruttare al meglio il suo marchio, in ogni ramo dell’intrattenimento.
In questo momento la Walt Disney company opera su quattro
principali segmenti: produzione di film e cartoni, parchi di divertimento,
prodotti di consumo e media tradizionali.
Vediamoli brevemente.
Il primo e’ il nucleo storico della company, quello che ha dato vita
ai classici dei lungometraggi d’animazione. La Disney non solo produce
ma distribuisce anche i suoi titoli, oltre alle colonne sonore originali.
Veniamo ai parchi.
Esistono 10 parchi tematici ispirati alle favole e ai personaggi della Disney,
sparsi in tre continenti. E un undicesimo sara’ aperto a breve ad Hong Kong.
Anche se rimangono tra le mete piu’ ambite del turismo internazionale,
i fasti (e i ricavi) di un tempo sono solo un sogno per i Disneyland Resort.
Passiamo al merchandising.
Walt Disney in persona penso’ che era una buona idea mettere la faccia
di Topolino sulle lavagnette per i bambini nel 1929. E da allora la societa’
non ha mai smesso di commercializzare i piu’ svariati prodotti collegati
in qualche modo ai suoi personaggi. Collegamento cosi’ stretto che se un cartoon
va male, calano anche le vendite di pelouches e simili.”
[dal sito www.finanzaworld.it ]
Tutta la biografia di Disney è un continuo perseguire sogni, e realizzarli.
Molte sono le frasi attribuite al “papà” di Topolino. Per tutte il senso è: “Tutti i nostri sogni possono diventare realtà se abbiamo il coraggio di perseguirli.”
Come dicevamo, Walt Disney aveva tra i tanti, il sogno di creare un parco per far divertire i propri dipendenti con i propri bimbi.
Si dice che, una volta resa la stesura del progetto che aveva in mente, dovette bussare a decine e decine di porte per ottenere il finanziamento necessario per realizzarlo!
Perseguire un sogno! Passare dalla visione all’azione. Credere nei propri sogni permette di avere il coraggio per realizzarli.
Certo, a volte mancano non i sogni ma proprio la fiducia in essi, in noi stessi!
A volte manca persino l’idea di quali siano i nostri sogni!
Ma ciò non significa che SOGNI e QUOTIDIANITA’ si escludano.
Sulla difficoltà di conciliare sogni e quotidianità uscirà a giorni la pellicola Revolutionary Road con Leonardo Di Caprio, tratta dall’omonimo romanzo di Richard Yates del 1961, il quale riassumevo il suo lavoro dicendo: ““La maggioranza degli essere umani è inesorabilmente sola e affoga di bugie le proprie tragedie”.
[dalla recensione de L'Unità] … Così se Frank, 30 anni, odia il suo lavoro pagato bene e lo lascerebbe (ma non riesce a farlo), April è il detonatore dello scontento: attraente, acuta, aveva sognato di fare l’attrice e si ritrova a governare una casa e due figli e tollerare amici e vicini. È lei che propone di trasferirsi tutti a Parigi, andando a riprendersi quel senso di libertà non assopito, rinverdire le promesse di una giovinezza ancora fresca. Un passo che elettrizza e spaventa Frank, oscillante tra entusiasmi e ritrosie, tanto da lasciare April in quel limbo in cui sente di “non riuscire a partire e non riuscire più a stare”. Il cuore del dramma è appunto questo senso di rivoluzione promessa, la “prigionia” in una casetta in Revolutionary Road. Golden Globe (e possibile Oscar) meritato per Kate Winslet, così intensa, attraente e dolorosa a un tempo da trascinarsi dietro un Leo Di Caprio molto ispirato.”
Ma allora?
Avete dunque ragione voi, sostenitori dell’impossibilità di far convivere SOGNO e QUOTIDIANITA’?
Non credo proprio
Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni. (Eleanor Roosevelt)
Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia… (Johann Wolfgang von Goethe)
Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni. (Paulo Coelho)
Probabilmente sta tutto nel vivere una vita sottotono o una vita ricca di creatività.
Poi, naturalmente, ci sono anche i detrattori di questa posizione… però concludo, al solito lasciando ciascuno alle proprie considerazioni, con una citazione diWoody Allen, che tra il realista e il cinico dice:
“Saggio è chi riesce a vivere inventandosi le proprie illusioni”.
Virginia Satir: una tenera, forte, illuminata comunicatrice.
Virginia Satir
Virginia Satir nasce nel Wisconsin il 26 giugno 1916.
Psicologa, famosa psicoterapeuta, conosciuta per i suoi studi e per la pratica clinica, che ebbero come riferimento la metodologia della terapia familiare.
E, sopratutto, nota per essere stata, assieme a Milton Erikson, “studiata” (modellata, in termini corretti – ndr) da Richard Bandler all’inizio degli studi sulla Programmazione Neuro Linguistica.
Questo perchè Virginia aveva uno straordinario potere di RAPPORT, la capacità di entrare in sintonia con gli altri, che è divenuto poi l’atteggiamento fondamentale per lavorare con gli strumenti della programmazione neuro linguistica, appun.
Qui un approfondimento della “tecnica” di Virginia.
QUI il video che mostra (video per altro materia di osservazione e studio anche nei corsi di Master Practitioner in PNL) La Satir all’opera.
Dunque, perchè ho tirato in ballo Virginia Satir?
Ah! Non lo so
So solo che m’è capitato tra le mani un libro “Meditazioni di Virginia Satir“, una raccolta postuma che conduce il lettore ai limiti estremi delle idee di Virginia riguardo le complesse interazioni tra mente, corpo, emozioni e spirito.
(dal volume citato, pag. 29)
Connessione con il Sé e con gli Altri
Permetti a te stesso di diventare
intimamente connesso
con tutte le tue parti.
Così libero, da avere delle opportunità
e da usare queste opportunità
liberamente e creativamente.
Da sapere che qualsiasi cosa
sia appartenuta al passato,
era il meglio che potevamo fare,
perchè rappresentava il meglio che conoscevamo.
Rappresentava il meglio della nostra consapevolezza.
Nel momento in cui ci muoviamo verso un sapere maggiore,
un essere più coscienti,
allora diventiamo anche
più connessi con noi stessi.
E mentre siamo collegati con noi stessi,
possiamo formare delle connessioni con gli altri.
Virginia Satir
Crisi economica globale: poveri imprenditori. Traditi dal capitalismo?

Poveri imprenditori.
Poveri sia quelli che, sfruttando persone, risorse, finanziamenti e amicizie politiche, a causa di questa BRUTTA CRISI debbono scegliere se DIMINUIRE I PROPRI PROFITTI oppure TAGLIARE LE SPESE.
Sì, perché a fronte di guadagni del 20% dover abbassare il proprio tenore di vita con un guadagno di 5 punti in meno (solo un 15% dunque!) è davvero una prospettiva CATASTROFICA!
Meglio tagliare! Meglio dimettere macchine e beni, licenziare persone (quelle per le quali hanno preso tanti, tanti contributi economici!), metterle in cassa integrazione, e continuare a far pagare ad altri la propria incapacità di progettare e la propria avidità a incassare.
E’ MOLTO MEGLIO!
“Le macchine mi costano di più a farle lavorare! La cassa integrazione la pagano i contribuenti”…”
E POVERI anche quei (POCHINI) imprenditori che, lontani dalla “politica da bottegai” dei primi, hanno sempre impostato virtuosamente la loro programmazione aziendale.
Progettando, pianificando, reinvestendo gli utili, motivando i lavoratori.
Poveri, perché si rendono conto della brutta categoria alla quale appartengono.
E per la quale non possono fare altro che abbozzare “sentite scuse”
Poveri, perché questo sistema TARATO DALL’OTTUSITA’ dei molti ha messo in gravi difficoltà pure loro!
Mal comune…???!!
La grande crisi del mercato dell’auto.
E la grande crisi di imprenditori intelligenti!
Hermann Hesse
Perchè Hermann Hesse?
Ma perchè risponde alle più profonde domande dell’animo umano.
Con poesie, riflessioni, romanzi, saggi… e lo fa laicamente, senza ideologismi e con onestà.
Perchè se non avete ancora letto qualche sua pagina e vi interessano la vita, l’amore, la passione, la “fede” non potete rimanere ancora a lungo lontano dai suoi testi!
Essere amati e amare
Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita.
Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire che ciò che dà valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire.
Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni.
Il denaro non era niente, il potere non era niente.
Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici.
La bellezza non era niente, si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza.
Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza.
Ma la felicità era ovunque una persona avesse dei forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento.
La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.
C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro.
Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro.
Felice è chi sa amare.
Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la nostra vita. Felice è dunque chi è capace di amare molto.
Ma amare e desiderare non è la stessa cosa.
L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.
Hermann Hesse “Sull’Amore”

L’adempimento
“Dal fiume delle lusinghe, dei vizi, delle catene mi risollevai armato e silenzioso, saturo di sapere, saggio ed esperto, maturo per Erminia. Ultima figura nella mia milliforme mitologia, ultimo nome nella serie infinita, affiorò lei, Erminia, e io riebbi la mia coscienza che pose fine alla fiaba amorosa poichè non volevo incontrarla nella penombra di uno specchio fatato, a lei non apparteneva soltanto una figuretta della mia scacchiera, a lei apparteneva Harry tutto intero.
Avrei quindi ricostruito il mio giuoco di figure in modo che tutto si riferisse a lei e convergesse verso l’adempimento”…
Hermann Hesse, “il lupo della steppa”
pag. 262 Ed.Oscar Mondadori

La vocazione
“La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di arrivare a sé stesso. Finisca poeta o pazzo, profeta o delinquente, non è affar suo, e in fin dei conti è indifferente. Affar suo è trovare il proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto e senza fratture dentro di sé. Tutto il resto significa soffermarsi a metà, è un tentativo di fuga, è il ritorno all’ideale della massa, è adattamento e paura del proprio cuore”.
Demian. – H.H.
(Grazie Patrizia!
)
Il mio credo
La fede che intendo io non si può facilmente tradurre in parole.
Si potrebbe all’incirca definirla così: credo che nonostante la palese assurdità, la vita abbia un senso; io mi rassegno a non poter comprendere questo senso supremo con l’intelletto, ma sono pronto a servirlo, dovessi anche per questo sacrificare me stesso.
Percepisco dentro di me la voce di questo senso nei momenti in cui sono realmente vivo e perfettamente sveglio.
Ciò che la vita da me richiede in quei momenti voglio cercare di realizzarlo, anche se è cosa che va contro le mode e le leggi consuete.
Questa fede non si può impartire per comando, né alcuno vi può costringere se stesso: é dato solo viverla.
da “il mio credo”

Pensare e Vivere
« la maggior parte degli uomini non vuol nuotare prima di saper nuotare. certo che non vogliono nuotare; sono nati per la terra, non per l’acqua. E naturalmente non vogliono pensare : infatti sono nati per la vita, non per il pensiero. Già, e chi pensa, chi concentra la vita nel pensiero può andare molto avanti, è vero ,ma ha scambiato la terra con l’acqua e a un certo momento affogherà. »

Obbedire al proprio
“Io ero un parto della natura lanciato verso l’ignoto,
forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla,
lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino
e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.”
Dal romanzo “Demian – storia della giovinezza di Emil Sinclair” di Hesse (1919)

Love Song

Vieni di nuovo tra queste braccia
E distendi il tuo corpo
Il ritmo di questo cuore tremante
sta battendo come un tamburo
Batte per te – Sanguina per te
Non sa qual è il suo suono
perché è il tamburo dei tamburi
E’ la canzone delle canzoni…

Una volta ho colto la rosa più rara
che si sia mai degnata di sbocciare.
Il crudele inverno ha gelato il bocciolo
e ha portato via il mio fiore troppo presto.
Oh solitudine – oh disperazione
nel cercare i limiti del tempo
perché non c’è nel mondo
un amore più grande del mio.
Amore, oh amore, oh amore…
Ancora scende la pioggia… (ancora scende la pioggia)
Amore, oh amore, oh, amore…
Ancora cala la notte…
Amore, oh amore, oh amore,…
Sii mio per sempre.… (sii mio per sempre)
Amore, oh amore, oh amore….
Permettimi di essere l’unica
che ti protegge dal freddo
Ora il pavimento del paradiso si trova
tra le stelle più brillanti
Brillano per te – brillano per te
Bruciano perché tutti le vedano
Vieni di nuovo tra queste braccia
e libera questo spirito…
Il sentiero è solo un sentiero by Carlos Castaneda
«Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall’ambizione.»
Carlos Castaneda (Carlos César Salvador Aranha Castañeda), nasce il 25 dicembre 1925 a Cajamarca in Perú.
Acquisisce la cittadinanza americana nel 1957, nel 1962 si laurea in Arte all’Università Californiana di Los Angeles e consegue un dottorato in Filosofia nel 1973.
Il suo primo libro Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza del 1968 (pubblicato anche con il titolo “A scuola dallo stregone”) descrive il suo percorso di iniziazione allo Sciamanesimo mesoamericano. Per molti si tratta “solamente” di un romanzo, altri sostengono essere autobiografico. Personalmente ritengo superfluo questo dato, e se avrete o avete avuto la compiacenza di leggere qualcuno dei sui 12 libri (che hanno venduto più di 8 milioni di copie in 17 lingue!) sono certa ne converrete.
| « Per me c’è solo il viaggio su di un cammino che abbia “un cuore”, qualsiasi strada che ha un “cuore”… Lì io cammino, e la sola sfida di valore per me è il percorrerla tutta. E lì io vado e ricorro, guardando e, osservando, rimirando senza fiato.. senza mai stancarmi » |
E’ una considerazione nota, di Castaneda, che compare proprio nella sua prima pubblicazione. E’ la comprensione del proprio, individuale, unico “sentiero” esistenziale che avviene grazie agli insegnamenti dello “stregone” Don Juan.
Nel 1971 -In “Una realtà separata”, il suo secondo libro, Castaneda racconta di come alcuni anni dopo, nel 1968, ritornò da don Juan per riprendere con nuova determinazione il processo iniziatico che aveva bruscamente interrotto. Lasciando cadere ogni difesa e abbandonandosi completamente a questa affascinante esperienza, apprende la fondamentale differenza tra ‘vedere’ e ‘guardare’: mentre ‘guardare’ si riferisce al modo consueto in cui siamo abituati a percepire la realtà, ‘vedere’ comporta un procedimento assai complesso in virtù del quale possiamo arrivare a conoscere l’essenza delle cose, entrando in contatto con l’energia che fluisce costantemente nell’universo.
L’anno successivo, nel 1972, Castaneda pubblica Viaggio a Ixtlan, raccontando la fine dell’apprendistato, a più di dieci anni dal primo incontro con il maestro. In questo libro si precisano e si sviluppano temi chiave come il ‘vedere’ dello sciamano, tanto più profondo del guardare quotidiano; o, condizione necessaria per vedere, la ‘capacità di fermare il mondo’, di interrompere, cioè, il flusso di immagine che costituisce la nostra ordinaria interpretazione delle cose; o, ancora, ‘il potere’ che consente all’iniziato di controllare il mondo nelle sue manifestazioni più profonde.
[CONTINUA LA RECENSIONE]
Carlos Castaneda, un Nagual.
[Segue da Il Sentiero è solo un sentiero by Carlos Castaneda]
Con L’Isola del Tonal (1975) leggiamo della “presa in giro” che gli stregoni hanno perpetrato ai “dann” di un etnologo serio, di formazione universitaria. Il libro narra le fasi conclusive dell’”imbroglio” e forma la sintesi dell’apprendistato.
Il sapere degli stregoni sembra essere qualcosa che si sperimenta più con il corpo che con la mente, o almeno che bisogna sperimentare con il corpo prima di conoscerlo con la mente. Le rivelazioni contenute in questo libro sono state accusate d’essere in tutto o in parte un falso. Ma anche in questo caso le pagine di Castaneda resterebbero affascinanti e non prive di interesse scientifico, quale testimonianza sconcertante della crisi delle scienze dell’Uomo, spia di caverne aperte sotto le sicurezze accademiche di informazione e di metodo.
Il Secondo Anello del Potere, del 1978, straordinario come tutti libri di Castaneda, offre qualcosa di più: la visione concreta di una dimensione oscura, al di là della ragione eppure reale, quella dell’esercizio pratico della magia nella vita quotidiana, dell’ascesa iniziatica verso la perfezione e la libertà.
«Don Juan era solito dire che al nocciolo del nostro essere c’è l’atto di percepire; e la magia del nostro essere è l’atto della consapevolezza. Per lui percezione e consapevolezza erano un tutto unico, inestricabile: una unità avente due versanti o dominii. Il primo era l’attenzione del Tonal; cioè la capacità della persona qualsiasi di percepire e di collocare la propria consapevolezza nel mondo consueto della vita quotidiana. Don Juan chiamava questa forma di attenzione il nostro “primo anello del potere”; e la definiva come la nostra capacità (terribile ma data per scontata) di mettere ordine fra le percezioni del nostro mondo quotidiano, ordinario.
Il secondo dominio (o seconda sfera) era l’attenzione del Nagual; cioè la capacità degli stregoni di collocare la loro consapevolezza in un mondo inconsueto. Lui chiamava questo campo di attenzione il “secondo anello del potere”, ovvero la portentosa capacità che tutti quanti abbiamo – ma che solo gli stregoni utilizzano – di mettere ordine nel mondo straordinario.»
Il Dono dell’Aquila (1981) è il primo libro di Castaneda che ho letto.
“La mia mente era in un particolare stato d’euforia. Incominciai a raccontare quello che avevo visto… giungere all’involucro luminoso… la totalità del nostro essere. Quello che sto per descrivere è un mondo estraneo al nostro; solo per questo sembra irreale.” E anch’io ricordo che, leggendo quasi “tutto d’un fiato”, rimasi a lungo in uno stato di stordimento: il racconto, le descrizioni, il contenuto stesso forse, mi colpirono profondamente, andando a risuonare con corde, oserei dire, dell’anima.
Il Fuoco dal Profondo (1984) :
«Don Juan disse che la sobrietà necessaria perché il Punto d’Unione possa allineare altri mondi è qualcosa che non si può improvvisare. La sobrietà deve maturare e tramutarsi in una forza in sé primache i guerrieri possano infrangere la barriera della percezione. (…) La posizione del Punto d’Unione è tutto, e il mondo che ci fa percepire, sia quel che sia, è così reale da non lasciar posto per null’altro che la realtà.
Don Juan mi aveva detto che, tecnicamente, non appena il Punto d’Unione si sposta, noi ci addormentiamo. Mi chiedevo, per esempio, se dal punto di vista di chi guardava, io sembrassi addormentato… Lo domandai a don Juan non appena ritornò.
[seguono le recensioni di 1987 - Il Potere del Silenzio - 1993 - L’arte di Sognare - 1997 - Tensegrità - 1997 - Il lato attivo dell’infinito - 1998 - La Ruota del Tempo]
Toccare il fondo per trasmutare in oro (Hermann Hesse)
In effetti, se si ritaglia nell’opera di Hesse il “sistema nietzschiano”, perfettamente visibile, come del resto quello dostoevskiano, goetiano, jeanpauliano, si constaterà che quell’ispirazione interviene sempre in passaggi decisivi: giacchè decisiva è la nozione che Hesse ha derivato Nietzsche del dolore quale esperienza non da schivare con gli accorgimenti della ragione, ma in cui immergersi fino a toccare il fondo, affinchè si compia la trasmutazione in oro (o in miele, secondo il giovannita Nietzsche) della nostra ferrigna e terrosa natura.
Però, al termine della Passione nietzschiana, per Hesse c’è il luminoso mattino che il pascaliano, barocco Jean Paul vede sorgere alla fine della sua notte di tenebre.
Hermann Hesse, “Il mio credo” Pag. 13
Morale e leggi naturali del piacere.
..
“La morale agisce come dovere.
Essa è incompatibile con il soddisfacimento naturale delle pulsioni.
L’autoregolamentazione segue le leggi naturali del piacere e non solo è compatibile con le pulsioni naturali, ma è anzi funzionalmente identica.
La regolazione morale crea una contraddizione psichica violenta e insolubile, quella tra natura e morale.
In tal modo essa aumenta la pulsione, che a sua volta richiede una maggior difesa morale. Essa esclude una circolazione organica del’energia nell’uomo.
L’autoregolamentazione sottrae l’energia a un desiderio in soddisfabile, trasferendola su altri oggetti o partner.
Essa si regge su un continuo alternarsi di tensione e distensione, e si colloca quindi nell’ambito di tutte le funzioni naturali.
La struttura determinata da una morale coercitiva esegue il lavoro sociale senza partecipazione interiore, sotto la pressione di un “dovere” ESTRANEO ALL’IO.
La struttura regolata sesso-economicamente esegue il lavoro in accordo con gli interessi sessuali che scaturiscono dal grande serbatoio dell’energia vitale.
La struttura morale verso l’esterno segue le rigide leggi del mondo morale, vi si adatta esteriormente e vi si ribella interiormente.
In tal modo essa si espone in altissimo grado alla dissociazione, a una dissociazione inconscia, coercitiva e pulsionale.
La struttua sana, determinata dall’autoregolamentazione, non si adatta alla parte irrazionale del mondo e afferma il proprio diritto naturale.
Al moralista nevrotico essa appare malata e dissociata, ma in realtà essa è incapace di compiere azioni dissociate. Essa sviluppa un’autocoscienza naturale, basata sulla potenza sessuale.
Normalmente la struttura morale è debole da un punto di vista genitale ed è quindi costretta a cercare compensazioni, cioè a sviluppare una coscienza di sé falsa e rigida.
Essa mal sopporta la felicità sessuale altrui, poiché essendo incapace di goderla, la sente come provocazione.”…
Wilhelm Reich, “La funzione dell’orgasmo”, pag. 193
Risultati Elezioni Europee: voglio essere ignorante…
Sì, voglio essere nella più totale ignoranza politica e usare solo il buon senso per analizzare, anzi diciamo pure guardare e comprendere (se possibile) i risultati di questa consultazione elettorale.
Così, per far smettere il noioso brusio che, di sottofondo e sempre uguale, si diffonde da ieri sera attraverso i mezzi di comunicazione.
Brusio, prodotto da un discorrere stucchevole, scontato e talmente banale oltre che davvero surreale in taluni casi, capace di dare un bel po’ di fastidio.
Come se le persone che ci rappresentano in questa democrazia si ostinassero a parlare una lingua antica, divenuta per via dei rapidi cambiamenti che il Mondo ha attuato e continua a subire, incomprensibile.
Come se io scrivessi in … latino, in greco, in aramaico.
Sarei compresa (ammesso che io ne avessi la dovuta proprietà) solo da coloro che conoscessero l’idioma. Per tutti gli altri, a forza di parlare, risulterei produrre solo un brusio, alla lunga appunto fastidioso.
Dal grafico a torta pubblicato sul sito www.elections2009-results.eu appare, semplice semplice, che (dati aggiornati alle tre di questa notte) il parlamento europeo designato dal popolo avrà su 267 poltrone i sederi dei democristiani, su 159 quelli dei socialisti.
A seguire, i fondoschiena che si accomoderanno più o meno saltuariamente saranno:
81 liberali, 51 verdi, 35 nazionalisti, 33 sinistra, 20 sederi nel gruppo Indipendenti Democratici (?) e, cosa per me interessante, 90 seggi A SEDERI NON BEN DEFINITI.
Cosa vuol dire? Credo significhi che ci saranno altri eletti che poseranno il proprio didietro su poltrone non troppo raggruppate, cioè che entreranno e siederanno in parlamento senza entrare in uno dei gruppi presenti.
CIOE’, il “gruppo” dei sederi senza gruppo sarà IL TERZO GRUPPO al Parlamento Europeo.
Altro dato che mi pare curioso, sempre nella stessa pagine, emerge dal grafico che rappresenta le variazioni percentuali dei gruppi parlamentari:
CALANO TUTTI, chi più (socialisti) e chi meno (democristiani) TRANNE DUE GRUPPI.
Ad aumentare, infatti, sono VERDI e ALTRI (quelli del terzo gruppo più grosso al parlamento).
Cosa significa? A me, personalmente e nell’ignoranza con la quale ho dichiarato aperto questo intervento, pare voglia dire che, oltre a vento di destra, soffia pure un vento di trasformazione.
Che i politici ALLA VECCHIA (maniera) hanno il dovere di cambiare musica. Hanno il dovere di TROVARE UN NUOVO E FUNZIONALE SISTEMA per svolgere il compito che gli elettori conferiscono.
Che non può più essere quello che ha retto, bene (per loro) o male (per noi), sino a ora.

Se poi guardiamo il grafico relativo al voto espresso dagli italiani, osserviamo ancora cose interessanti, che mi pare supportino la mia ipotesti (che parolona!).
PDL 34,7% LEGA N. 9,5% UDC 6,6%
PD 26,3% DIPIETRO 8%, COMUNISTI 3,3%, SINISTRA 3,2%, BONINO… 2,7%
e anche qui: ALTRI 3,6%!
Se fossi una che fa politica per professione (che parolona pure questa!) credo mi interrogherei seriamente (se nn lo avessi già fatto, che gli stimoli non mi pare stiano mancando, da qualche anno a questa parte) sulla necessità di RAPPRESENTARE la gente. Su come VIVE LA GENTE che, poi, è quella che PAGA LO STIPENDIO ai politici.
Attendo di conoscere i dati più dettagliati per sapere quanti seggi avrebbero avuto i politici della sinistra italiana SE AVESSERO COMINCIATO SERIAMENTE il processo di unificazione, proprio in nome del bisogno di rispondere alla GENTE!!!
Già così spero che i dirigenti di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Sinistra e Libertà si stiano convincendo che con il 6,5 (e forse qualcosina in più, per l’effetto di sicurezza che una seria intenzione a LAVORARE PER LA GENTE E PER IL PAESE avrebbe sortito sull’elettorato) si sarebbe potuto entrare a Bruxelles…
Parere di una ignorante e minimamente dotata di buon senso comune.
Molto comune
E INTANTO IL VENTO SOFFIA ANCORA…

Pedoni selvatici!

Pedoni indisciplinati + autisti distratti = STRAGE!
Questa mattina, in bici per il lungomare di Cesenatico, da Villamarina al porto canale, ho incontrato alcuni pedoni (congiunzione astrale?) dai comportamenti “strani”, che mi hanno fatto riflettere.
Il PRIMO CASO: due attempatissime e bondissime (!) signore, attraversare con grande flemma SULLE STRISCE pedonali, poi fermarsi a dialogare NEL CENTRO DELLA CARREGGIATA, in Viale Carducci, che alle nove del mattino, in luglio, pullula per la transumanza quotidiana al bagnasciuga
Il SECONDO CASO: una coppia di attempati signori, proprio in prossimità di una della tante rotonde (le strisce pedonali erano a pochi passi di distanza!) si accingono ad attraversare, con passo INDECISO, per via degli autoveicoli che sopraggiungono sulla strada, nella rotonda, in ogni direzione… Passando con la mia bici affianco alla “temeraria” signora le dico: “magari, sulle strisce, è più sicuro attraversare!”. Beh! Mentre continua a tentennare, ora in mezzo alla carreggiata, mi risponde: “a NO! DI QUESTI TEMPI le strisce pedonali NON SONO SICURE!”.
Il TERZO CASO: in procinto di attraversare la strada, sulle strisce zebrate, un’allegra famigliola si avanza, con passo deciso, senza guardare NE’ a DESTRA NE’ a SINISTRA!
Tanti altri casi, ciascuno di voi che legge, potrebbe testimoniare. La riflessione che mi ha stimolato la mattinata è questa: secondo l’ISTAT in strada “i pedoni costituiscono il 5,2% dei feriti, ma ben il 12,6% dei morti.”
Certo, automobilisti decerebrati, che non hanno minimamente senso di responsabilità, se non di amor proprio, che guidano senza vederci bene (sia per problemini alla vista che per ragioni di altezza, nulla che un paio di occhiali per la guida o un cuscino sotto al sedere non potrebbero risolvere!) riempiono le nostre strade. E poi, distrazione, imperizia, incertezza, maleducazione… NON capire che si è al comando di una cosa potenzialmente PERICOLOSA E MORTALE non può essere una giustificazione.
Ma pedoni FUORI DI TESTA, che si lanciano sulle zebre senza guardare, che ci si fermano a metà magari per allacciarsi le scarpe o rispondere al telefono. Che cambiano direzione all’improvviso, buttandosi in mezzo alla strada, che non controllano i bambini lasciandoli andare…
Siccome, da uno scontro TRA UN PEDONE E UN MEZZO (DALLA BICI ALL’AUTOBUS) a rimetterci è molto probabilmente il pedone, riporto – invitando comunque al buon senso e all’ascolto del senso di sopravvivenza (VIVIAMO IN UNA GIUNGLA D’ASFALTO, è BENE RICORDARLO!) l’articolo 190 del codice della strada, dedicato al comportamento dei pedoni stessi.

Art. 190. Comportamento dei pedoni.
1. I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione. Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l’obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulle carreggiate a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione. Da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere, ai pedoni che circolano sulla carreggiata di strade esterne ai centri abitati, prive di illuminazione pubblica, è fatto obbligo di marciare su unica fila.
2. I pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei sovrapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri.
3. È vietato ai pedoni attraversare diagonalmente le intersezioni; è inoltre vietato attraversare le piazze e i larghi al di fuori degli attraversamenti pedonali, qualora esistano, anche se sono a distanza superiore a quella indicata nel comma 2.
4. È vietato ai pedoni sostare o indugiare sulla carreggiata, salvo i casi di necessità; è, altresì, vietato, sostando in gruppo sui marciapiedi, sulle banchine o presso gli attraversamenti pedonali, causare intralcio al transito normale degli altri pedoni.
5. I pedoni che si accingono ad attraversare la carreggiata in zona sprovvista di attraversamenti pedonali devono dare la precedenza ai conducenti.
6. È vietato ai pedoni effettuare l’attraversamento stradale passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate.
7. Le macchine per uso di bambini o di persone invalide, anche se asservite da motore, con le limitazioni di cui all’articolo 46, possono circolare sulle parti della strada riservate ai pedoni.
8. La circolazione mediante tavole, pattini od altri acceleratori di andatura è vietata sulla carreggiata delle strade.
9. È vietato effettuare sulle carreggiate giochi, allenamenti e manifestazioni sportive non autorizzate. Sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavole, pattini od altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo per gli altri utenti.
10. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 20,77 a euro 85,26.
Per il resto, ripeto: SPIRITO DI CONSERVAZIONE E DI SOPRAVVIVENZA dovrebbero dare un aiuto!
E, un’ultima cosa: il fatto che nei TG di ogni rete e orientamento vengano riportate notizie di stragi sulle strisce, ricordatevi che 1) I TG non sono la realtà 2) siamo in estate, e c’è sempre poco da dire per riempire il palinsesto 3) ci sono molti motivi perchè non vogliano raccontarci cose che ci riguardano molto più da vicino…
Influenza “suina” e vaccino: la solita truffa.
Non sono stata la sola, immagino, che quando ai TG dell’orario di pranzo, qualche mese fa, hanno dato la notizia della PANDEMIA ha sgranato gli occhi: “ma dai!” Ho pensato. “Questi dei mass media sono veramente andati oltre la misura!” mi sono detta.
Certa, grazie ad alcune fonti serie alle quali attingo per passione e per professione (giornalista specializzata in salute e benessere naturale, più o meno
), che l’influenza in questione aveva connotati di influenza, che le morti causate in Messico erano da considerare inerenti a condizioni endemiche (miseria, scarsità di medicinali, condizioni fisiche di maggiorparte della popolazione non ottimali…).
Dal Messico, poi il Nuovo Continente… Ma torno alla mia considerazione: capisco la necessità di catturare l’attenzione di un pubblico sempre più CATATONICO.
E giù a gridare ALLARME, BOLLINO ROSSO, EMERGENZA.
Non vi pare che siano parole abusate ampiamente? Provate a cercare le parole “allarme” ed “emergenza” su GOOGLE! Io l’ho fatto, e vi assicuro che è un abuso vero e proprio! Tra fatti che sono del tutto normali, o comunque frutto di trascuratezza della gestione di qualcosa (ALLARME EMERGENZA SANGUE = non ci sono abbastanza donatori di sangue, ALLARME EMERGENZA SANITA’ SUD = il denaro destinato alle strutture sanitarie del sud del Paese continua a essere utilizzato per altro, che non per la sanità, EMERGENZA INCENDI = ogni anno in quelle zone dove l’urbanistica non è una certezza e una certa leggerezza nel trattare l’edilizia impera vengono incendiati DOLOSAMENTE ettari di terreno – agricolo, con vincoli paesaggistici ecc. – sul quale verranno edificati mq di cemento…)
Fattostà che, nel giro di pochi giorni, grazie alla paura diffusa anche dall’uso scriteriato e non pertinente di ALLARMI, EMERGENZE, PANDEMIE, CATASTROFI le farmacie hanno potuto vuotare i magazzini dagli ANTIVIRALI.
Per nulla utili nella cura dell’influenza, ma certamente di peso nei cassettoni porta farmaci! La seconda cosa che ho immediatamente pensato, all’udire della notizia della “pandemia” è stata: chi trarrà giovamento da questa psicosi collettiva che OVVIAMENTE E CERTAMENTE si diffonderà?
detesto avere ragione, ormai! Dopo qualche giorno inizia a girare la notizia che le “eroiche case farmaceutiche” avrebbero prodotto un salvifico vaccino che, da ottobre, sarebbe stato distribuito dalle farmacie!
TOMBOLA! Ecco dunque svelato AGLI OCCHI DI TUTTI e non solo di quei paranoici saputelli come me
l’affaire!
E che affaire! Con la gravissima complicità dell’Oms che in giugno ha elevato a 6 il grado di allerta, dichiarando così l’estensione geografica della malattia a livello pandemico.
Con l’assurda promessa di prepararlo in poche settimane. Quando, INVECE, un vaccino efficace per l’Uomo potrebbe richiedere almeno sei medi di lavoro per essere sviluppato e distrubuito, di almeno sei mesi. [fonte: www.medicinalive.com]
Quando scopriamo che qualche settimana fà il segretario del Ministero della Salute americano, Kathleen Sebellius, ha firmato un accordo con cui le case farmaceutiche produttrici del vaccino contro l’influenza suina godranno della totale impunibilità per gli eventuali danni ed effetti collaterali derivanti dall’uso del vaccino stesso. [fonte: www.francescoamato.com]
Un po’ stanchina, anche per un agosto bizzarro e poco godibile, lascio come d’abitudine ai chi legge l’onere di trarre le proprie, personali, conclusioni.
Aggiungo solo che attendo con tranquillità il momento in cui accadrà qualcosa che indurrà la massa catatonica a reagire. E spero che non sarà una reazione inconsulta…
Realismo non è avverso ai personaggi monopolizzati dalla religione.
Realismo può permettersi di condividere le cose condivisibili, a prescindere da quale divisa vesta chi le ha espresse. Anche se la fazione alla quale ha appartenuto Madre Teresa è spesso un reticolo di contraddizioni, interessi politici, controsensi giocati sulla pelle della povera gente. Anche se la divisa di Madre Teresa di Calcutta è a volta strumentalizzata da chi, nella strumentalizzazione, ottiene benefici personali.
Ma così è l’Uomo: capace di eroismi elevatissimi come di bassezze rivoltanti.
Per questo motivo posto, dopo averlo letto e ascoltato con attenzione e convinzione, questo brano attribuito a Madre Teresa di Calcutta.
Chi ha letto il mio reportage sull’orfanotrofio visitato in India ha visto quale ambiente difficoltoso sia, e come sia possibile che lì, come in organizzazioni quali l’Uniceff, possano insinuarsi inadempienze.
Ma, come dicevo, vorrei coniugare oggi il REALISMO con l’esortazione a vivere facendo IL MEGLIO DI SE’. Sempre, a qualunque costo.
Dai il meglio di te
L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico;
non importa, AMALO.
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici;
non importa, FA’ IL BENE.
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici;
non importa, REALIZZALI.
Il bene che fai verrà domani dimenticato;
non importa, FA’ IL BENE.
L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile;
non importa, SII FRANCO E ONESTO.
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo;
non importa, COSTRUISCI.
Se aiuti la gente, se ne risentirà;
non importa, AIUTALA.
Da’ al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a pedate;
non importa, DA’ IL MEGLIO DI TE.
Madre Teresa di Calcutta
Una volta, il mio prof. di Logica e Filosofia della Scienza, dissertando sull’etica, diede una definizione che mi parve estremamente coerente: l’azione Etica è quella compiuta perchè deve essere compiuta, non per ottenere un vantaggio.
Lo so, lo so
potremmo stare qui secoli a dissertare a nostra volta su cosa sia realmente un vantaggio, che anche la beneficienza viene compiuta per soddisfare un bisogno… Ma per oggi mi piace leggere, e rileggere, le frasi che ho riportato.
E cercare di farle mie. Al mio meglio!
Soldati, manovali, elettricisti, domestiche… INCIDENTI SUL LAVORO
Militari in territori pericolosi, manovali su impalcature non omologate, operai senza uscite di sicurezza: SCUSATE IL REALISMO ma non DOVREBBERO ESSERE UGUALI? Tranne, s’intende, per la paga ricevuta in cambio del rischio messo sul banco del mercato di vite.
700 euro al mese, 1200 euro + 150 euro in media in più al giorno per le missioni (che durano circa 6 mesi, dunque più di 30.000 euro in mezzo anno).
Missioni, quelle militari, che di partenza si conoscono come PERICOLOSE, cioè che INCLUDONO IL RISCHIO DI ESSERE COLPITI, OPPURE UCCISI. Rischio calcolato, anche perchè ci si va imbracciando armi.
Il manovale in nero, che viene prelevato lungo la strada, all’alba, dai luridi caporali NON FA STATISTICA perchè quando gli capita qualcosa viene facilmente fatto sparire.
Ma quegli operai, quei manovali, obbligati a non usare sistemi di sicurezza perchè rallentano la produttività o che non li utilizzano perchè ritenuti scomodi, pesante… Quelli che lavorano in ambienti pericolosi, dannosi, quelli che lavorano per 800 euro in ambienti privi di sistemi di sicurezza (parlo, per esempio degli idranti, delle uscite di sicurezza, delle porte tagliafuoco… vi viene in mente niente?).
Sono sempre dispiaciuta quando un essere umano muore.
Mi chiedo, anche, quali siano le ragioni che inducono a trattare la memoria dei morti diversamente quando, in realtà, non dovrebbe essere così.
Quindi mi sono interrogata sui “funerali di stato” del signor Bongiorno, e quelli pubblici di Teresa Strada…
Quindi mi perplimo leggendo la retorica di molti sui giovani soldati uccisi ieri in Afganistan, così come resto attonita davanti al silenzio sulle troppe morti dei lavoratori italiani nell’adempimento del proprio compito, per davvero pochi euro al mese.
Tutto qui: A CHI GIOVA LA RETORICA DEI NOSTRI TEMPI?
Credo valga la pena trovare una risposta, almeno per capire a chi state facendo il gioco.
Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.
Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio; e prendersi terre su terre,
da noi, è un vecchio sogno.
E lo spazio che s’è conquistato
è sui monti del Guadarrama.
E’ di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondità.
Bertolt Brecht
MORTI SUL LAVORO uno dei tanti “elenchi”…
Mio signore

“Dimmelo ancora,
e ancora.
E sempre.
Quello che hai da dire.
Tutto quello che vuoi.
Quello che immagini,
che non hai detto mai.
Chiedimi ancora,
e ancora,
e ancora…
Sino a che sarai pago, placato,
sazio, arrivato.
Sino a che ogni mia singola
corda avrà vibrato,
sino a che avrai fatto vibrare
ogni mia corda assieme.
Sino a che
solo
il battito dei nostri cuori
saprà rispondere.”
Realistica

AUGURI, ce n’è bisogno.
SAN SILVESTRO 2009: tra poche ore, oltre a tutto il resto (sì, insomma, al solito copione di capodanno: “la cravatta, quella che ho messo anche anno scorso tanto è di moda”, “le scarpe quelle rosse… no, scomode e col tacco troppo sottile, porteranno fortuna ma quest’anno non le metto”, “Zampone e lenticchie: l’anno passato mi sono rimaste sullo stomaco due giorni” ecc.), scatteranno gli aumenti di molte tariffe.
QUELLE tariffe che, a noi poveri mortali -vegeti per redditi medi – svuotano il portafoglio anche dalle tarme!
Se per esempio ci spostiamo con i mezzi pubblici (e se abbiamo la fortuna di vivere in luoghi serviti dai cosiddetti, perchè altrimenti ciccia!) un euro a corsa ci pesa, ma organizzandoci possiamo farlo rendere per quei 60 minuti che ci vengono concessi.
Se usiamo per lo più il treno, la situazione precipita perchè le tariffe del trasporto di Trenitalia sono aumentate in sordina! BOLOGNA-ROMA acquistato on line, quindi scontato del 5% sul costo alla oggi costa 58 euro sulla Freccia Rossa con 2 ore e 3 minuti, incontrociando le dita, naturalmente! Maggio scorso, EuroStar AV BOLOGNA-ROMA, sempre acquistato on line: 48 euro per 2 ore e 50 di viaggio preventivato. InterCity, Bologna-Roma, dicembre 2009, 45 euro per 2 ore e 50 di viaggio previsto. Con tutti i problemi che l’alta velocità ha causato ai treni PENDOLARI…
Ma se ci spostiamo in auto e magari siamo costretti a usare la “rete autostradale” del nostro Paese allora, DALLA MEZZANOTTE DI OGGI la buona notizia (si fa per dire) è che le tariffe autostradali AUMENTANO dal 2 al 4% (ma se vegetate sulla Torino Milano pare che gli aumenti arrivino fino al +16%). E siccome l’auto ha bisogno di carburante, sollazziamoci con la notizia che, mediamente, un pieno costa 11 euro in più rispetto al pieno dell’anno scorso. Quindi, il consuntivo per il 2009 per queste faccenduole che coinvolgono la maggior parte dei mortali occidentali, è stato stimato attorno a 600 euro in più per gli aumenti, a famiglia.
Per fortuna (sempre per dire, si fa sempre per dire!) le tasse sono aumentate per la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti (sì, insomma, sempre noi, quelli che vegetano come possono ma sempre per bene, rispettando anche “obtorto collo” le leggi, le regole e gli obblighi civili) portando tra i 600 e 2000 euro in meno, per quest’anno che va chiudendosi, nei loro bilanci FAMILIARI.
Cambiando punto d’osservazione, ma rimanendo nel tema SAN SILVESTRO, pare che a ieri siano stati gia’ sequestrati 140 mila chili di fuochi d’arficio illegali.
Botti, petardi (personalmente, banali e fastidiose rotture di p… timpani!) e amene scariche di armi da fuoco. Scommettiamo che domani, oltre al Concerto e alla Messa, nei tg ci sarà il bollettino di guerra di amputati e sbruciacchiati?!
Ma non rattristiamoci!!! Domani, oltre a essere VENERDI’ sarà anche il primo giorno del nuovo anno! E se, nell’anno che va a terminare, la vendita di AUTO DI LUSSO è aumentata del 30%, vuol dire che, almeno, qualcuno in più che se la spassa c’è!
O NO?!!! :-/
Regole, Costituzione: per sfuggire alla responsabilità rinunciamo a scegliere.
Cesenatico, ore 21, sala conferenze del Palazzo del turismo.
Gherardo Colombo, l’ex magistrato di “Mani pulite”, del “Lodo Mondadori”, dell’inchiesta sulla P2.
Il sindaco, l’assessore e una maestra in pensione in rappresentanza del circolo del quartiere Madonnina di Cesenatico (circolo che ha organizzato già da tempo incontri per approfondire la conoscenza della costituzione e che ha portato il dottor Colombo qui questa sera). La sala è piena, e con puntualità inizia l’incontro con questo uomo.
Un uomo di poco più di sessant’anni, uomo interessante e piacente anche da un punto di vista superficiale, ma soprattutto uomo di spessore, quello spessore umano che si percepisce da una persona che sa di che cosa parla e che è mossa dalla passione per ciò che fa.
Molto disinvolto prende il microfono alzandosi da dietro il banco degli oratori e comincia a camminare “Oramai mi sono abituato a camminare mentre parlo. In questo modo si eliminano le distanze tra chi parla e chi ascolta, incontro spesso scolari alunni e così mi pare di arrivare più vicino” ci dice.
Gherardo Colombo ha lasciato la magistratura da pochi anni e la curiosità dei presenti, oltre per l’argomento principale dell’incontro – cioè quello dell’importanza delle regole – porta a a chiedergli le ragioni, anzi induce lo stesso Colombo a raccontarci perché non è rimasto, per gli anni che ancora gli erano consentiti, a fare il magistrato. E lo fa con una grande capacità comunicativa, la stessa che emerge durante tutte le 2 ore dell’incontro, usando ho la narrazione e la metafora per farci capire.
E raccontandoci la metafora dell’idraulico ci spiega come, a un certo punto della sua carriera di magistrato, si sia sentito come quell’idraulico che, chiamato in pronto intervento da un cliente che alzatosi dal letto alla mattina non ha potuto farsi il caffè perchè dal rubinetto della cucina l’acqua non usciva, dopo avere trascorso molte molte ore a cercare di aggiustare quel rubinetto senza risultato ha pensato di andare a cercare a monte, altrove, le possibili cause di quel guasto.
E così cercando, finisce in cantina, a lavorare attorno alla saracinesca dell’acqua dell’intero condominio. E dopo aver lavorato ancora a lungo quella saracinesca, torna nell’appartamento del cliente, prova per vedere se l’acqua ora esce da quel rubinetto. E l’acqua esce.
Ci specifica, in completamento alla metafora, che lui a un certo punto della sua carriera si è sentito come quell’idraulico che continuava a lavorare attorno a un rubinetto che non poteva aggiustare. E che ha scelto di lavorare alla saracinesca dell’intero condominio cioè di cercare di cambiare il rapporto dei cittadini con le regole.
Sì perché, ci chiede Colombo: “Pensate che sia applicando il controllo che si possa ottenere la legalità e la giustizia?”
No, non pensiamo o, almeno, io e molti altri non lo pensiamo di certo.
Lo puntualizzo perché non si sa mai con chi si ha a che fare.
Perché dalle piccole cose quotidiane possiamo capire quale sia il nostro rapporto con le regole. E a questo punto Colombo ci ” umilia ” leggendoci poco più di una pagina del suo libro “Sulle regole“. Si tratta di un elenco scritto e letto con tono “ironico”, ma non troppo, di tutte quelle “piccole” infrazioni alle regole di comune convivenza civile (e leggi) che tutti i giorni, ciascuno di noi, piaccia o meno sentirselo dire, commettiamo.
Dal posteggiare in seconda fila o in divieto di sosta, da non farsi rilasciare una fattura per avere uno sconto, a non pagare un biglietto del treno o dell’autobus. L’ex magistrato sostiene che cambiare la percezione delle regole è importante e deve capitare PRIMA dell’applicazione del controllo.
E introduce l’argomento Costituzione: la Costituzione Italiana, promulgata nel 1947, é la legge fondante dello Stato italiano, il “contenuto” delle “regole” (le leggi) e dice, in primo luogo, che ciascuno di noi è importante (art. 2: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”.
Affinché cambi la percezione delle regole occorrere che ciascuno sappia, abbia consapevolezza e sicurezza, di essere al CENTRO come persona.
Colombo ci disegna per aria un triangolo il cui vertice è la persona e sulla cui base stanno, da un lato, i DIRITTI e, dall’altro, le PARI OPPORTUNITA’ ovvero l’uguaglianza DI TUTTI di fronte alla Legge.
E aggiunge che non è un caso se, poco meno di un anno dopo la promulgazione della costituzione italiana, venne promulgata anche la Dichiarazione Universale dei diritti umani. LA PERSONA (non gli interessi di qualcuno, le idee di qualcuno ecc.) è, deve essere, al centro. Nel corso della storia umana il potere è sempre stato gestito in maniera piramidale cioè più potere a pochi, e meno ai più. Dalla base, la più estesa, spesso priva di ogni diritto fino al vertice, con il potere assoluto nelle mani di una sola persona.
E nel corso della storia quello che in un passato sarebbe apparso totalmente impossibile, folle, assurdo, poi si è realizzato (munifico di esempi e narrazioni ci conduce a riflettere su questo fatto, assolutamente realistico, concreto).
A questo punto della conversazione con Gherardo Colombo non poteva mancare qualcuno che pronunciasse la solita frase: “Ma se lo Stato non c’è?”.
M’è parso di scorgere un cenno di sorriso, non vorrei dire di ghigno, sul volto del nostro relatore. Come se stesse pensando: “Eccoci! E’ qui che vi stavo aspettando.(e te pareva!)”.
Infatti la domanda che immediatamente ci pone è: “Che cos’è lo Stato, secondo voi?”.
Dal fondo della sala una flebile voce, sul silenzio meditabondo che si stava instaurando, sussurra: “lo Stato siamo noi”.
Colombo sorride paterno (deve essere mosso da una grande passione per incontrare ogni anno almeno 3 milioni di persone, accorgendosi ogni volta di quanto queste persone siano fragili, condizionabili, stanche e anche un po’ in soggezione davanti a lui). E, con soddisfazione ripete: “<Non c’è lo Stato> non esiste!!! Esistono i cittadini che non si preoccupano di rispettare le regole”.
E, continua “a volte ho l’impressione che siamo tutti un po’ rimasti adolescenti. Dove lo Stato è la mamma e il cittadino l’adolescente”.
Ci lancia fendenti mica da ridere, con la responsabilità “del buon padre di famiglia”.
Personalmente, in questo momento storico, sto vivendo con grande stanchezza il mio voler essere cittadina, madre, donna, coerente e convinta sostenitrice delle regole. Ci credo, non solo perché da un punto di vista psicologico e pedagogico, le regole rappresentano lo strumento fondamentale per stabilire lo spazio entro il quale esprimersi creativamente, ma anche perché ho la convinzione da sempre, per educazione ricevuta e per indole, che sia l’insieme delle gocce a costituire l’oceano!
Mi sono trattenuta, durante l’inizio di questo incontro, dal fare una domanda al magistrato, al conoscitore di regole, di leggi, di comportamenti umani, agganciandomi al tema “evasione fiscale” da lui sornionamente toccato, perché sarei sicuramente scivolata in una vena polemica non funzionale al mio bisogno di ottenere una precisa
risposta.
Sì, vena polemica, perché parlare di evasione fiscale in un paese come Cesenatico, che registra redditi denunciati molto bassi tra i suoi residenti, nonostante l’attività turistica rappresenti una fonte di arricchimento enorme per tutti coloro che vi partecipano.
Un paese dove pare che gli evasori non solo si sospettino, ma siano volti noti. Che non si preoccupino di sfoggiare un tenore di vita assolutamente inspiegabile e incompatibile con i redditi dichiarati.
Ma, a questo punto dell’esposizione, sfiancata dal quotidiano ascolto di notizie insopportabili per chi ama la giustizia, per chi insegue e sostiene la fondamentale importanza di pari opportunità tra generi umani, mi rivolgo spontaneamente a Colombo e gli chiedo: “che fare?”
Confessandogli che ho quasi del tutto esaurito le idee per proseguire e perseguire coerentemente le mie idee di civiltà, di uguaglianza, di giustizia.
Lui tenta di beccarmi in fallo, chiedendomi di rimando quale sia la mia attuale strategia. Io gli rispondo che ascolto, aspettando di cogliere qualche nuova idea. Ma subito aggiungo che nel frattempo continuo a mettere in atto i comportamenti che ritengo rispondano al bisogno di coerenza e di giustizia.
Poi mi chiede, e chiedendomelo mi risponde:
“Lei ricorda il 1992?
(certo che me lo ricordo! Lavoravo ancora in televisione, responsabile della segreteria di redazione, seguivo l’informazione anche sotto il profilo professionale oltre che personale). Si ricorda quale fu la reazione della gente? L’indignazione. Un’indignazione così forte da far credere che la mafia sarebbe stata sconfitta.
Ma poi la mafia è stata sconfitta? No! Perchè? Cosa è successo?
LA GENTE SI E’ STANCATA D’INDIGNARSI.”
La sua risposta mi è chiara, è la stessa che mi dò io ogni volta che mi accorgo stanca, nel mostrare i miei figli quali siano i comportamenti da tenere, nello spiegargli le ragioni di ciò, nonostante quello che vedano attorno spesso sia molto diverso da ciò che discutiamo. Nell’affrontare civilmente il vicino di casa quando si comporta in maniera lesiva dei miei più elementari diritti (di proprietà, di tranquillità ecc.)
Colombo continua. Rendersi conto dei propri limiti. Le cose non cambiano improvvisamente. Ma certamente piu’ impegno ci mettiamo e meno tempo ci vuole. Ma certamente ci vuole impegno costante per ottenere risultati.
Nella storia ciò è dimostrato; progressivamente giorno per giorno è cambiato il modo di pensare (la tortura, la schiavitù, le macroscopiche discriminazioni alle donne, ad un certo punto i tempi sono stati maturi affinché potessero cambiare in meglio le cose).
“Come cambia il pensiero?” ci chiede ancora Colombo.
E subito risponde: “Il pensiero cambia pensando, confrontando.
Qual è la differenza che contraddistingue la libertà dalla non libertà, che cosa fa la differenza tra essere libero e non esserlo?”
Su questo siamo maggiormente preparati, perché da più parti della platea si alza una sola parola: “Scegliere!”
“Sì, scegliere.” Continua Colombo.
“La libertà” ci dice, “piace a tutti. La libertà si esercita scegliendo, la scelta implica responsabilità. Ma la responsabilità piace assai meno.
È così che, per sfuggire alla responsabilità, rinunciamo a scegliere e, dunque, rinunciamo alla libertà.”
Tutta la serata è improntata (dall’ex magistrato di mani pulite, lodo Mondadori, P2 e di tanti altri processi interessanti sotto l’aspetto della ricerca e dell’applicazione della giustizia) sull’importanza FONDANTE della responsabilità individuale. Nel corso delle due ore nelle quali lo abbiamo ascoltato, ha anche buttato là una piccola domanda, che non ha avuto seguito nella discussione, ma che TUTTI abbiamo udito:
“Voi avete un’idea quanto contate?”
E così, rinfrancata dalla risposta di Gherardo Colombo ai miei attuali tormenti esisteziali, me ne torno a casa determinata a procurarmi la Costituzione Italiana, leggerla integralmente e contribuire, nei modi che mi sono più congeniali, a diffonderne la conoscenza.
Perchè, tra le altre cose, ci siamo ritrovati tutti molto ignoranti, ieri sera, anche di fronte alla domanda:
“Avete letto la Costituzione?” e, davanti al nostro mugugnare imbarazzato (quasi più imbarazzato dell’imbarazzo delle persone che si sono sentite tirate in ballo quando ha parlato di evasione e di come, cittadini tra i cittadini, gli evasori non dovrebbero avere diritto neppure a camminare per strada, visto che i marciapiedi sono costruiti con i soldi che CHI NON EVADE HA PAGATO ALLA COLLETTIVITA’) il Dottor Colombo ha seraficamente affermato: “Io credo si debba parlare di ciò che si conosce.”
Parole sante, caro Gherardo. Parole sante.
Mi sento di dover rimediare.
Morire in nero o guadagnare svendendo Dio?
Lutto. Stamane il mio cuore, sensibile e civico muscolo che mi batte in petto, deve elaborare più di un lutto.
E’ stanco, forse.
E forse per questa stanchezza vede le cose più nere. O, addirittura, vede solo quelle più grevi.
Ma non può battere lieve pensando che ancora delle persone, ancora delle donne, ancora delle sfruttate sono morte sotto le macerie di una palazzina fatiscente.
Come tante, tante, tante, troppe altre persone prima di loro. Donne che oltre che occuparsi di fare la spesa, far da mangiare, lavare, stirare, pulire, accudire, gestire i due soldi guadagnati dal marito, gestire le relazione familiari, gestire le emozioni dei più giovani, gestire le limitazioni dei più vecchi… per meno di 4 euro all’ora, senza assicurazioni nè garanzie nè assistenza sanitaria nè sicurezza, barattavano quello che restava del proprio tempo.
E neppure può, il mio civico e sensibile cuore, battere lieve se scopre che l’”insegnate” di religione alle scuole elementari (statali) è la stessa che impartisce la dottrina dal prete. E se sa pure che la medesima “insegnante” ha parlato con alcuni genitori, che si avvalgono della possibilità (stabilita persino per legge!) di non far frequentare le DUE ore di religione ai propri figli, tentando di convincerli a far frequentare le ore a scuole paventando problematiche di diseguaglianza. Specialmente quando, contravvenendo alle disposizioni delle stessa medesima legge, la scuola non organizza le attività alternative che deve organizzare per far lezione ai bambini che NON HANNO interesse a sentirsi dire che Dio ha creato il mondo, che esiste un unico e solo Dio e che è quello dei cristiani.
E’ a lutto, il mio sensibile e civico cuore, questa mattina. Perchè le crepe del palazzo crollato a Barletta potrebbero essere come quelle che si vedono nell’aula di “informatica” del liceo locale.
E in quell’aula siedono ragazzi e ragazze che meritano di più.
Più di crepe nel muro, che anche se non sono il segno di gravi lesioni strutturali (ma è così?), stanno lì e a forza di vederle magari ci hanno pure fatto l’abitudine.
In quell’aula siedono ragazzi e ragazzi che conosce, che ama.
E’ a lutto, il mio sensibile e civico cuore.
E dopo il lutto dovrà considerare seriamente il fatto di non voler più essere civico.
Dopo il lutto dovrà decidere se vale davvero la pena rispettare tutto e tutti, o se è arrivato il momento di rispettare solo chi dà segni di vita e di raziocinio!
















